martedì 21 Settembre 2021

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Plastica in mare, otto persone a processo per disastro ambientale

Otto persone andranno a processo per disastro ambientale dopo essere state rinviate a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino. L’accusa nei loro confronti è di essere responsabili dello sversamento in mare di milioni di dischetti di plastica causato dal cedimento della vasca di un depuratore del comune di Capaccio, lungo la costa del Cilento. Il fatto risale al febbraio del 2018. Finiti in mare, i dischetti vennero trasportati dalle correnti raggiungendo diverse spiagge affacciate sul Tirreno e arrivando fino alle coste di Francia, Spagna, Malta, Lampedusa e addirittura in Tunisia.

Gli imputati, riporta Repubblica.it, sono tecnici e amministratori delle aziende impegnate nei lavori: “gli ingegneri del Comune di Paestum Carmine Greco e Gianvito Bello, Gerardo De Rosa, ex amministratore unico, e Angelo Corradino, ex direttore tecnico dell’azienda speciale ‘Paistom’, Antonino Fiore, direttore dei lavori e Giuseppe Iodice, collaudatore dell’impianto, Guido Turconi ed Elio Bardone, legale rappresentante e direttore dei lavori della Veolia Water Tecnologies (l’azienda del colosso multinazionale francese Veolia), che si è occupata dell’adeguamento e ripristino del depuratore. Uno degli imputati, Angelo Corradino, ha scelto il rito abbreviato”.

La decisione di avviare un processo per disastro ambientale causato dallo sversamento di plastica in mare può adesso rappresentare una decisione storica. Qualora dovesse essere provata la colpevolezza degli imputati, per loro è previsto un periodo di reclusione da 5 a 15 anni. Tra i primi a commentare la notizia è stato Giuseppe Giarletta, avvocato di Legambiente Campania, accettata come parte civile nel processo insieme a Wwf, Codacons, Comune di Formia e Comune di Latina. “L’accusa sostiene che il depuratore soffre di problematiche strutturali ataviche – ha spiegato sempre a Repubblica.it – nonostante questo non è mai stato bloccato ma anzi è stata sovraccaricata una conduttura che non era danneggiata. L’eccessiva pressione ha determinato lo sfondamento del depuratore che ha riversato in mare i dischetti per depurare le acque”.

“Chi inquina deve pagare e oggi questo può avvenire – spiega il presidente di Legambiente Stefano Ciafani –  grazie alla legge 68/2015 sugli ecoreati, approvata nel 2015 dopo una battaglia ventennale dell’associazione, che prevede tra i nuovi delitti anche l’inquinamento e il disastro ambientale. Reati per i quali sette delle otto persone, un altro sarà giudicato con il rito abbreviato, sono state rinviate a giudizio per la vicenda dei dischetti di plastica dispersi in mare, uno scempio ambientale senza precedenti visto che i dischetti sono stati trovati non solo sulle coste italiane ma anche su quelle di altri paesi, tra cui Francia e Spagna, come denunciato più volte dal progetto Clean Sea Life, di cui Legambiente è partner, sulla base delle segnalazioni arrivate in questi anni. Il problema dei rifiuti marini – continua Ciafani – costituisce un’emergenza ambientale di scala mondiale, dopo quella dei cambiamenti climatici, che deve essere al più presto risolta mettendo in campo azioni concrete coordinate tra Stati, puntando su politiche di prevenzione e sensibilizzazione, su una corretta gestione dei rifiuti e coinvolgendo cittadini e giovani generazioni. Dall’altro canto, però, occorre non abbassare la guardia punendo chi inquina e chi commette reati contro l’ambiente. Per questo ci siamo costituiti parte civile affinché ecogiustizia sia fatta in nome dell’ambiente, del popolo inquinato e del mare”.

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Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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