giovedì 25 Febbraio 2021

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Qualità dell’aria, ecco tutti i fattori in gioco

Emissione, concentrazione, PM10, gas inquinanti. Un’attenta analisi sulle tante facce dell’inquinamento atmosferico

di MATTEO BO

 

Il report speciale Mal’aria 2020 ha reso noto che su 97 città italiane, solo il 15% si aggiudica la sufficienza in materia di qualità dell’aria e concentrazioni medie di PM10. Ma facciamo chiarezza: quali sono le cause dell’inquinamento dell’aria e quali sono gli inquinanti più dannosi per l’uomo?

Innanzitutto è opportuno tenere in mente tre termini chiave e distinti nella descrizione dell’inquinamento atmosferico. Il primo è l’emissione, ovvero il rilascio con una certa intensità (o flusso di massa) di una qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa nell’aria. Non va confusa con la concentrazione, che invece corrisponde al rapporto tra la quantità di sostanza inquinante e il volume d’aria (es. massa/volume). Infine, l’esposizione definisce la quantità di inquinanti atmosferici assunti attraverso la respirazione. Si riferisce a un tempo (che determina una dose di assunzione) e dipende sia dalle concentrazioni sia dalle caratteristiche ambientali e personali della popolazione esposta.
Non tutte le emissioni locali, quindi, corrispondono alle concentrazioni riscontrate nello stesso sito: intervengono infatti fenomeni quali il trasporto su larga scala (come la presenza di polveri sahariane, tipicamente nel centro-sud) o le precipitazioni e il vento che possono determinare l’incremento o il decremento degli inquinanti in sospensione nell’aria. Attraverso le trasformazioni chimiche in atmosfera, poi, le sostanze emesse possono contribuire all’incremento delle concentrazioni – e le conseguenti esposizioni – degli altri inquinanti. La complessità del tema della qualità dell’aria risiede quindi nella vasta quantità di specie chimiche e nella forte variabilità spaziale (es. differenze tra fronte strada, retro edificio ed luoghi chiusi) e temporale (es. giornaliera/settimanale/stagionale) dei fenomeni di inquinamento.

Gli inquinanti atmosferici possono rappresentare un fattore di pericolo per la salute dell’uomo per effetto diretto o indiretto. Molti inquinanti posseggono però entrambe le caratteristiche, il che aggiunge un grado di complessità alla questione. Un esempio è il particolato (detto anche aerosol) che viene suddiviso in primario (da emissione diretta) e secondario (da trasformazione). Le tradizionali stufe a legna, così come gli impianti sprovvisti di opportuni sistemi di filtrazione, le combustioni dei vegetali e gli incendi boschivi sono alcune tra le principali fonti di particolato primario. Viceversa, le emissioni gassose di ossidi d’azoto (NOX), ossidi di zolfo (SOx) e ammoniaca (NH3) possono determinare la formazione di ingenti quantità di particolato secondario; le principali fonti sono il traffico, le combustioni industriali, il settore dell’agricoltura e degli allevamenti (dallo spandimento di liquami alla gestione dei reflui).

Ma dunque, l’inquinamento atmosferico è in aumento o in diminuzione? La risposta è: dipende. Nella maggior parte dei paesi sviluppati, grazie anche alle azioni di miglioramento dell’efficienza dei sistemi di combustione, l’andamento delle concentrazioni medie annue ha visto negli ultimi anni la forte riduzione di inquinanti “storici” quali il biossido di zolfo (SO2) e il monossido di carbonio (CO). Altri inquinanti invece hanno vissuto una minor decrescita e un’oscillazione dei valori negli ultimi anni. Prendendo in esempio la pianura Padana, è stato dimostrato che la meteorologia e la morfologia siano fattori che influenzano in maniera costante le condizioni di inquinamento cronico da particolato atmosferico. Ciò non è però sufficiente a descrivere questa “stagnazione” dell’inquinamento: mentre le azioni sulle emissioni dirette hanno prodotto alcuni miglioramenti significativi (riduzione delle polveri da riscaldamento domestico e dai sistemi di combustione dei veicoli) non si può dire lo stesso per quelle indirette. Per una significativa riduzione del particolato secondario e un ulteriore calo di quello primario, occorre certamente intervenire sulla riduzione dei flussi di traffico: soluzioni come il telelavoro e la scelta di incentivare la mobilità attiva (pedonale, ciclabile) determinano una riduzione sia delle emissioni dirette (consumo di freni e pneumatici, comune sia a mezzi a combustione sia elettrici) che delle concause indirette (riduzione delle emissioni di ossidi d’azoto). Soluzioni di questo tipo sono già in atto da alcuni anni (ZTL, zone 30, scambio intermodale, sviluppo delle reti di trasporto pubblico, sviluppo delle infrastrutture ciclopedonali) e hanno visto un crescente interesse e sviluppo anche a seguito dell’emergenza Covid-19.

Esistono poi fenomeni di inquinamento che destano preoccupazione per il loro incremento su scala locale o estesa. Tra questi vi è l’ozono, che non viene emesso direttamente ma è causato in modo indiretto dalle sorgenti umane: questo inquinante ci ricorda come la qualità dell’aria non sia una questione esclusiva del periodo invernale essendo causato dalle trasformazioni fotochimiche degli ossidi d’azoto in particolare nelle ore di massima insolazione. Un ulteriore tema è poi l’incremento dei fenomeni di inquinamento acuto legato agli incendi boschivi, spesso favoriti dai cambiamenti climatici in atto che ne determinano una maggior intensità e frequenza, come già osservato nei ben noti casi della California, della Siberia ma anche nel nostro paese. Un ultimo tema è quello dell’inquinamento indoor: le persone trascorrono infatti circa il 90% del proprio tempo in luoghi chiusi. Considerando anche le dinamiche sociali innescate dal Covid-19, questo può comportare un incremento del rischio di esposizione agli inquinanti per effetto di una non corretta ventilazione, della presenza di sorgenti interne – quali riscaldamento, cucina, fumo, prodotti per la pulizia e uso di stampanti – e dell’infiltrazione di inquinanti dall’esterno.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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