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Poche risposte, ma tante risorse: Calabria possibile

Dal mensile di luglio-agosto – È leader nella classifica degli operatori di agricoltura biologica in Italia, con oltre 11mila imprese. Ha un patrimonio naturale inestimabile, con tre parchi nazionali e una fitta rete di riserve e siti “Natura 2000”. Può contare su un’offerta turistica diffusa, dal mare alla montagna. E ha la più bassa percentuale in Italia di persone contagiate dal virus Sars-CoV-2: appena lo 0,026% della popolazione. Peccato che si chiami Calabria.

Può sembrare una provocazione, ma in fondo è davvero così. Non ci sono altre ragioni, infatti, se non la storica marginalità di questa regione che possano giustificare il silenzio con cui è stata accolta la lettera aperta, indirizzata all’Unione Europea, al Governo e alla Regione Calabria da Goel-Gruppo Cooperativo e dalla Comunità Progetto Sud. Due realtà di quella società civile calabrese impegnata, ogni giorno, a promuovere cooperazione sociale, lavoro pulito, imprese innovative, volontariato. E contrastare, così, il potere della ’ndrangheta. “Il lockdown ha, probabilmente, inflitto un colpo letale alla già debole economia e occupazione del Sud e della Calabria – scrivono Goel-Gruppo Cooperativo e la Comunità Progetto Sud – Le misure di sostegno ai lavoratori dipendenti e ai titolari di partite Iva hanno avuto un effetto limitato. In questi due mesi, nei territori abbiamo visto assottigliarsi o esaurirsi i risparmi delle famiglie, laddove c’erano, e oggi la gente è in una situazione di emergenza e di povertà”.

Non è difficile immaginare chi ne stia già approfittando. “In Calabria, ma anche in molte regioni d’Italia, è presente e operante la ’ndrangheta, che non ha certo problemi di liquidità e, anzi, ha grandi quantità di denaro da impiegare per assoggettare famiglie e imprese”, ricordano i promotori della lettera aperta. Basterebbe avere la pazienza di leggere l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia per avere un’idea dei rischi che sta correndo il Paese. Compreso il tentativo della ’ndrangheta di mettere le mani sul business dei rifiuti sanitari prodotti durante la pandemia, come ha denunciato Alessandra Dolci, procuratore aggiunto del Tribunale di Milano. Dimenticarsi della Calabria, insomma, è un errore che paga l’intero Paese. Ma perché accade? «Il motivo è sempre lo stesso. Abbiamo una classe dirigente – afferma Vincenzo Linarello, presidente di Goel-Gruppo Cooperativo – che è espressa secondo i criteri dell’appartenenza di potere e non meritocratici. Accade in tutta Italia e in particolare al Sud, ma in Calabria è un sistema, non una tendenza. Il governo del territorio da parte della ’ndrangheta e della massoneria locale prevede il collocamento nei posti di potere di persone a loro fedeli. Meno sono competenti e meglio è». Non mancano le eccezioni, ovviamente, rappresentate da personalità spesso straordinarie. Ma è un’altra la “normalità” che si riverbera sulla classe politica. «Alla nostra lettera aperta – aggiunge Linarello – hanno risposto le Direzioni generali della Commissione Europea a cui l’abbiamo inviata, mentre la Giunta della Regione Calabria non ha detto una sillaba. C’è qualche prima interlocuzione in corso, invece, con il Governo».

Nel silenzio sono finite proposte concrete, a cominciare dalla realizzazione di “un grande piano di infrastrutturazione tecnologica e digitale per le imprese calabresi, per portarle nel giro di un anno al centro dei mercati mondiali”. Questi investimenti avrebbero anche il vantaggio di “rafforzare l’accesso all’istruzione e alla formazione continua dei bambini e dei giovani che abitano nelle aree interne della Calabria”. Visti i numeri della regione, con oltre 200mila ettari coltivati, “sarebbe intelligente, e quasi ovvio, un massiccio investimento di potenziamento e qualificazione del comparto agroalimentare biologico in Calabria”. Non richiede un eccessivo sforzo di fantasia neppure la terza proposta: il rilancio di un turismo “orientato alla salute, all’aria, al sole, alla rigenerazione personale, al buon cibo, ai ritmi lenti”. Tutte “materie prime” diffuse in questa regione, che hanno bisogno di “professionalità, infrastrutturazione organizzativa e tecnologica, qualità ecologica di territori e ricettività”, da sviluppare grazie a “politiche pubbliche di investimento mirate e intelligenti”. Salvata, fortunatamente, dalla scarsa diffusione del coronavirus, la Calabria, scrivono Goel-Gruppo Cooperativo e Comunità Progetto Sud, deve urgentemente dotarsi di un sistema sanitario efficiente, puntare sul mutualismo, che rafforza le economie locali, fare tesoro del patrimonio di democrazia e sussidiarietà cresciuto durante il lockdown, grazie all’impegno solidale di cittadini e associazioni. «La lotta di liberazione della Calabria passa attraverso tante scelte da fare – afferma Anna Parretta, nuova presidente di Legambiente Calabria – dalla partecipazione di tutti alla legalità, dalla tutela dell’ambiente e dalla riconversione ecologica dell’economia fino alla rigenerazione di una classe politica, che raramente ha fatto gli interessi della collettività. Ma soprattutto dobbiamo iniziare a guardare la Calabria e a guardarci con occhi diversi». C’è bisogno, insomma, di una nuova consapevolezza. «La Calabria ha un enorme patrimonio di bellezze naturalistiche e grandi potenzialità umane – aggiunge la presidente regionale di Legambiente – ma noi calabresi non riusciamo ad avere una visione di insieme. Come se ci mancassero gli specchi o se ci inviassero un’immagine distorta». La stessa che condanna la Calabria, nonostante le sue straordinarie risorse, a marginalità e impoverimento.

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Enrico Fontana
Giornalista. membro della segreteria nazionale di Legambiente. Responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente

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