Plastica: all’Italia il primato normativo

Al nostro Paese la leadership per le leggi contro l’inquinamento causato da questo materiale. Lo dimostrano la norma sui bioshopper e lo stop ai cotton fioc in plastica non biodegradabile e alle microplastiche nei cosmetici

Uno shopper in bioplastica

Sul fronte delle normative di contrasto all’inquinamento da plastica in mare l’Italia detiene la leadership. Lo dimostrano le ultime norme approvate sui bioshopper e per imporre lo stop ai cotton fioc in plastica non biodegradabile e alle microplastiche nei cosmetici.

Dal primo gennaio 2019, in base a quanto previsto dall’emendamento introdotto nella legge di Bilancio per il 2018 e firmato dall’allora presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, nel nostro Paese non verranno più prodotti né messi in commercio i cotton fioc in plastica o, comunque, non biodegradabili. I vecchi cotton fioc verranno sostituiti con quelli con il supporto in materiale biodegradabile e compostabili, con l’indicazione sulla confezione del loro corretto smaltimento e il divieto esplicito a gettarli nei servizi igienici e negli scarichi.

La stessa norma prevede che dal primo gennaio 2020 verrà vietato il commercio dei prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche, ovvero particelle di plastica di misura uguale o inferiore a 5 millimetri. 

Come detto, già a partire dal primo gennaio del 2018 erano stati resi obbligatori i bioshopper per l’ortofrutta, grazie alla legge 123/2017 che ha definito nuove norme sulle borse di plastica leggere. In base a quanto previsto da questa legge, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri – vale a dire quelli utilizzati per il trasporto di merci e prodotti in gastronomia, macelleria, pescheria, ortofrutta e panetteria – devono essere biodegradabili e compostabili secondo la norma Uni En 13432, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40% e sono distribuiti esclusivamente a pagamento.