Post terremoto, segnali di rinascita

A tre anni dal sisma, il cui anniversario ricorre il 24 agosto, la ricostruzione è in ritardo. “Alleva la speranza”, il crowdfunding promosso da Legambiente e Enel, è nel pieno della sua seconda fase

Alleva Speranza campagna

C’è Arianna Veneri che è giovanissima, 23 anni, e con le idee molto chiare. Vuole aprire un agriasilo nell’azienda agricola di famiglia. Pietropaolo Martinelli invece di anni ne ha 42 e desidera allargare il suo allevamento per aumentare la produzione del suo pecorino pregiato, simbolo di una comunità. C’è poi Fabio Fantusi, che vorrebbe aprire una grande area picnic per dare la possibilità a tanti turisti di godere delle meraviglie del paesaggio e dell’enogastronomia del suo paese. E infine Alba Alessandri, che vorrebbe costruire una recinzione antilupo per trasformare la sua azienda in biologica. Storie e sogni normali, accomunati dall’eccezionalità della loro condizione: la zona di provenienza di questi allevatori è l’Italia centrale del post terremoto, un’area che ancora fatica a rialzarsi, a tre anni dalla prima scossa del 24 agosto 2016. Legambiente ed Enel hanno scelto queste quattro storie perché diventassero protagoniste della nuova fase di “Alleva la speranza”, la campagna di crowfunding destinata agli allevatori colpiti dal sisma sulla piattaforma planbee.bz.
Arianna Veneri ci racconta che «stanno cominciando ora gli scavi per la nostra nuova stalla. Si tratta di un passo importante perché senza l’attività di allevamento sarà impossibile riprendersi e costruire un agriasilo». A Norcia, spiega, «le cose sono pressocchè identiche a mesi fa, non ci sono miglioramenti sul fronte della ricostruzione». E di miglioramenti non parla neanche Fabio Fantusi, che abita invece a Santa Giusta, frazione di Amatrice. «Stanno portando via lentamente le macerie. Il fatto è che rimangono degli spazi vuoti e fermi, si aprono tutte piazze: Amatrice stessa è diventata tutta una piazza». Qualche timido risveglio c’è nell’organizzazione, dal basso, di eventi che dovrebbero attirare turismo. «La scorsa settimana, a metà luglio, abbiamo fatto un mercatino durante un raduno di macchine d’epoca – racconta Fabio – di gente ce n’era anche molta, ma non è andata come avrebbe dovuto». E per la prima volta quest’anno si è tornati a celebrare la Sagra dell’amatriciana. Da Amatrice sono andate via tante persone, in particolare gli abitanti delle “seconde case”: in estate arrivavano molti romani per il weekend o periodi più lunghi. «Oggi però non tornano più e chi fa turismo ha difficoltà a trovare alloggio a prezzi che non siano inaccessibili» conclude.
Anche nelle Marche, in particolare a Pieve Torina, la ricostruzione è molto lontana. A parte chi aveva le case lesionate in modo lieve, nessuno ha iniziato a ricostruire: la scuola è rinata soltanto grazie alle donazioni di privati. E la maggior parte delle persone vive oggi nelle Sae, acronimo che sta per “Soluzioni abitative di emergenza”. «A oggi – racconta Alba Alessandri – sono riuscita a fare solo dei piccoli lavori di muratura sui capannoni delle galline ovaiole. Le mie mucche continuano a vivere nelle stalle provvisorie, i tunnel con tendoni dati dalla Regione». Infine, a Farindola, Pietropaolo Martinelli si è rimboccato le maniche e aspetta il collaudo della Protezione civile per la nuova stalla: «Si tratta di una verifica dei lavori già eseguiti per l’erogazione del rimborso della Regione e per avviare i lavori della seconda stalla – spiega – Intanto il 30 giugno scorso sono stato premiato con l’Oscar green di Coldiretti, perché quella appena inaugurata è una stalla innovativa a livello nazionale». Quest’estate, è stata anche riorganizzata, dopo due anni di attesa, la Sagra del pecorino di Farindola. Piccoli cenni di rinascita.