Da rifiuti pericolosi a cemento, Enel sotto accusa

Sigilli alla centrale di Cerano e allo stabilimento Cementir di Taranto. Ma anche ad alcuni compendi aziendali Ilva. Sequestrati alla società 523 milioni come ingiusto profitto. Il materiale prodotto era inquinante e poco resistente

 

 

 

 

 

I militari della Guardia di finanza di Taranto hanno eseguito il sequestro preventivo, con facoltà d’uso e l’obbligo di seguire prescrizioni, della centrale Enel “Federico II” di Cerano, a Brindisi, nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Lecce su un presunto traffico illecito di rifiuti. L’inchiesta è diretta dal sostituto procuratore Alessio Coccioli. Nel provvedimento sarebbe contestata la qualità del tipo di ceneri arrivate alla Cementir di Taranto per produrre cemento, risultate non in linea con le norme di legge perché contenenti ammoniaca, nichel, vanadio e mercurio.

Un rischio non solo per l’ambiente, perché la presenza di “sostanze alcaline come l’azoto ammoniacale”, a parere degli inquirenti, influisce su qualità e composizione del prodotto finale, privando il cemento ottenuto in questa maniera di alcune caratteristiche essenziali alle sue funzioni quando impiegato in campo civile e industriale. In particolare, “lo ione ammonio può essere alla base del processo di decalcificazione del calcestruzzo che inficia le proprietà leganti del più utilizzato materiale di costruzione”. Insomma, un materiale decisamente meno resistente: quelle ceneri andavano smaltite, non impiegate nella produzione.

Oltre all’impianto della multinazionale di Cerano, le Fiamme gialle hanno sottoposto a sequestro per traffico di rifiuti anche lo stabilimento di Taranto “Cementir Italia spa” e i parchi “loppa d’altoforno, nastri trasportatori e tramogge” di quest’ultima fabbrica e del siderurgico Ilva di Taranto. Per tutti i siti è stata disposta dalla magistratura la facoltà d’uso provvisoria per un termine non superiore ai sessanta giorni. Nell’inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti che coinvolge Enel, Cementir e Ilva di Taranto, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Taranto stanno eseguendo nei confronti di Enel produzione spa un sequestro per equivalente dell’ingiusto profitto che la società avrebbe ricavato, pari a poco più di 523 milioni di euro, nel periodo che va dal settembre 2011 a settembre 2016. Gli indagati, tutti facenti parte delle tre società, sono 31. Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzate.