Pinete da salvare

I pini da pinoli sono minacciati dalla cocciniglia “Toumeyella parvicornis”. Importata in Italia con piante non certificate. Ha colpito soprattutto in Campania ma minaccia di diffondersi

Toumeyella Parvicornis o Cocciniglia

Un nemico mortale, la cocciniglia Toumeyella parvicornis, minaccia tutte le pinete storiche della penisola italiana. Si tratta di un piccolissimo insetto che attacca soprattutto i pini da pinoli (Pinus pinea), causando estesi deperimenti spesso letali. La Campania è, per ora, la regione più colpita, ma l’infestazione minaccia di espandersi come un incendio.
«In pochi anni potremmo registrare attacchi in tutte le pinete da pinoli d’Italia – spiega il professor Antonio Pietro Garonna, docente di Entomologia generale e applicata all’università di Napoli Federico II – infatti questo insetto, che nel suo habitat originario nordamericano si riproduce una sola volta all’anno, nei nostri climi ha almeno tre generazioni per anno». E non ha, qui da noi, competitori naturali.
La Toumeyella probabilmente è arrivata in Italia con piante importate senza le necessarie certificazioni fitosanitarie e i controlli previsti per legge. «Le stesse disposizioni che vietano di importare un antagonista della cocciniglia dall’areale nativo, perché anche quello, se introdotto in un ecosistema nuovo, potrebbe avere effetti indesiderati – continua il professor Garonna – Stiamo studiando diversi possibili antagonisti fra gli insetti locali, ma siamo ancora alla prima fase della sperimentazione. Inoltre cerchiamo di capire perché altre specie del genere Pinus, come il pino d’Aleppo, siano molto meno suscettibili all’infestazione». Anche le eradicazioni a tappeto, come per la Xylella, sarebbero inutili. «Le neanidi (gli insetti appena nati, ndr) sono talmente leggere che il vento può trasportarle per molti chilometri, come è già avvenuto qui in Campania». Né si può ricorrere alla chimica, il cui uso in ambito urbano è severamente regolamentato dal decreto legislativo n. 150 del 14 agosto 2012 per evitare rischi alla popolazione: è praticamente impossibile irrorare in pinete vicine ai centri abitati. Ma c’è un’altra strada: «Con l’endoterapia, iniezioni con insetticidi al tronco degli alberi – spiega Garonna – che funziona soprattutto su alberi giovani, si possono ottenere validi risultati, e poi ci sono le buone pratiche: lavaggi della chioma con saponi di sali potassici, potature mirate… non sono risolutive, ma permettono di allungare la vita delle piante, dando più tempo alla ricerca. Per esempio, in alcune zone, salta agli occhi la differenza fra le piccole pinete private, curate dai proprietari, e la grande pineta demaniale abbandonata a se stessa. Purtroppo questi interventi hanno un costo notevole, soprattutto perché vanno effettuati da ditte specializzate, e richiedono le necessarie autorizzazioni». Quindi tempi non brevissimi. Ma non intervenire avrebbe costi più elevati.
«Il semplice buonsenso ci dice che sarebbe un danno incalcolabile – spiega il professor Davide Marino, docente di Estimo e contabilità ambientale all’università del Molise – Innanzitutto per la perdita della produzione di pinoli, che sono già attualmente una merce molto costosa. E poi, visto che le pinete storiche, per l’età delle piante, sono quelle più a rischio, il danno al paesaggio, e di conseguenza al turismo, alla cultura, perfino all’identità di alcuni luoghi è quasi inimmaginabile». A questo poi si aggiunge il costo della distruzione delle piante morte, che per non diffondere l’infestazione andrebbe preferibilmente fatta sul posto.
In soccorso può venire l’opera dei privati cittadini. A questo scopo è nato, a Ischia, il coordinamento fra Legambiente Isola d’Ischia, il Garden club Ischia e una neonata associazione, “Gli alberi e noi – Isola Verde”. «Il volontariato – conclude il professor Garonna – può affiancare la ricerca, diffondendo le informazioni può fare pressione sugli enti locali per l’applicazione delle buone pratiche». E, a problema risolto, piantare alberi al posto dei pini morti. l