venerdì, Ottobre 23, 2020

Ecco i responsabili dell’incendio in Portogallo

depositphotos_27952173-stock-photo-huge-forest-fire-threatens-national

Le fiamme avvolgono la Região do Centro. Il cielo è nero sopra Coimbra, ma queste nubi non portano pioggia. Sono il risultato di un incendio scoppiato nel primo pomeriggio di sabato, nella località di Escalos Fundeiros, estesosi per due giorni nella regione centrale del Portogallo e ancora attivo su quattro fronti, nonostante la pioggia notturna. Si tratta del più mortale incendio della storia portoghese, che ha provocato finora 62 vittime, altrettanti feriti e centinaia di sfollati. Come accade anche per gli incendi italiani, le prime spiegazioni sono state cercate nell’ondata di caldo, nel clima mediterraneo, o in un “temporale secco” che avrebbe fulminato gli alberi in assenza di pioggia. Ma sia nelle strade che nei social si sono diffuse in fretta interpretazioni più complete, che attribuiscono responsabilità ben precise ai gestori delle aree forestali. Il termine “foresta” sembra riferisti a qualcosa di antico e incontaminato, ma nel caso portoghese (comune a tante parti del mondo) si tratta piuttosto di silvicoltura e di sistemi agro-forestali, cioè della produzione di alberi su larga scala, combinato con altre produzioni agricole e di allevamento in un contesto in cui l’ecologia è regolata da interessi e flussi economici, il cui risultato è spesso la creazione di paesaggi monoculturali.

L’87%% delle foreste appartiene a privati, capaci solo di sfruttarne (ed esaurirne) le risorse con una visione di corto periodo. La monocultura portoghese, infatti, ha preso la forma di enormi distese di eucalipto, albero australiano e “colonialista” che occupa ormai 812mila ettari, il 26% delle foreste e l’8,8% del territorio nazionale, togliendo spazio alle specie locali e all’agricoltura. Questo albero cresce particolarmente bene nella penisola iberica, dove serve gli interessi dell’industria della carta come materia prima per la cellulosa. I vantaggi economici della sua monocultura derivano dalla velocità della sua crescita, che garantisce un rapido ritorno per gli investimenti, al prezzo di un grande consumo di acqua e nutrienti del suolo, che non tornano alla terra dopo il taglio dei tronchi. Oltretutto, l’eucalipto brucia rapidamente, lanciando scintille a centinaia di metri di distanza. Le sue foglie sono un’ulteriore fonte di rischio per l’ambiente: contengono terpeni e acidi che bloccano la crescita dell’erba, dei semi e delle radici di altre specie e inibiscono lo sviluppo di microrganismi nel suolo. Si accumulano senza venire consumate, fornendo il terreno ideale per la propagazione degli incendi. Si tratta quindi di una monocultura pericolosa e desertificatrice, dannosa al punto da essere definita come causa di ecocidio. Ciononostante, le associazioni di industriali ritengono che il Portogallo debba andare fiero di questa coltivazione, estenderla e intensificarne la produttività.

La minaccia del fuoco è cresciuta insieme alla monocoltura dell’eucalipto anche per cause più dirette: il legno di quest’albero, infatti, può essere trasformato in carta anche dopo il passaggio degli incendi, con perdite minime in termini di qualità ma con risparmi per gli acquirenti di due terzi del prezzo. Per anni le autorità hanno negato gli interessi economici dietro gli incendi, nonostante l’arresto di boscaioli intermediari accusati di averne appicati. Fra la gente, invece, la conoscenza dei meccanismi del negocio do fogo (“affare del fuoco”) è diffusa da tempo.

Il cielo è nero sopra Coimbra, ma i volti della gente sono ancora più scuri. La rabbia è tanta per una tragedia che, come nel recente caso di Londra, poteva dirsi annunciata: i boschi portoghesi erano da tempo una polveriera a causa delle politiche di gestione adottate negli ultimi anni. Già nel 2006, il governo socialista aveva sciolto il Corpo das Guardas Florestais, integrandolo nei ranghi della polizia criminale, seguendo lo slogan neoliberale “meno stato, miglior stato”. In Portogallo le guardie forestali non erano semplice polizia ma attori fondamentali nella vigilanza e nella pulizia dei boschi, con il potere legale di ordinare ai proprietari di adottare misure di sicurezza nelle aree verdi. Il corpo è stato messo sotto il comando di ufficiali non competenti in questioni ambientali, mentre il governo successivo (di socialdemocratici e centristi) ha proseguito sulla strada dei tagli e degli accorpamenti.

