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Piantagioni illegali olio di palma: uccisi giornalisti indonesiani

Golfrid Siregar, a sinistra, protesta contro il proposto progetto idroelettrico di Batang Toru, habitat dell’orangutan Tapanuli in pericolo di estinzione

I giornalisti indonesiani Maraden Sianipar e Martua Siregar sono stati trovati morti con ferite di arma da taglio e colpi di machete in una piantagione illegale di palme da olio a Sumatra che era stata oggetto delle loro inchieste e denunce. I cadaveri martoriati sono stati trovati nei giorni scorsi. La polizia, sollecitata dalla stampa indipendente (vedi post), ha promesso un’indagine completa, ma ha dichiarato che non è chiaro se le morti siano state collegate al lavoro dei giornalisti o a una disputa di lunga data con la comunità locale sui frutti della piantagione. Secondo quanto riferito, le vittime accompagnavano una delegazione di attivisti della comunità che aveva cercato di ottenere il controllo del raccolto di palme nella piantagione dopo che le autorità avevano indagato e bloccato la società proprietaria, la Sei Alih Berombang (SAB), che aveva illegalmente deforestato un’area di 750 ettari.

Le morti di Maraden e Martua sono avvenute nello stesso mese in cui l’attivista ambientalista Golfrid Siregar è deceduto per gravi ferite alla testa che, secondo la polizia, derivano da un incidente causato guida in stato di ubriachezza, ma che secondo il Forum indonesiano per l’ambiente (Walhi) è legato ai loschi interessi delle compagnie che controllano le piantagioni. Chi lo conosceva ha testimoniato che Golfrid Siregar non era un bevitore mentre era coinvolto in una causa anche contro il governo di Sumatra del Nord per presunta falsificazione nel processo di autorizzazione di un controverso progetto idroelettrico in un habitat di oranghi.

Il numero di casi segnalati di violenza contro i giornalisti è salito a 64 nel 2018 da 60 nel 2017, secondo l’Alleanza dei giornalisti indipendenti (AJI). Il gruppo afferma che i principali autori di abusi contro i giornalisti sono le aziende e lo stato. Ci sono stati anche 171 casi registrati di violenza contro attivisti in Indonesia tra il 2010 e il 2018, secondo l’Indonesian Human Protection Foundation (YPII), con la maggior parte degli attivisti ambientali delle vittime.

Cosa c’entriamo noi?

L’Europa è la seconda importatrice, dopo l’India, di olio di palma indonesiano. Ma mentre l’India l’uso principale è alimentare, per noi è soprattutto biocarburante e biocombustibile. E se l’Europa intera acquista dall’Indonesia quasi 5 milioni di tonnellate di olio e derivati, l’Italia da sola (dati 2018) più di un milione di tonnellate, siamo secondi dopo la Spagna. Il 54% del nostro consumo nazionale serve per riempire i serbatoi delle auto, l’11% per produrre elettricità, mentre il resto si divide tra alimenti, cosmesi e prodotti per lavare.

Per questa ragione chiediamo con tutte le nostre forze che l’Italia cessi di sussidiare per legge l’olio di palma nei carburanti e nei combustibili. Chiediamo a governo di non renderci tutti complici inconsapevoli di distruzione di foreste, sterminio di specie animali come gli oranghi, di ingiustizie e soprusi, cambiando una legge assurda che destina 240 milioni (almeno) della nostra spesa annuale ai distributori di carburanti all’olio di palma. In proposito abbiamo scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e appena lanciato una petizione popolare (firma qui) e una proposta di emendamento al Senato sul decreto Clima del governo per la fine dei sussidi assassini.

 

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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