A Prato si tesse il futuro

Dai giovani di Rifò a marchi storici come Manifattura Maiano. Il distretto industriale punta sull’economia circolare. Anche grazie all’Associazione tessile riciclato italiano

A Prato il tessile Rigenerato

Se l’industria tessile in Italia avesse una capitale sarebbe Prato. La cittadina è conosciuta in tutto il mondo per l’ampiezza e la riconoscibilità del suo distretto, nato addirittura nel 1200. Un modello anche per l’economia circolare, grazie alla tradizione, ereditata dalla metà dell’800,della lana rigenerata.Oggi il tessile riciclato coinvolge centinaia di aziende. Al suo interno convivono esperienze diverse: da quella di Rifò, fondata a novembre sulla spinta della sensibilità ambientale del suo giovane ideatore fino a quella di Manifattura Maiano, azienda familiare nata negli anni ‘60 che oggi rilancia con nuovi prodotti, sempre da riciclo. E proprio a Prato per salvaguardare e promuovere questo ciclo produttivo è nata l’Associazione tessile riciclato italiano, Astri, ad agosto di quest’anno. Un altro passo per rafforzare una tradizione attenta al pianeta.

Dagli scarti alla nuova moda
Il distretto tessile include ben 12 comuni a cavallo tra le province di Prato e Pistoia, un’area di 700 chilometri quadrati e una popolazione di più di 300.000 abitanti. Conta oggi circa 9.000 aziende che danno lavoro a circa 45mila persone.«Il distretto di Prato ha nell’economia circolare un elemento di storicità e una naturale predisposizione – spiega Fausto Ferruzza presidente di Legambiente Toscana – Oggi dal tessile rigenerato nascono prodotti di altissima qualità che sono esportati in tutto il mondo. Infatti l’innovazione e la ricerca sono i propulsori per lo sviluppo sostenibile e per un futuro migliore». La maggior parte delle imprese del distretto sono di piccole e medie dimensioni, tra loro indipendenti, specializzate in un’attività specifica. Dalla filatura al finissaggio, passando tra gli altri per l’orditura. Sul lavoro di queste imprese si fonda Rifò.«Siamo partiti con un crowdfunding per testare i prodotti – spiega il fondatore Niccolò Cipriani – prevendiamo così le sciarpe, i cappelli, i guanti e i plaid di lana rigenerata. Ad oggi abbiamo già raggiunto l’obiettivo minimo di 200pezzi».Niccolò ha 27 anni e per diverso tempo ha lavorato in Vietnam nella cooperazione internazionale. Molto del tessile europeo arriva da lì: quello che non viene venduto finisce in un inceneritore o in discarica. «Sono rimasto impressionato dalla sovrapproduzione e dal sovraconsumo –continua – Ho sentito che volevo lanciare un’impresa che coinvolgesse la mia città e difendesse l’ambiente, riprendendo una tradizione dell’altro secolo, quello della rigenerazione della lana». Il tessile di scarto, da riciclare, proviene o dalle aziende stesse, quello che viene definito“pre-consumer”, o dalle persone, il “postconsumer”.«I cosiddetti “cenciaioli” lavorano affinché gli “stracci” diventino una materia prima seconda da rendere nuovo capo d’abbigliamento», aggiunge. Cappellini, sciarpe e guanti Rifò sono prodotti con il metodo artigianale “a calata”: sono costituiti al 60% da lana cashmere rigenerata e al 40% da lana rigenerata e i colori usati sono naturali. Un’impresa resa possibile grazie ad una squadra di 5 persone, quattro pratesi ed una canadese, d’età tra i 22 e i 29 anni. «Vorremmo in futuro destinare il 10% delle nostre vendite a progetti sociali –dice Niccolò – Ad oggi per ogni prodotto acquistato, 2 euro saranno devoluti auna delle tre associazioni scelte del territorio pratese». Una è Legambiente Prato che userà i fondi per ammodernare il rifugio Le Cave sull’Appennino tosco emiliano, un’altra è la Fondazione Amiper creare una stanza per l’allattamento nell’ospedale di Prato. L’ultima è la Fondazione opera Santa Rita per dare la possibilità a quindici adolescenti con disagio sociale di seguire un corso di vela. «Gli accessori sono il primo step –conclude Niccolò – La prossima estate vorremmo produrre le magliette in cotone riciclato e successivamente fare una vera e propria sartoria». Garantendo una personalizzazione nell’acquisto si cerca di evitare così il consumismo esagerato. O almeno si spera.

Non solo abbigliamento
Il tessile rigenerato non serve solo a produrre capi di abbigliamento. È utile anche per i materiali edili. Lo sa bene Sara Casini della Manifattura Maianoche tiene però a spiegarci: «Il riuso dei sottoprodotti tessili è tradizione per noi – spiega – Come azienda familiare abbiamo cominciato negli anni ’60 e già allora ritiravamo gli scarti tessili per riportarli a fibra. Allora li trasformavamoin feltri per isolare i molleggi dei materassi. Oggi abbiamo semplicemente ripensato il loro uso». Ispirandosi all’abbigliamento, che protegge dal freddo ma anche dal caldo, ManifatturaMaiano produce oggi isolanti termici e acustici, per una edilizia rinnovata e sostenibile. «Da un prodotto antico, ecco quindi una produzione nuova– conclude Sara – I prodotti riciclati devono comunque superare delle prove tecniche: devono dimostrare di avere le medesime caratteristiche dei prodotti“vergini” e superare anche degli studi di impatto ambientale. Sarebbe quindi utile che ci fossero degli incentivi per chi acquista questo tipo di isolanti, dando un vantaggio economico per allargare il nostro mercato». Una speranza condivisa da molte realtà imprenditoriali del settore.

Un’associazione contro la crisi
Proprio per sostenersi a vicenda le aziende hanno fatto rete grazie all’associazione tessile riciclato italiana, Astri, nata il 2 agosto scorso. «Questo distretto è stato finora poco considerato– racconta Fabrizio Tesi, presidente di Astri – e la nostra associazione ha lo scopo di tutelare questo ciclo produttivo. Come? Intanto facendo chiarezza coni legislatori italiani sulla definizione di rifiuto. In seconda battuta dando visibilità al distretto come modello di economia circolare: stiamo costruendo un “brand marketing” del prodotto da riciclato. Infine, vorremmo certificare un processo e creare un vero e proprio disciplinare per il distretto». Astri chiede anche risorse per la formazione dei giovani e per scongiurare la scomparsa di aziende storiche.«Purtroppo si viene fuori da anni poco felici, con la crisi economica in questo distretto si sono persi molti posti di lavoro. Contemporaneamente però siamo consapevoli che ci sono nuove opportunità – conclude Tesi – Per questo anche in questi giorni stiamo facendo formazione nelle scuole».Un’opzione, quella dell’economia circolare, che sta facendo breccia anche in associazioni di categoria. Nei giorni scorsi Confindustria Toscana Nord ha annunciato la promozione di un progetto finalizzato alla diffusione dello standard di certificazione dei prodotti tessili riciclati Global recycle standard, già adottato da multinazionali e marchi prestigiosi ma anche da alcune aziende pratesi. L’impegno è anche quello di supportare le imprese che intendono ottenerlo. Insomma, il futuro sembra davvero dietro l’angolo. A Prato lo sanno già e fanno scuola.

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Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi scrive per la rivista, segue l'online e non solo. Interessata ai social media, da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni giornalistiche quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti" e come autrice testi in Rai. È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it