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Recovery plan, “Un investimento per il futuro dei nostri figli”

«Siamo passati dalle parole ai fatti. Il 37% del Recovery fund andrà a coprire gli obiettivi del Green new deal europeo. Cambia il nostro modo di concepire lo sviluppo, uno sviluppo che non dovrà più essere dannoso per il pianeta. È un investimento sul futuro dei nostri figli». Con questo tweet il sottosegretario del ministero dell’Ambiente Roberto Morassut ha espresso piena fiducia per la direzione che prenderà una parte sostanziosa delle risorse in arrivo con il piano approvato dalla Commissione europea. Per lo sviluppo green dell’Italia, già eccellenza in Europa sul fronte dell’economia circolare ma con profondi gap da calmare sui fronti dell’efficientamento energetico, del sostegno alle rinnovabili così come dell’impiantistica per la rigenerazione dei rifiuti, i prossimi anni saranno determinanti. Morassut spiega come il governo intende affrontare queste sfide.

Il 7 agosto sono stati approvati in via definitiva dal Consiglio dei ministri i quattro decreti legislativi di recepimento delle direttive Ue sui rifiuti del pacchetto economia circolare. Quali porte apre, in termini di tutela ambientale e di creazione di nuovo lavoro, questo atteso passaggio?

Roberto Morassut

I decreti governativi traducono sul piano nazionale le ultime disposizioni unionali sui rifiuti fondate sul modello economico in base al quale i residui, da attività di produzione e consumo, devono essere pienamente reintegrati nel ciclo al fine di ridurre l’impatto sull’ambiente. Alla direttiva 2018/849/Ue su veicoli fuori uso, pile e Raee viene data attuazione mediante due decreti legislativi di modifica, rispettivamente del Dlgs 209/2003 sui veicoli fuori uso, in ordine al quale viene introdotta la pesatura dei veicoli in ingresso agli impianti di rottamazione, e dei decreti 188/2008 sulle pile e 49/2014 sui Raee. Le norme della direttiva 2018/850/Ue sulle discariche di rifiuti vengono recepite mediante un decreto di revisione del Dlgs 36/2003. Il provvedimento sulle discariche è diretto a limitare il collocamento dei rifiuti in discarica, favorendo la riduzione delle ripercussioni negative sull’ambiente e, in particolare, sulle acque superficiali, sulle acque di falda, sul suolo e sull’aria, intervenendo sulla disciplina dei pacchetti di fondo e di copertura. Le regole ex direttive 2018/851/Ue sui rifiuti e 2018/852/Ue su imballaggi e rifiuti di imballaggio, sono state accolte mediante un unico decreto di modifica del Dlgs 152/2006, ossia il Codice ambientale.

Nel complesso, quali saranno i punti di rilievo di questo piano di interventi su cui ha lavorato il governo?

Per prima cosa, il varo di un Programma nazionale rifiuti. Poi la responsabilità estesa del produttore che prevede l’innovazione della specifica dei costi che formano il contributo ambientale e dei requisiti minimi di questo sistema. E, ancora, una definizione certa dei rifiuti urbani, la riforma del sistema di tracciabilità dei rifiuti, l’inserimento di elementi qualitativi e non solo quantitativi nella raccolta e nel riciclaggio, la previsione per le utenze non domestiche della possibilità, per la raccolta dei propri rifiuti, di scegliere tra il gestore comunale e un soggetto terzo.

Quali sono gli obiettivi da raggiungere con il recepimento delle normative Ue?

Tra gli obiettivi generali è previsto il riciclo entro il 2025 di almeno il 55% dei rifiuti urbani, del 60% entro il 2030 e del 65% entro il 2035. Parallelamente si vincola lo smaltimento in discarica fino a un massimo del 10% entro il 2035. Il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. I rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie – come vernici, pesticidi, oli e solventi – dovranno essere raccolti separatamente dal 2025 e, sempre a partire da quell’anno, i rifiuti biodegradabili dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati attraverso il compostaggio. La strategia a lungo termine è quella di coinvolgere le aziende nel realizzare prodotti con materiali nuovi, interamente riutilizzabili e che quindi non generino scarti. Mentre quella a breve e medio termine è gestire gli scarti prodotti in modo più responsabile, attraverso il riutilizzo e il riciclo.

