Pneumatici, in Campania il maggior numero di traffici illeciti

Il dato emerge dal Rapporto dell’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e pfu in Italia presentato oggi al ministero dell’Ambiente. Seguono Lombardia, Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna / Pfu, Costa annuncia il decreto end of waste / Segnala gli episodi illeciti sulla piattaforma CampioPulito

Discarica di Pneumatici a Montesilvano

È stato presentato oggi a Roma al ministero dell’Ambiente il Rapporto dell’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e pfu (pneumatici fuori uso) in Italia. Il dossier contiene i risultati della piattaforma di whistleblowing CambioPulito ed è frutto di un progetto condiviso da Legambiente e dai consorzi per la gestione degli pfu Ecopneus, EcoTyre e Greentire – che gestiscono circa l’85% del totale nazionale – e le associazioni di categoria Confartigianato, Cna, Airp, Federpneus e Assogomma.

I numeri del Rapporto

Il lavoro di monitoraggio e analisi condotto dall’Osservatorio è durato oltre due anni e mezzo e ha permesso di definire un quadro chiaro delle aree di criticità che espongono a illegalità e irregolarità la raccolta e il recupero dei pfu, un sistema che ogni anno assicura su tutto il territorio nazionale il recupero di oltre 380.000 tonnellate di pneumatici fuori uso raccolte da gommisti, autofficine e stazioni di servizio.

Secondo il dossier, ogni anno vengono immessi illegalmente nel mercato nazionale tra 30 e 40mila tonnellate di pneumatici. Un business enorme a cui vanno aggiunti il mancato versamento del contributo ambientale per la loro raccolta e riciclo pari a un totale di circa 12 milioni di euro, un’evasione dell’Iva stimabile in circa 80 milioni di euro e un’esposizione al rischio di abbandono nell’ambiente di pneumatici fuori uso derivanti da attività illegali.

Nel complesso, questi flussi illegali continuano a condizionare fortemente il funzionamento del sistema e a penalizzare l’attività degli operatori onesti. I pfu generati illegalmente, infatti, finiscono per confondersi nella massa complessiva di pfu da raccogliere, facendo saltare gli obiettivi fissati ogni anno e causando da un lato l’accumulo di pfu nei piazzali degli operatori, dall’altro il rischio di abbandoni illeciti nell’ambiente.

Dal giugno 2017 al 15 dicembre del 2019 l’Osservatorio e la piattaforma CambioPulito hanno registrato 361 denunce di illeciti che hanno riguardato 301 società. Le segnalazioni raccolte – processate da Legambiente attraverso i propri avvocati dei Centri di Azione Giuridica (Ceag) – sono risultate nella quasi totalità dei casi precise e circostanziate, corredate da documentazione a supporto, tanto da concretizzarsi in 8 esposti inoltrati alle forze dell’ordine: ai Carabinieri per la tutela dell’ambiente, con la segnalazione di 136 aziende (126 italiane e 10 straniere), con il 35% degli operatori successivamente sottoposti a controllo che è stato oggetto di sanzioni; all’Autorità garante del mercato e della concorrenza, con la segnalazione di 14 siti internet (5 italiani, 9 esteri); al Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli, con la segnalazione di 24 casi nella sola Campania.

Tutti gli esposti si sono concentrati su presunte commercializzazioni illegali online (spesso con l’estero, verso cui l’azione di contrasto e repressione appare ancora complessa e spesso dalle “armi spuntate”) e smaltimento illecito, sull’omesso versamento contributo IVA e contributo ambientale, esercizio abusivo della professione e concorrenza sleale. Circa l’80% delle segnalazioni ha riguardato presunte violazioni delle regole di commercio, della libera concorrenza e del mercato del lavoro e grazie ad esse è stato possibile mettere a fuoco anche la dinamica della recrudescenza di furti di pneumatici nuovi per l’immissione di pneumatici nel mercato nero (soprattutto online).

Campania in testa

Per quanto concerne invece la parte di filiera che gestisce i pfu, si registrano illeciti nel mercato di pneumatici spacciati per gomme usate, con furti di pfu per attività di riciclo illegale, con truffe sui sistemi di pesatura dei pfu. Tra le regioni più interessate dalle segnalazioni ci sono la Campania, che ha raccolto in assoluto il maggior numero di segnalazioni (77), seguita da Lombardia (51), Puglia (25), Abruzzo (22), Emilia Romagna (21), Sicilia (18), Calabria (17), Liguria (15) e Lazio (14).

“Dal 2011, grazie al decreto del Ministero dell’Ambiente che ha introdotto il nuovo sistema di raccolta e gestione dei PFU, fondato sul contributo ambientale e la responsabilità dei produttori, l’Italia si è lasciata definitivamente alle spalle una situazione fatta di abbandoni sistematici di PFU, con gravi rischi ambientali, testimoniati dai cosiddetti stock storici di questi rifiuti ormai svuotati. Non solo: il nostro Paese può contare oggi, anche per questa filiera dell’economia circolare, su un sistema di eccellenza in Europa – ha dichiarato Enrico Fontana, coordinatore dell’Osservatorio – e non può permettersi che questo patrimonio, attraverso cui si generano risorse economiche e posti di lavoro nelle filiere dell’economia circolare, con importanti benefici ambientali, sia compromesso da chi opera nell’illegalità. Per questa ragione è importante che realtà diverse tra di loro, da Legambiente ai principali consorzi di gestione dei PFU fino alle associazioni di categoria, abbiamo deciso di condividere un impegno concreto a tutela della grande maggioranza di operatori onesti, che sono i primi a subire le conseguenze sul mercato di chi accumula profitti illegalmente”.

Le proposte contenute nel Rapporto

Per invertire il trend, rendere sempre più efficiente e trasparente questo sistema e contrastare il più possibile i flussi illegali, è dunque necessario far sì che tutti i quantitativi di pfu siano ricondotti alla legalità e al sistema nazionale di gestione dei pneumatici fuori uso, garantendo il recupero di tutti quelli generati e tutelando gli operatori corretti. In tal senso, tra le misure attenzionate al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, presente alla discussione del Rapporto, una maggiore trasparenza del sistema di raccolta e avvio al riciclo di pfu, una maggiore tracciabilità dei flussi di generazione, il rafforzamento del sistema di controlli, la promozione delle filiere di recupero di materia della gomma riciclata.

A queste misure devono po necessariamente far seguito una serie di azioni concrete: l’istituzione del Registro dei produttori e degli importatori di pneumatici e aggiornamento almeno semestrale della Banca informativa pneumatici Bip, già esistente presso il ministero dell’Ambiente; l’istituzione sempre al ministero di un Ufficio di controllo dei soggetti autorizzati alla raccolta di pfu (consorzi e individuali); la costituzione di una task force tra forze dell’ordine e Agenzia delle dogane per contrastare i fenomeni di vendita in nero di pneumatici, i traffici e gli smaltimenti illegali di pfu; l’istituzione di un Tavolo permanente di consultazione al Ministero con i sistemi collettivi di gestione dei pfu e le associazioni di rappresentanza delle imprese di filiera.