RecuperAle, la birra contro lo spreco prodotta dai detenuti

Il progetto è delle associazioni EquoEvento e Vale la Pena. L’idea riprende la ricetta originaria della birra, che “sembra sia nata proprio da un pane raffermo lasciato fermentare nell’acqua piovana da un contadino”

La birra al sole

Lotta contro lo spreco alimentare e reinserimento sociale dei detenuti. E’ tutto questo la birra artigianale RecuperAle, nata dalle associazioni EquoEvento e Vale la Pena.
La birra è prodotta all’Istituto Tecnico Agrario Sereni, sede di Vale la Pena, che dispone di un birrificio dove i detenuti di Rebibbia, in regime di libertà giornaliera, si recano per imparare le tecniche di produzione: per realizzano usano le croste di pane raffermo. Un’idea che riprende la ricetta originaria della birra, che “sembra sia nata proprio da un pane raffermo lasciato fermentare nell’acqua piovana da un contadino” racconta Paolo Strano fondatore di Birra Vale la Pena. “Ho lavorato nel carcere romano di Regina Coeli, ed ho deciso di realizzare una serie di iniziative per contrastare un fenomeno drammatico, quello delle recidive dei detenuti, “RecuperAle” è una di queste” spiega Paolo Strano. Oltre alle birre, il progetto prevede anche il lancio di una “campagna su Eppela per mettere a punto una produzione più ampia e coinvolgere quindi più persone. Per farlo abbiamo bisogno di affittare un impianto, a questo serviranno i fondi raccolti. Potremo così continuare a recuperare risorse umane e alimentari”.

Con i ricavati destinati a sostenere le mission delle due associazioni in parti uguali: serviranno all’acquisto dei macchinari e a contribuire alle spese delle onlus.