Quali sono le criticità che ostacolano una capillare applicazione del pacchetto di norme nei territori?

Le aspettative derivanti dall’impatto sul sistema a seguito del recepimento delle direttive rifiuti e imballaggi sono ambiziose, soprattutto con l’adozione del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. Un Programma che definisce i criteri e le linee strategiche ai quali le Regioni e le Province autonome si dovranno attenere nell’elaborazione dei nuovi Piani di gestione dei rifiuti. Tuttavia, allo stato attuale, si ha la consapevolezza che la condizione di forte divario esistente tra le regioni del nord e quelle del sud non sarà di facile e celere soluzione. Ma lo spirito della norma, e la necessità di colmare un gap ormai decennale, fornirà il giusto impulso all’ottimizzazione del sistema impiantistico sull’intero territorio, garantendo una distribuzione territoriale equa degli impianti.

La gestione dei rifiuti e della loro “seconda vita” sarà uno dei principali punti di approdo di quella quota di risorse del Recovery fund?

In tema di rifiuti abbiamo presentato una serie di linee di intervento per un totale di due miliardi e ottocento milioni di euro. Un primo gruppo di interventi, per un costo totale pari a circa a 2 miliardi e 550 milioni di euro, avrà tre destinazioni: 1 miliardo e 750 milioni per nuovi impianti per il trattamento della frazione organica; 600 milioni per l’efficientamento degli attuali Tmb; 200 milioni per nuovi impianti per il recupero dei Raee. Un secondo gruppo di interventi ha l’obiettivo di incentivare l’attività di raccolta e di recupero dei prodotti assorbenti per la persona per i quali l’Italia ha emanato, prima in Europa e nel mondo, un regolamento di cessazione di qualifica di rifiuto con il regolamento End of waste 62/2019. Per le amministra- zioni che partecipano al premio “Comuni ricicloni” ci saranno contributi per la realizzazione di infrastrutture di sostegno alla gestione dei rifiuti. Altri interventi saranno mirati a individuare, mappare e porre in essere tutte le azioni necessarie alla messa in sicurezza, nonché al recupero dei rifiuti contenuti in capannoni abbandonati da parte di società a causa di crisi aziendali.

Come valuta ad oggi l’applicazione del Green public procurement da parte delle stazioni appaltanti?

C’è un progetto denominato “Promozione del Gpp per migliorare la circolarità e la sostenibilità energetica e ambientale della Pa”. Questo progetto prevede l’erogazione di incentivi e contributi alle stazioni appaltanti che aggiudicano bandi in cui sono stati inseriti i criteri ambientali obbligatori, i criteri premianti ed eventuali criteri che superano le soglie dei Cam adottati dal ministero dell’Ambiente. Si determinerebbe in tal modo l’effetto leva sul mercato, utile a indurre gli operatori economici ad adeguarsi alle richieste della pubblica amministrazione, favorendo la diffusione delle tecnologie ambientali e di prodotti migliori sotto il profilo ambientale. Il costo complessivo del progetto può ammontare intorno a 900 milioni di euro. Considerato che il mercato dei contratti pubblici, nei settori ordinari, ammontava a circa 137 miliardi di euro nel 2019 secondo dati Anac, si stima di erogare un incentivo pari al 2% di ogni gara aggiudicata arrivando a incentivare circa il 30% dei contratti pubblici del mercato nazionale.

Quali saranno i prossimi decreti End of waste che potrebbero essere approvati?

Complessivamente sono in fase istruttoria 19 decreti End of Waste. Quelli in stadio avanzato per l’emanazione e per i quali è possibile fare una previsione sui tempi per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, sono per la carta da macero entro novembre, per i rifiuti inerti da spazzamento strade entro dicembre e per i rifiuti da costruzione e demolizione entro marzo 2021. Quest’ultimo è molto importante per ogni possibile strategia di rigenerazione urbana.

Intervista pubblicata su Rifiuti Oggi 2020

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Rocco Bellantone
Classe 1983, nato a Reggio Calabria, cresciuto a Scilla sullo Stretto di Messina, residente a Roma. Giornalista professionista, mi occupo da anni di questioni africane e tematiche ambientali

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