Ma la storia delle responsabilità istituzionali è ben più lunga, e assume caratteri grotteschi per i modi in cui lo stato ha incoraggiato il negocio do fogo. I pompieri non dispongono di aerei o elicotteri per combattere gli incendi dall’alto, ma fino al 1997 potevano avvalersi dell’uso di bombardieri e altri mezzi militari per il trasporto e il lancio dell’acqua. Ma a partire da quella data ciò non è stato più possibile, a causa di un provvedimento del governo Guterres che escludeva gli interventi contro il fuoco dalle competenze delle forze armate. Si trattava di fatto di una privatizzazione, dal momento che mezzi aerei continuano ovviamente ad essere necessari, ma possono essere usati solo se forniti da aziende private, dietro debito pagamento, fornendo così un nuovo (milionario) incentivo economico alla diffusione degli incendi. E’ interessante notare che il promotore di questo provvedimento, l’allora segretario di stato Armando Vara, è stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie con accuse di negligenza di fronte a illeciti, irregolarità nei trasferimenti di milioni di euro di denaro pubblico, corruzione e traffico di influenze. Nell’aprile di quest’anno il politico e manager bancario è stato nuovamente condannato a cinque anni di carcere effettivo. Ma al di là delle responsabilità personali, combattere contro chi specula sugli incendi non sembra una priorità per i politici portoghesi: già l’anno passato si era sviluppato un intenso dibattito sul tema, all’interno del quale personale del governo aveva serenamente ammesso che “l’industria del fuoco dà soldi a molta gente” mentre esponenti delle forze armate avevano denunciato il mancato uso di mezzi dell’aeronautica come “un crimine di lesa patria”. L’attuale governo, tuttavia, non ha ad oggi preso misure sull’uso degli aerei, non ha dotato il corpo di pompieri di nuovo personale, non ha regolato la vendita di materiali bruciati né dei terreni, non ha imposto nuovi obblighi di pulizia dal fogliame nelle aree boschive.

Il cielo è nero sopra Coimbra, ma la solidarietà si muove più rapida del fuoco. Gli abitanti paesi limitrofi alle zone colpite si sono subito organizzati per ospitare gli sfollati. Nel pomeriggio di ieri, in centinaia in città avevano risposto all’appello dei pompieri, che avevano richiesto bevande e frutta da fornire ai volontari impegnati sul campo e medicine per i feriti. Associazioni di quartiere e studentati autogestiti hanno partecipato agli aiuti e stanno attrezzando centri di raccolta. Questi ultimi sono gli spazi in cui si muovono le attività di mutualismo e politica dal basso qui a Coimbra, in un momento in cui queste due espressioni sembrano significare la stessa cosa.

 

 

 

 

Articoli correlati

Ciclo-Via Appenninica: 2 milioni di euro per la cartellonistica dell’itinerario

L'Appennino Bike Tour sarà inaugurato entro il 2021: un percorso in bici ben segnalato che unirà la Liguria alla Sicilia, valorizzando borghi, cultura e paesaggi italiani

Giappone, obiettivo emissioni zero entro il 2050

Lo annuncia il Primo Ministro Yoshihide Suga. Pressioni sulle aziende inquinanti, ora il futuro del Paese è in mano alle rinnovabili

Riforma Pac: un’ecotruffa scoraggiante firmata Ue

Il Parlamento Europeo e il Consiglio AgriFish con le loro posizioni sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) hanno decretato una battuta di arresto del percorso di attuazione del Green Deal europeo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Seguici sui nostri Social

16,645FansLike
20,879FollowersFollow

Gli ultimi articoli

Ciclo-Via Appenninica: 2 milioni di euro per la cartellonistica dell’itinerario

L'Appennino Bike Tour sarà inaugurato entro il 2021: un percorso in bici ben segnalato che unirà la Liguria alla Sicilia, valorizzando borghi, cultura e paesaggi italiani

Giappone, obiettivo emissioni zero entro il 2050

Lo annuncia il Primo Ministro Yoshihide Suga. Pressioni sulle aziende inquinanti, ora il futuro del Paese è in mano alle rinnovabili

Riforma Pac: un’ecotruffa scoraggiante firmata Ue

Il Parlamento Europeo e il Consiglio AgriFish con le loro posizioni sulla riforma della Politica Agricola Comune (PAC) hanno decretato una battuta di arresto del percorso di attuazione del Green Deal europeo.

In Italia 598 Comuni rifiuti free, in crescita quelli del Sud

Legambiente premia i Comuni Ricicloni 2020. Il Nord Est guida la graduatoria grazie a porta a porta e tariffazione puntuale, con Veneto e Trentino Alto Adige le regioni più virtuose. In risalita il Meridione, mentre resta stabile l'andamento del Centro. I risultati dell'indagine

Recovery plan, “Un investimento per il futuro dei nostri figli”

Il sottosegretario del ministero dell’Ambiente Roberto Morassut indica la direzione prevista per i fondi in arrivo dalla Commissione europea. Tra le priorità gli impianti per la rigenerazione dei rifiuti, una maggiore applicazione del Gpp e l’emanazione di nuovi decreti End of waste