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Piccoli comuni, luoghi di innovazione sociale e economica

Piccoli comuni

Ci stiamo avvicinando alla Festa dei piccoli comuni, all’appuntamento di Voler Bene all’Italia, il prossimo 2 e 3 giugno. La prima volta dopo l’approvazione della legge sui Piccoli Comuni, caparbiamente voluta da Ermete Realacci. E dobbiamo registrare, in questa settimana, alcuni eventi dal sapore paradigmatico. Mentre il nuovo governo è in gestazione sulla base di un Contratto, che guarda alla società con occhiali certamente nuovi, ma profondamente reazionari, sul territorio avvengono cose importanti e che parlano il linguaggio dell’innovazione sociale. E, guarda caso, si concentrano proprio su quel nesso che la nuova compagine di governo vuole negare: gli immigrati sono una potente leva di innovazione e miglioramento dei nostri territori, delle nostre comunità.

Da venerdì a domenica si è tenuto a Benevento ed in alcuni piccoli comuni della provincia il festival #PortidiTerra, organizzato dalla Caritas e dal consorzio “Sale della Terra” insieme alla rete dei piccoli comuni del Welcome. Domani a Chiusano d’Asti il Forum sulle disuguaglianze e le diversità e la Strategia per le aree interne organizzano un incontro su “Migrazioni e accoglienza generativa nelle aree interne”. Parole diverse per dire due cose: gli Sprar sono oggi la punta di diamante dell’accoglienza che fa bene ai territori, genera innovazione nelle relazioni, rivitalizza le comunità, crea nuove occasioni di lavoro. E, soprattutto, che non c’è buona accoglienza se non c’e sviluppo locale e viceversa. Questo passaggio è forse quello più importante, come ha confermato la discussione avvenuta sabato a Torrecuso, a cui ho avuto l’occasione di partecipare per Legambiente con Caritas Slow Food Legacoop Turismo ed il sindaco Cutillo. Si parlava di accoglienza e migranti, ma al centro della discussione è stato lo sviluppo locale nei territori delle aree interne.

E qualche punto con chiarezza è stato indicato.

C’è una monocultura metropolitana, che abbiamo ereditato dal ‘900, che ha affermato la sua egemonia escludendo ogni diversità dal suo orizzonte. È una monocoltura che ha desertificato le aree non densamente abitate, dal punto di vista dello sviluppo, ponendo, paradossalmente, le condizioni per il loro rilancio (perché oggi queste aree godono di un innegabile vantaggio ambientale). È la stessa monocoltura, che si è applicata al mondo agricolo e industriale, imponendo un modello che ha creato i disastri ambientali e sociali che conosciamo. È la stessa monocoltura urbana che vorrebbe vedere per le aree interne un’unica possibilità di rilancio: lo sviluppo del turismo. Un’ipotesi che se intrecciata con altre filiere può essere molto importante, ma da sola, no, non c’è la può fare a dare una prospettiva a questi territori. In questi anni si è molto investito nel recupero dei patrimoni e della memoria, per valorizzare le identità locali. Tutte cose sacrosante, ma che a lungo andare, se l’approccio culturale rimane quello pensato nella monocultura urbana, non generano nulla se non musei a cielo aperto. Vuoti di idee, di creatività, di nuovi lavori e nuove persone.

Meglio sarebbe parlare di piccoli comuni e aree interne come luogo votato all’innovazione. Innovazione sociale economica e tecnologica, in cui l’innesto di persone giovani che vengono da altre culture può rappresentare davvero il volano di un altro sviluppo. Ad una condizione, che risorse pubbliche, politiche locali, azioni culturali, valorizzazioni ambientali, avvengano nella nuova consapevolezza che oggi parte del futuro del nostro paese dipende da queste terre. Che la qualità e la sicurezza della pianura, dipende dalla montagna, non solo sul terreno per noi scontato della sicurezza idrogeologica e dei servizi ecosistemici (che comunque richiederebbero una grande innovazione nelle politiche fiscali per valorizzare il ruolo di queste terre per il bene generale del paese – altro che Flat tax), ma anche su quello dell’innovazione tecnologica per il recupero e la messa in sicurezza delle abitazioni, per la produzione energetica, per la cura delle foreste in funzione dell’assorbimento della CO2: un ruolo centrale nella modernizzazione del paese.

Gli appuntamenti che organizzeremo con Voler Bene all’Italia saranno l’occasione per fare un altro passo avanti nella consapevolezza della sfida che ci attende.

 

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