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Sicurezza stradale: è scontro tra associazioni e Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile

Le linee guida del futuro Piano nazionale vanno in una direzione preoccupante. La responsabilità della sicurezza in strada non deve essere addossata su bambini, anziani, pedoni, ciclisti, motociclisti

di FEDERICO DEL PRETE*

La mobilità sostenibile è un personaggio in cerca d’autore che tutti tirano per la giacchetta: per alcuni è cambiare automobile, per altri condividere qualsiasi veicolo, altri ancora raccomandano di muoversi il meno possibile. A latitare è una visione olistica, inclusiva, non settoriale. La mobilità sostenibile, splendida chimera cui allude anche la nuova intitolazione del Ministero già delle Infrastrutture e dei Trasporti, sembra invece poter essere qualcosa di molto più semplice e diretto: la parità dei cittadini nello spazio pubblico per eccellenza, la strada. Anche solo garantendo a tutti pari opportunità e la piena libertà di scelta sulla modalità di trasporto da utilizzare si possono raggiungere gli obiettivi ambientali, sociali e anche di sicurezza della persona imposti dall’emergenza ambientale e dalle leggi vigenti.

Le linee guida al PNSS, il futuro Piano Nazionale della Sicurezza Stradale, appena approvate dal Parlamento su proposta del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile di concerto con Interni, Istruzione e Salute, vanno in una direzione opposta e preoccupante. Pur richiamando la severità  di Vision Zero (zero vittime stradali al 2050) proposta dall’Unione Europea e indicando le necessarie integrazioni del PNSS con il Piano Generale della Mobilità Ciclistica, il Piano Strategico della Mobilità Sostenibile, i PUMS e altri dispositivi, la visione di questo documento sembra piuttosto quella di città e territori adatti per maschi adulti, possibilmente atletici, per lo più alla guida di automobili. Tutti gli altri si arrangino, strisciando contro i muri, meglio ancora rimanendo in casa.

Potrebbe sembrare una forzatura o facile ironia, ma scorrendo le pagine del documento contraddizioni e deformazioni si delineano in modo sempre più allarmante. Legambiente e le associazioni del Terzo Settore hanno promesso battaglia, opponendosi a una premessa concettuale inammissibile. Nelle linee guida al PNSS un pugno di accademici riuniti in “un’associazione temporanea di scopo” e i dirigenti del MIMS hanno individuato in bambini, anziani, pedoni, ciclisti e motociclisti le categorie più esposte al rischio, accollando proprio a loro gli effetti di “linee strategiche” discutibili almeno quanto desolanti, come l’ormai celebre casco obbligatorio per la bicicletta.

Le linee guida per il PNSS non contemplano, nel paese in vetta alla classifica europea delle automobili pro capite (666 automobili ogni 1000 abitanti, neonati e moribondi compresi, una cifra davvero “demoniaca”), né la presenza degli automobilisti come categoria a rischio, come sarebbe doveroso, né una qualsiasi attribuzione di responsabilità anche a loro carico, come vorrebbe qualsiasi strategia utile. Piuttosto, la guerra tra poveri, dove lo status quo non si tocca; al più debole tocchi invece l’onere della sicurezza messa a rischio da altri.

Nel documento non compaiono infatti “linee strategiche” dedicate alle quattro e più ruote: niente, ad esempio, dispositivi per l’eliminazione delle zone cieche nei mezzi pesanti, o di una formazione qualificata e permanente ai conducenti, in uno scenario metropolitano sempre più affamato di suolo da consumare, dove i cantieri fanno vittime anche fuori dal contesto lavorativo. Niente accenni all’adozione di misure per limitare la velocità delle automobili, in un paese dove la multa per autovelox non segnalato è sempre illegittima; quando invece, in sede europea, si è già approvata una risoluzione per limitare a 30Km/h la velocità dei mezzi a motore in tutte le aree residenziali del continente. Piuttosto, accenni alla pericolosità delle “condizioni meteo avverse” (quali? Per chi?) o, in modo davvero denigratorio per anziani, ciclisti e pedoni, una “Compromissione funzionale dello stato psico-fisico” messa in cima ai principali fattori di rischio, come se queste categorie fossero in primis poco affidabili, imprevedibili, e chi invece avesse a che fare con loro dall’altra parte del parabrezza fosse sempre vigile e performante.

Legambiente e le associazioni del Terzo Settore che si occupano di mobilità hanno subito rilevato l’inopportunità di procedere con queste premesse, chiedendo pubblicamente di rivedere in modo radicale l’impostazione delle linee guida al PNSS di un paese così tanto motorizzato come l’Italia. Nel rapporto si rammenta, tra l’altro, come in sei anni (2012-2018) il numero di feriti gravi sia passato da 3,5 a 5,6 per ogni deceduto in un incidente stradale: un aumento su cui riflettere, che si confonde nella generale diminuzione dei feriti più in generale, tranne, significativamente, per ciò che riguarda i ciclisti, unici ad aumentare. Può l’obbligatorietà di un casco disegnato per cadute a bassa velocità essere efficace durante l’impatto con un veicolo, o piuttosto essere dissuasivo nei confronti di una ciclabilità diffusa che tutti si augurano?

Da noi bisognerebbe scalare marcia verso la condivisione dello spazio pubblico e una quota sempre maggiore di mobilità attiva, non accelerare un modello pericolosamente automobile-centrico. Il ministro Giovannini, impegnato e attento nella sostenibilità sociale e ambientale, rifletterà sicuramente su questo evidente limite culturale espresso dai suoi dirigenti e ricercatori.

Hanno firmato l’appello con Legambiente

Salvaiciclisti Bologna / Salvaiciclisti Roma – Sic Roma / Ciclostile – Ciclofficina popolare del Centro Sociale Bruno – Trento / hub.MAT APS – Olbia / Milano Bicycle Coalition ASD / Legambici APS Milano / Kyoto Club / Alleanza Mobilità Dolce / Rete Vivinstrada / Bikeitalia.it / Greenpeace Italia / Cittadini per l’aria Onlus / Bike to school / Bike4City / Napoli Pedala / Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta / Consulta cittadina sicurezza stradale, mobilità dolce, sostenibilità di Roma Capitale / Consulta della Mobilità Ciclistica e Moderazione del Traffico – Torino / Fondazione Michele Scarponi Onlus

*presidente Legambici

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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