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Più biodiversità contro la crisi climatica

Il 2021 si chiude con la notizia della scomparsa di Edward Osborne Wilson, il fondatore della sociobiologia e della psicologia evolutiva. Un anno che ha dato il via al decennio cruciale per fermare la perdita di biodiversità entro il 2030

 

Il 2021 si chiude con la notizia della scomparsa a 92 anni di Edward Osborne Wilson, il fondatore della sociobiologia e della psicologia evolutiva che ha sviluppato le basi della moderna conservazione della biodiversità. Un anno che ha dato avvio al “decennio cruciale per fermare la perdita della biodiversità entro il 2030” per invertire la rotta e mettere al centro le 8 grandi transizioni evidenziate dal Global Biodiversity Outloook prodotto dalla CBD – Convenzione sulla diversità biologica. Nel mentre l’inquinamento ed i cambiamenti di habitat e del clima stanno mettendo a dura prova le specie e gli ecosistemi: un milione di specie di piante, insetti, uccelli e mammiferi in tutto il mondo sono attualmente minacciate di estinzione, e ogni giorno si estinguono fino a 200 specie.

Abbiamo poco tempo a disposizione e, malgrado le dichiarazioni di principio, le pressioni antropiche che guidano il declino della biodiversità si stanno intensificando. Nessun impegno stringente per fermare la crisi climatica è stato preso dalla Cop 26 di Glasgow (a parte la banalità di piantare un miliardo di alberi), né dalla Cop 15 sulla biodiversità di Kunning dove la promessa di fermare la perdita di biodiversità terrestre e marina è rimaste tale. La pandemia da virus SARS- CoV-2 che continua a persistere, invece, non ha dato la spinta a non sottovalutare più gli effetti del clima sugli ecosistemi e la salute, e si continua a rimandare l’approccio One World, One Health, nella gestione integrata degli ecosistemi per mantenerli in salute insieme alle persone e agli animali che li abitano.

L’Europa sembra avere le idee più chiare, ed ha proposto la strategia per la biodiversità e le foreste richiamando gli Stati membri verso soluzioni basate sulla natura

Solo l’Europa sembra avere le idee più chiare, ed ha proposto la strategia per la biodiversità e le foreste richiamando l’impegno degli Stati membri verso soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solution) per conservare e ripristinare foreste e suolo, proteggere gli ecosistemi marini e costieri e implementare le infrastrutture verdi nelle città e nelle aree urbane.

Occorre consapevolezza che l’esito positivo, e per nulla scontato, della transizione ecologica e climatica dipende anche da noi. Perché noi siamo parte della soluzione. E noi siamo determinanti per favorire le scelte del Piano nazionale di ripresa e resilienza che garantiscono la protezione del 30% di aree terrestri e marine. Obiettivo che si raggiunge “sporcandosi le mani” con la pratica quotidiana e la costruzione di alleanze territoriali e il coinvolgimento delle comunità locali.

Grazie alla legge 394/91, la nascita delle aree naturali protette non è dipesa da un’elite culturale che ha calata dall’alto ogni decisione. Semmai è stato il frutto di un confronto, in alcuni momenti anche aspro, e un corpo a corpo territoriale attraverso il quale sono state ascoltate le esigenze dei protagonisti per poi canalizzarle in un percorso partecipato ed alla fine condiviso.  Non abbiamo mai considerato le comunità locali come il nemico da sconfiggere per vincere il premio dell’area protetta, al contrario abbiamo lavorato per rendere tutti consapevoli del valore strategico della scelta del parco o della riserva. E così continueremo a fare anche nei prossimi anni perché serve più biodiversità contro la crisi climatica, e per raggiungere l’obiettivo del 30% di aree protette al 2030 – in sostanza triplicare l’attuale percentuale di territorio protetto – serve passione e intelligenze da parte di chi promuove la nascita delle aree protette e un veloce cambio di passo da parte di chi deve decidere.

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Antonio Nicolettihttps://www.lanuovaecologia.it
Responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente

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