martedì 26 Gennaio 2021

Questioni di scienza

immagine di un'aula universitaria

di GIAN PAOLO ROSSINI*

Il miglioramento della società è un obiettivo universale, ma la nozione di progresso sociale non lo è “se vi sono visioni contrastanti su come concepire una società giusta”. Lo dicono studiosi di tutto il mondo riuniti nel Panel internazionale sul progresso sociale (Ipsp), il cui lavoro è fondato sul riconoscimento che la riflessione su una società migliore richiede l’esame di questioni di fondo, toccando le visioni individuali sui valori in base ai quali fare le proprie scelte. Ipsp, nel suo rapporto, non ha cercato scorciatoie per delineare caratteristiche di progresso sociale a breve termine. Ha preferito fare i conti con la complessità, avendo consapevolezza che una riflessione sul progresso sociale non è efficace se circoscritta a singoli settori delle scienze politiche, economiche, o sociali. Ipsp ha così deciso di condurre la propria elaborazione con un approccio sistemico, integrando il sapere delle scienze umanistiche con quello delle cosiddette scienze “esatte”, tenendo conto degli specifici contesti geografici, temporali e culturali dei fenomeni esaminati nel suo rapporto.

L’ambiente è centrale nell’elaborazione di Ipsp, che connette dimensioni sociali e ambientali nelle prospettive del nostro futuro, saldandoli in una riflessione sistemica. Prendo le mosse citando una frase del rapporto, dove sono segnalati i suoi tre messaggi principali: “nei secoli passati vi è stato un notevole progresso e l’umanità è ora all’apice delle sue possibilità, ma deve affrontare sfide che possono cancellare […] la sua sopravvivenza; vincere queste sfide e mobilizzare le capacità collettive esistenti per il beneficio di una popolazione più estesa richiede riforme che colpiranno alcuni interessi di parte, ma poggeranno su principi generali che sono già disponibili; non vi è un’unica direzione di progresso ma multiple possibilità”. Affermare che l’umanità è all’apice delle sue possibilità è il riconoscimento che il progresso sociale è possibile solo se eviteremo l’abisso delle catastrofi che i cambiamenti climatici possono portare.

Non a caso il rapporto Ipsp discute gli effetti avversi che lo sviluppo economico ha sull’ambiente, sia per il clima che cambia per effetto delle attività antropiche, sia per il consumo delle risorse. E lo fa riflettendo su due criticità. La prima sorge dall’inquadramento delle risorse fra i beni comuni, la cui gestione dovrebbe mantenere alla società civile i ricavi del loro uso. La seconda è riferita ai limiti comunque esistenti allo sfruttamento delle risorse, per gli impatti che questo ha sugli equilibri del “sistema Terra”, di cui vanno riconosciuti i confini. È la consapevolezza di questi limiti che suggerisce di mantenere nel tempo uno “spazio operativo sicuro” (per citare l’articolo di Rockström et al. in Ecology and society; vol. 14, art. 32, 2009), contenente le risorse necessarie al soddisfacimento delle necessità di ciascuna persona sul pianeta, senza compromettere i diritti delle generazioni future. Infatti, la governance delle scelte ambientali in una prospettiva intergenerazionale è ineludibile per Ipsp.

La necessità e l’urgenza della tutela di ambiente e risorse sono quindi essenziali per il progresso sociale, e il rapporto segnala temi che vanno oltre il binomio risorse/sviluppo. Uno di questi è il riconoscimento che i danni ambientali hanno un impatto maggiore nelle fasce di popolazione più deboli, e diventano così un aspetto delle diseguaglianze. In questo modo, la giustizia implica  anche la sostenibilità ambientale. Un altro aspetto è la consapevolezza di come l’ambiente abbia ruoli intangibili nell’esistenza umana in diversi contesti geografici e sociali. In questa visione di progresso, l’esigenza di tutela dei servizi ecosistemici culturali è inscindibile da quella dei servizi di approvvigionamento e regolazione.

Mettendo le riflessioni di Ipsp su ambiente e progresso sociale in prospettiva, emerge un’estesa condivisione di temi con il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc), pur nelle specificità delle argomentazioni sviluppate nei rispettivi rapporti. Una domanda nasce così spontanea: non sarebbe una buona cosa se Ipsp e Ipcc costruissero un collegamento stabile e organico per saldare le proprie riflessioni e procedere con un’elaborazione condivisa a sostegno di un futuro migliore del nostro pianeta?      

* membro associato del Panel internazionale sul progresso sociale

Per saperne di più

Panel Internazionale sul progresso sociale Rethinking society for the 21st Century Cambridge university press, 2018

Fleurbaey, con Bouin O., Djelic M.-L., Kanbur R., Nowotny H., Reis E.; A manifesto for social progress. Ideas for a better society; Cambridge university press, 2018; traduzione italiana in preparazione

Rockström J., et al; Planetary boundaries: exploring the safe operating space for humanity; Ecology and Society; Vol. 14, art. 32, 2009; www.ecologyandsociety.org/vol14/iss2/art32/

Haines-Young R., Potschin M.B.; Common international classification of ecosystem services (Cices), V5.1, 2017; seea.un.org/sites/seea.un.org/files/lg23_cices_v5.1_final_revised_guidance_03-10-2017.pdf 

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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