Rifiuti speciali: una miniera di possibilità

Sono oggi il quadruplo rispetto a quelli urbani. Saperli gestire, a partire da quelli “pericolosi”, è fondamentale per prevenire danni ambientali. E il recupero di materia è un passaggio chiave Speciale EcoForum 2019

Rifiuti elettrici ed elettronici

di Tino Colacillo

Derivano da attività industriali, commerciali e artigianali. Dall’edilizia, dal trattamento dei rifiuti, dalla depurazione delle acque e dalle strutture sanitarie. Il 92,8% è classificato “non pericoloso”. A preoccupare è il restante 7,2%, quello “pericoloso”. Si tratta dei rifiuti speciali, la cui quantità nel 2016 è stata quattro volte superiore a quella dei rifiuti urbani. La loro corretta gestione è fondamentale per evitare danni ambientali, mentre il recupero di materia è un tassello decisivo nell’economia circolare.

Economia circolare

«Con un tasso del 65%, il nostro è fra i Paesi europei che ricicla più rifiuti speciali – spiega Duccio Bianchi, ricercatore di Ambiente Italia, istituto di ricerca e consulenza ambientale – L’Italia utilizza molta materia prima seconda e insieme alla Spagna ne è uno dei maggiori importatori». Ma i margini per migliorare questi risultati sono ancora molti consistenti. «Bisogna lavorare su tre fronti – precisa Bianchi – Si deve aumentare la quantità e la qualità della raccolta interna, perché l’indifferenziato è ancora un’importante “miniera urbana”. In secondo luogo bisogna migliorare il riciclo nell’edilizia e costruire nuove filiere, ad esempio nel settore dei mobili, dell’arredo e dei materassi usati. È infine necessario allargare la responsabilità estesa del produttore, perché la tecnologia permette di riciclare materiali compositi».
Se la tecnologia aiuta l’economia circolare, i ritardi normativi e la carenza di impianti sono un ostacolo non indifferente. «La mancata attuazione delle norme sull’end of waste sta creando molti problemi – spiega Stefano Vaccari, responsabile relazioni esterne e sviluppo di Unieco holding ambiente – Molte aziende oggi non sanno se considerare il materiale trattato come materia prima seconda o come rifiuto. A questo si aggiunge una carenza di impianti, contro i quali spesso c’è un’opposizione acritica malgrado il rispetto delle norme ambientali». Quello dell’amianto è uno dei settori più in difficoltà perché gli impianti e le discariche sono soltanto dodici in tutta Italia. Il più grande di questi è gestito da Barricalla spa a Collegno, in provincia di Torino, che oltre all’amianto tratta anche altri rifiuti speciali. «Il collocamento in discarica è l’ultimo anello della catena dell’economia circolare, ma anche le discariche possono rientrare in un percorso più ampio di economia circolare – puntualizza Alessandro Battaglino, presidente di Barricalla – Su due lotti già esauriti abbiamo installato un impianto fotovoltaico, al quale se ne aggiungerà un altro. Stiamo inoltre sperimentando sistemi di controllo innovativi. Oltre ai mezzi previsti dalla legge, utilizziamo anche le api e ad oggi nel miele prodotto sono stati rilevati gli stessi inquinanti di altre zone, segno che l’impianto funziona ed è sicuro. Tutto questo significa, poi, lavoro qualificato e arricchimento professionale sul territorio». Anche i rifiuti speciali, insomma, hanno ancora qualcosa da dare. Se ben gestiti, si intende.

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