martedì 26 Gennaio 2021

“Il primo passo è garantire trasparenza, accessibilità e imparzialità”

primo piano di Roberto Cuda

Un tema mai abbastanza scandagliato, «una strategia predatoria che ci sta togliendo, letteralmente, la terra sotto i piedi». Roberto Cuda, giornalista e curatore del volume “Grandi opere contro la democrazia”, usa un’immagine forte per descrivere l’appropriazione sistematica del suolo attraverso progetti elefantiaci. Dietro ai quali, spesso, si nascondono gli interessi di cerchie ristrette. La pubblicazione è frutto di un lavoro collettivo, che dà voce a vari casi di interessi pubblici anestetizzati e messi a tacere per far prevalere piani superiori, per dimensioni e urgenza. Ci sono vicende mediaticamente note come quella del Tav Torino-Lione, del ponte sullo Stretto di Messina e del Mose di Venezia. Questioni più specifiche, come le grandi opere sportive, lavori che interessano alcune città in particolare e si innestano in un mosaico di interventi non necessari e imposti dall’alto.

Il progetto della superstrada Vigevano-Malpensa, l’ultima grande opera approvata dal Cipe, potrebbe essere un ulteriore tassello nel già ricco impianto stradale lombardo. Come la Brebemi. Era un’opera necessaria?

C’è una pronuncia europea negativa sulla questione dell’impatto ambientale della Vigevano-Malpensa. È un progetto che alimenta l’aeroporto di Malpensa in un territorio già fortemente dotato di infrastrutture e inquinato. Una zona compromessa dal punto di vista dell’ambiente e dell’aria. Si va ad aggiungere a un’infrastrutturazione molto pesante che sta caratterizzando la Lombardia. Oltre la Brebemi, ci sono la Pedemontana e la Tirreno-Brennero. Nel piano trasporti varato nel 2016 dal governatore Maroni sono previsti 330 km di nuove autostrade su 700 di dotazione esistenti. Un aumento del 50% in una regione che è al terzo posto in Europa per autostrade. E che non ha certo bisogno di infrastrutture di quel genere.

Grande opera è sinonimo di “grande corruzione”, come si legge nell’intervento del professore Alberto Vannucci? Quello fra politica e affari è un intreccio “cementato”?

Certamente c’è una costante nel momento in cui non si fanno valutazioni costi-benefici indipendenti, realizzate da un ente terzo e non da un costruttore. Non sono trasparenti perché non sono accessibili, e questo riguarda l’intero mondo delle grandi opere: tutti i documenti chiave di tutte le grandi opere non sono consultabili. Quindi non sono contestabili, perché le valutazioni non vengono pubblicate. E non sono comparabili, dunque non c’è considerazione dell’alternativa. Non essendoci un vero piano nazionale dei trasporti, questo è un problema per la democrazia. Salta l’aspetto partecipativo e prevale l’anello forte, ovvero il costruttore e il suo interesse. Nell’intreccio fra politica e affari, i due terzi dei finanziamenti alla politica provengono dal mondo dell’asfalto e del cemento: è un cerchio che si chiude. Tutto il mondo delle grandi opere è governato dalle élite, un sistema corruttivo – come dice Vannucci – non tanto per il fenomeno delle mazzette ma per la corruzione intesa in senso ampio come maladministration, secondo la definizione dell’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione, ndr).

Qual è la situazione attuale e cosa si può fare per cambiarla? Che ruolo può avere il Tribunale permanente dei popoli?

Siamo in attesa del Documento pluriennale di programmazione (Dpp), che dovrebbe contenere le opere da fare e che il precedente governo non ha fatto in tempo ad approvare. Lì si capirà veramente quale sarà la strategia in tema di infrastrutture. Il Tribunale permanente è un organo composto da magistrati, ex magistrati e giuristi. Nascendo dalla società civile, le sue sentenze non hanno valore giuridico vincolante. Possono essere assunte come un parere. Sul cosa fare, il primo passo è garantire trasparenza, accessibilità e imparzialità delle valutazioni. Sarebbe utile creare una grande rete a livello nazionale sul tema delle infrastrutture e della tutela del territorio con realtà e comitati locali. Sono opere gigantesche che peseranno per sempre sulle persone, sulle finanze pubbliche, sulla qualità della vita. E che riguardano tutti.

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