Regolazione del settore rifiuti: come cambiano le tariffe

Sviluppi nella normativa che riguarda le modalità di finanziamento dei servizi di gestione rifiuti urbani. Arera: “Eventuali variazioni tariffarie dovranno essere giustificate solo in presenza di miglioramenti o di servizi aggiuntivi a favore dei cittadini”

La raccolta differenziata in Italia

di GIORGIO GHIRINGHELLI– Amministratore Unico ARS ambiente Srl e Docente Ingegneria Gestionale, Università Cattaneo – LIUC

I servizi di gestione integrata dei rifiuti mostrano in Italia segnali di sviluppo, con il continuo incremento delle raccolte differenziate, l’aumento dei rifiuti inviati a recupero e la contestuale diminuzione del conferimento in discarica. Il settore è caratterizzato però da performance molto eterogenee da territorio a territorio, con differenze in termini di livello, qualità e costi del servizio e con il paradosso che si registrano costi maggiori là dove qualità ed efficacia del servizio sono invece inferiori. 

Negli ultimi anni si è assistito a un importante sviluppo della normativa che riguarda le modalità di finanziamento dei servizi ambientali urbani. In particolare è stato introdotto a livello europeo il principio “chi inquina paga”, avente l’obiettivo di ripartire il finanziamento dei servizi sulle utenze, in base all’effettiva produzione di rifiuti. Un recente decreto (DM 20 aprile 2017) ha stabilito i criteri per la realizzazione da parte dei Comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico. Oggi esistono 3 sistemi di prelievo della tassa/tariffa rifiuti:

  • TARI (tributo) totalmente a coefficienti (ancora basata sul D.lgs. 158/99, e riscossa dal Comune);
  •  TARI (tributo) con componente variabile a misura (riscossa dal Comune);
  •  TARIP (corrispettivo) tariffa avente natura corrispettiva (fatturata e riscossa dal soggetto gestore).

Queste forme di remunerazione dei servizi di igiene urbana hanno alla base la definizione di un Piano Economico Finanziario (Pef) da parte dei Comuni, che definisce il livello di entrate tariffarie complessive. Fino a oggi, questo è sempre stato costruito con una logica previsionale sulle spese attese nell’anno successivo alla sua approvazione, e senza vincoli strutturali alle scelte degli Enti locali.

In questo quadro, già complesso, si inserisce l’azione dell’Autorità indipendente di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) cui la Legge di Bilancio 2018 conferisce specifiche competenze anche in materia di rifiuti urbani. 

La regolazione dei servizi pubblici si fonda su tre “pilastri”, ovvero tre elementi fondamentali sui quali poggia l’intero sistema di regolazione e che sono fortemente interconnessi: qualità, tariffe e unbundling.

In particolare Arera (con la Delibera 443/2019/R/rif) ha approvato il Metodo Tariffario Rifiuti, regolando per primo il pilastro tariffario, e definendo così come devono essere determinate nel Pef le componenti tariffarie a copertura dei costi dei servizi di gestione integrata dei rifiuti urbani.

Diversamente dalla precedente metodologia previsionale, le entrate tariffarie di riferimento dovranno essere determinate secondo una formula che prevede la remunerazione pressoché esclusiva di costi, desunti unicamente da fonti contabili obbligatorie, che siano contemporaneamente efficienti, effettivi e ammissibili.

In più occasioni Arera ha ribadito che “eventuali variazioni tariffarie in futuro dovranno essere giustificate solo in presenza di miglioramenti di qualità del servizio, o per l’attivazione di servizi aggiuntivi a favore dei cittadini” (dal comunicato stampa Arera del 31/10/2019). Questa per i cittadini è la più grande rivoluzione determinata dalla nuova regolazione. 

In definitiva, non saranno più possibili variazioni tariffarie arbitrarie da parte degli Enti nell’approvazione dei PEF, perché queste saranno permesse solo modificando i servizi a favore degli utenti, sempre nei limiti di incremento annuale stabiliti da Arera.

Per approfondire: Schede tecniche Arera

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER