L’Aquila dieci anni dopo, come portare a termine la ricostruzione

Per il decimo anniversario del terremoto Legambiente e Fillea Cgil chiedono al governo di dare priorità a “un’idea di sviluppo coerente con i nuovi processi ambientali” ICONA recensioni L’Aquila aspetta ICONA recensioni Il rischio di un’emorragia demografica ICONA recensioni L’appello dei geologici: “di terremoto in Italia si continua a morire”

L'Aquila, cantieri aperti

Alla vigilia del decimo anniversario del terremoto che ha devastato L’Aquila il 6 aprile del 2009, Legambiente e Fillea Cgil intervengono sul cruciale tema della ricostruzione in Italia. Una presa di posizione attesa, considerato che le due realtà da sempre sono impegnate in prima linea su questo fronte, anche con un Osservatorio congiunto per la ricostruzione di qualità nelle aree del Cratere 2016.

“Nelle parole del pubblico ministero Fabio Picuti, a dieci anni dal terremoto de L’Aquila, vi è una grande verità che condividiamo: dal terremoto abbiamo capito che non è lui a causare vittime – dichiarano in una nota Legambiente Nazionale e Fillea Cgil -. Le vittime sono causate da coloro che costruiscono gli edifici o li progettano, senza rispettare le regole. È questa l’origine della tragedia”. 

“La ricostruzione è sempre un processo complesso dove occorre tenere insieme la massima velocità possibile nella riedificazione tanto dei poli pubblici che delle residenze private, un’idea di sviluppo coerente con i nuovi processi ambientali, economici, sociali e demografici che attragga investimenti, legalità e rispetto delle principali norme paesaggistiche, urbanistiche e, ovviamente, del lavoro e della sicurezza. E per fare tutto ciò – continuano Legambiente e Fillea Cgil –  servono stazioni appaltanti qualificate, con dimensioni, professionalità e competenze all’altezza delle complessità, serve un sistema efficiente e pro attivo anche nelle erogazioni e contributi, un controllo permanente del territorio, partecipazione popolare”.

“Non servono né sceriffi né ulteriori deregolamentazioni e condoni o, peggio, accarezzare il pelo a chi vede nel rispetto delle norme solo lacci e lacciuoli – conclude la nota -. Abbiamo già visto cosa hanno procurato i vari ‘Sbloccacantieri’ ispirati dal partito del cemento o degli speculatori”.