Rifiuti, in Italia la raccolta differenziata sale al 55,5%

Lo rileva l’Istat su dati riferiti al 2017. Famiglie italiane sempre più virtuose: l’87,1% effettua differenzia con regolarità la plastica, l’86,6% la carta e l’85,9% il vetro / End of waste: appello delle imprese per sbloccare il riciclo dei rifiuti

 

raccolta differenziata

L’Istat ha diffuso oggi i dati aggiornati sull’andamento della raccolta differenziata di rifiuti in Italia. Nel 2017 la quota della raccolta differenziata è stata in crescita di 3 punti rispetto al 2016 raggiungendo così il 55,5%. La quantità raccolta di rifiuti urbani è stati pari a 488,7 chili per abitante, in diminuzione dell’1,6%. L’87,1% delle famiglie ha effettuato con regolarità la raccolta differenziata della plastica (39,7% nel 1998), il 71,3% dell’alluminio (27,8%), l’86,6% della carta (46,9%) e l’85,9% del vetro (52,6%).

Resta elevata, e in linea con l’anno precedente, la quota di famiglie che reputano elevato il costo dei rifiuti (68,2%) mentre il 28,2% lo definisce adeguato e solo lo 0,7% lo valuta basso. Il costo del servizio è giudicato meno soddisfacente nelle aree dove non c’è ancora una diffusione ottimale dei vari servizi di raccolta differenziata dei rifiuti. Le famiglie residenti nelle Isole sono le più insoddisfatte (il 79,4% reputa il costo elevato), quelle del Nord-ovest le meno critiche (costo elevato per il 58,9%).

Le differenze tra regioni

I maggiori quantitativi di rifiuti urbani pro capite sono prodotti nel Nord-est (541,5 kg per abitante) e nel Centro (537,7). Minore è la produzione di rifiuti nel Nord-ovest (475,3 kg per abitante), nelle Isole (451,6) e nel Sud (435,7). Pur mostrando il più alto livello di rifiuti urbani prodotti, il Nord-est raggiunge la percentuale maggiore di raccolta differenziata, pari al 68,3% (rispettando l’obiettivo del 65% previsto dalla normativa)3, in aumento di 1,6 punti percentuali rispetto al 2016.

Nel Nord-ovest il livello di raccolta differenziata risulta inferiore (64,5%), ma aumenta di 2,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente ed è prossimo al raggiungimento dell’obiettivo del 65%. Molto al di sotto, invece, risultano il Centro, il Sud e le Isole (51,8%, 47,0% e 31,6%), anche se in crescita rispetto al 2016 (+3,2, +3,7 e +5,5 punti).

Nell’Italia insulare si evidenzia la bassa performance della Sicilia (21,7%), nonostante l’aumento di 6,3 punti percentuali sul 2016 mentre in Sardegna si raggiunge il 63,1% di raccolta differenziata. Come emerge dal confronto tra il livello di produzione dei rifiuti e la percentuale di raccolta differenziata, non sempre a livelli elevati del primo corrispondono le quote maggiori della seconda e viceversa.

Le regioni con maggiore produzione di rifiuti urbani sono l’Emilia-Romagna (642,2 kg per abitante) e la Toscana (600,0), ma la prima li raccoglie in modo differenziato per il 63,8;%, segue distanziata la seconda con il 53,9%. Molise e Basilicata registrano invece i livelli più bassi (rispettivamente 377,0 e 345,2 kg per abitante) a cui corrispondono quote altrettanto basse di raccolta differenziata (30,7% e 45,3%). La produzione di rifiuti urbani aumenta a Bolzano e in Valle D’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Piemonte.

La raccolta differenziata dei rifiuti urbani risulta in crescita in tutte le regioni, fatta eccezione per il Friuli-Venezia Giulia (-1,6 punti percentuali) che, tuttavia, ha superato l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata raggiungendo livelli di produzione totale dei rifiuti urbani inferiori o prossimi alla media Italia. Al primo posto figura la provincia autonoma di Trento, con 74,6% di raccolta differenziata; al secondo posto si posiziona il Veneto, con il 73,6%. A seguire la Lombardia (69,6%), la provincia autonoma di Bolzano (68,5%) il Friuli-Venezia Giulia (65,5%).

Le regioni con percentuali più basse sia di rifiuti differenziati sia di famiglie che dichiarano di differenziare sono la Sicilia e il Molise. Quest’ultimo produce una bassa quantità di rifiuti pro-capite. Tra le regioni più grandi, il Lazio ha la più alta quota di famiglie che dichiarano di differenziare sempre; ciononostante la quota di rifiuti differenziati è bassa a fronte di un’alta quantità di quelli raccolti. La Sardegna è invece una regione virtuosa: a fronte di una bassa produzione di rifiuti urbani presenta quote molto elevate di rifiuti differenziati e di famiglie che differenziano.

La situazioni nei grandi Comuni

Nei Comuni centro di area metropolitana e in quelli delle rispettive periferie i rifiuti urbani prodotti ammontano rispettivamente a 555,8 e 447,4 kg per abitante e la raccolta differenziata raggiunge il 40,9 e il 62,2%. Al crescere della popolazione residente si hanno quote più alte di rifiuti urbani per abitante e percentuali più basse di raccolta differenziata. Infatti, fuori delle aree metropolitane, nei comuni fino a 10mila abitanti si producono 443,5 kg di rifiuti urbani per abitante, con il 61,6% di differenziata. Nei Comuni di media dimensione (da 10.001 a 50.000 abitanti) i due indicatori sono pari rispettivamente a 490,1 kg per abitante e 58,8%. Infine, in quelli di grandi dimensioni (da 50.001 abitanti e più) i rifiuti urbani raggiungono 532,8 kg per abitante mentre la raccolta differenziata si attesta al 51,7%.

Obiettivi per il 2020

Entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani di carta, metallo, plastica e vetro dovrà raggiungere almeno il 50% in termini di peso. In base ai recenti dati Eurostat sul riciclaggio dei rifiuti urbani, la quota dell’Italia è pari al 47,7% nel 2017, 1,8 punti percentuali in più rispetto al 2016. Il Belpaese si colloca così all’ottavo posto della graduatoria decrescente di rifiuti urbani riciclati nei 28 Paesi membri.

1 COMMENT

  1. A proposito di raccolta dei rifiuti, un ricordo che risale a fine 1945 od inizio 1946 ma che sembra provenire dalla preistoria. Allora buttavamo i rifiuti alla rinfusa nella canaletta della casa; i rifiuti si accumulavano in un locale della cantina. Gli addetti della Nettezza Urbana arrivavano con pale ed una sorta di gerla che riempivano con le immondizie che trasportavano ai camion per la raccolta. Questi erano provvisti di cassoni che venivano chiusi da coperchi pieghevoli. Non ricordo fino a quando questo sistema è rimasto in funzione.
    Giuseppe Queirolo, classe 1940.