Promossi e bocciati

Ecco le buone pratiche e i fallimenti nella messa in sicurezza
e nella riqualificazione energetica e ambientale degli edifici scolastici. La fotografia del rapporto di Legambiente. Disponibili fondi per 9,5 miliardi

 

 

 

 

Avezzano fa scuola, anzi “fa le scuole”. Nuove. E dimostra che rendere sicuri gli istituti scolastici è possibile. Il Comune abruzzese ha infatti sfruttato con efficienza e lungimiranza i fondi della ricostruzione post terremoto del 2009, demolendo vecchi edifici scolastici e realizzandone di nuovi. È il risultato del programma di adeguamento del patrimonio di edilizia scolastica dell’amministrazione comunale che ha portato in pochi anni alla demolizione di due plessi e alla loro sostituzione con edifici nuovi di zecca. Un altro è in costruzione e i cantieri di altre quattro scuole partiranno a breve. Solo in un caso è stato fatto un intervento di adeguamento di una struttura esistente. «Abbiamo quasi sempre preferito procedere alla sostituzione dell’edificio perché la nuova realizzazione dà sicuramente risultati migliori per la sicurezza antisismica», spiega l’architetto Sergio Pepe, dirigente del settore edilizia scolastica e cimiteriale del Comune. «Le nostre scuole risalivano agli anni ‘60 – riprende Pepe – Adeguarle sismicamente non avrebbe risolto i problemi di vetustà delle strutture. Inoltre i nuovi edifici sono più idonei alla didattica dei nostri giorni e consentono un risparmio notevole sui costi di gestione e manutenzione». Una volta ultimati gli interventi programmati, gli edifici scolastici saranno tutti in classe A e porteranno una riduzione dei consumi dell’80% e un risparmio di circa 400 tonnellate di CO2. Insomma, il programma di adeguamento strutturale di Avezzano, dal costo di circa 22 milioni, fra risorse stanziate dal commissario alla ricostruzione, dal Cipe e recuperate dal bilancio comunale, merita una promozione a pieni voti. Un risultato da primo della classe che brilla nel panorama scolastico nazionale, dove molto resta ancora da fare e l’adeguamento delle strutture alle norme vigenti prosegue a passo di lumaca.
«Per mettere in sicurezza le scuole italiane situate nelle aree più a rischio del Paese ci vorranno oltre cento anni, se si continua ai ritmi attuali – denuncia Vanessa Pallucchi, responsabile del settore scuola di Legambiente – È un arco di tempo inaccettabile e preoccupante se si pensa che in Italia sono ben 19.000 gli edifici scolastici, su 42.407, che si trovano in comuni a rischio sismico 1 e 2. Il 65% delle scuole è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica nel 1974 e negli ultimi tre anni gli interventi di adeguamento sono stati effettuati solo sul 10% del patrimonio edilizio nelle aree sismiche». Una situazione fotografata nel XVIII rapporto “Ecosistema scuola” che Legambiente presenterà il 17 di questo mese a Roma in occasione della seconda edizione del Forum Scuola Innova, incontro che mette al centro dell’attenzione la messa in sicurezza e la riqualificazione energetica e ambientale del patrimonio edilizio scolastico. Dal 2014 è operativa la struttura di missione presso la presidenza del Consiglio e sono disponibili nuove risorse, che hanno portato a oltre 9 miliardi e mezzo di euro i fondi per l’edilizia scolastica. Risorse che hanno dato un timido impulso alla rigenerazione del patrimonio edilizio scolastico: i dati di #Italiasicura parlano di 11.932 interventi attivati e 8.403 edifici coinvolti attraverso 19 linee di finanziamento, per una spesa di 3 miliardi e 852.000 euro. Interventi che riguardano però appena il 20% delle strutture scolastiche e ad oggi conclusi solo a metà. «Per accelerare la riqualificazione e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio scolastico – riprende Vanessa Pallucchi – bisogna ridurre e semplificare le linee di finanziamento, cambiare il ruolo della Struttura di missione per supportare i Comuni a superare i problemi di accesso ai bandi e coinvolgere l’Anac, per individuare procedure efficaci e trasparenti, e le Esco, le società di servizi energetici, per coinvolgere risorse e imprenditori privati nel processo di riqualificazione. Serve, soprattutto, il completamento dell’anagrafe dell’edilizia scolastica per avere entro il 2020 un fascicolo del fabbricato per ogni scuola italiana».
Se la gestione del patrimonio edilizio di Avezzano merita, dunque, una promozione, da bocciare è quella della provincia di Caserta, dove a settembre si è rischiato che la campanella non suonasse per ben 57mila studenti. Ad agosto la Provincia di Caserta, ente in dissesto da tre anni, ha sospeso le attività didattiche degli istituti provinciali. Una decisione presa per motivi cautelativi, data l’assenza delle certificazioni antincendio e antisismiche. A settembre, però, la campanella è suonata lo stesso per 91 istituti su 93 grazie ai sopralluoghi dei tecnici della Provincia e a 2,2 milioni di euro destinati all’impiantistica proveniente dalla Regione, a 70 milioni dello Stato per l’edilizia e al milione di euro stanziato dalla stessa Provincia per la sicurezza antincendio. Una svolta arrivata a una settimana dall’avvio delle lezioni e solo dopo un tavolo riunito in Prefettura. Sono rimasti chiusi la succursale del liceo classico Cirillo di Aversa e l’istituto tecnico Buonarroti di Caserta, posto sotto sequestro dalla magistratura per gravi problemi strutturali. Un caso, quello del Buonarroti, che spiega la fatiscenza delle strutture scolastiche a Caserta, dove le scuole comunali non sono certo in condizioni migliori di quelle provinciali. «Gli istituti comunali hanno le certificazioni di agibilità igienico sanitaria, ma la qualità generale è abbastanza bassa e i plessi sono vetusti e non adeguati dal punto di vista sismico», dice Francesco Apperti, consigliere comunale e funzionario del provveditorato degli Studi di Caserta. Anche qui l’ente, il Comune, è in dissesto finanziario e i problemi nascono da lontano. «La situazione di oggi è frutto di anni di mancati interventi – riprende Apperti – I lavori di piccola manutenzione, effettuati due o tre volte l’anno, spesso sono stati fatti in maniera ridondante e inefficiente». Pochi soldi e spesi male, come in gran parte del Sud, che secondo il rapporto di Legambiente ha una capacità di investimento nelle strutture scolastiche ben cinque volte inferiore alle altre aree del Paese. Insomma, se in Italia l’obiettivo delle scuole a rischio zero è lontano, al Sud, senza la lungimiranza messa in campo ad Avezzano, sembra un sogno.