Energia, andare oltre il Pniec per decarbonizzare l’economia italiana

Il Piano integrato energia e clima adottato dal governo italiano è inadeguato per fronteggiare l’emergenza climatica e sostenere la conversione green delle nostre industrie. Serve definire una nuova road map / Clima, le chiacchiere stanno a zero / Emergenza climatica, l’Italia scende al 26esimo posto / Gli italiani e l’energia: per il 79% sono il futuro

immagine di una miniera di carbone a cielo aperto

Il Piano integrato energia e clima (Pniec), recentemente adottato dal governo italiano, non rappresenta il drastico cambio di passo necessario per fronteggiare l’emergenza climatica e accelerare la decarbonizzazione dell’economia del nostro Paese. Risponde solo ai requisiti minimi previsti dall’attuale normativa europea, già in via di ridiscussione per adeguarsi alla necessaria ambizione richiesta dall’Accordo di Parigi e rispettare la soglia critica di 1.5°C.

Un Piano poco ambizioso negli obiettivi con una riduzione delle emissioni al 2030 di solo il 37%, al di sotto dell’attuale target europeo fissato al 40%, e con una proiezione al 2050 di appena il 64%, ben lontano dal traguardo della neutralità climatica entro il 2050 fissato dall’Ue. Una valutazione, questa, peraltro condivisa dallo stesso ministro dell’Ambiente Sergio Costa il quale, lo scorso 12 febbraio, rispondendo a un’interrogazione alla Camera si è impegnato ad avviare la revisione del Piano non appena la Commissione adotterà la Legge quadro europea sul clima con i nuovi target per raggiungere la neutralità al più tardi entro il 2050.

Il Pniec è infatti fondato essenzialmente sulla continuazione delle misure esistenti rimandando tutto al dopo 2030. Una politica del rinvio inammissibile. Gli anni da qui al 2030 sono cruciali per fronteggiare l’emergenza climatica. Come evidenzia l’Emissions Gap Report delle Nazioni Unite, dal 2020 al 2030 le emissioni dovranno essere ridotte del 7,6% l’anno per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C. Si tratta di un drastico cambio di passo se paragonato al trend attuale. Purtroppo confermato dal Piano, che consente di raggiungere una riduzione delle emissioni di appena l’1,7% annuo, secondo quanto stima l’Enea.

Il Pniec continua poi a puntare sul gas fossile come fonte di transizione, prevedendo addirittura una nuova capacità a gas di 3Gw e subordinando la chiusura di tutte le centrali a carbone alla realizzazione dei nuovi impianti a gas e delle necessarie infrastrutture. Con la possibilità, pertanto, di rinviare il phase-out del carbone oltre la scadenza prevista del 2025. Inoltre, si ridimensiona senza alcuna credibile motivazione il contributo degli assorbimenti agro-forestali e si continua a rimandare il phase-out dei sussidi alle fonti fossili senza definire una chiara roadmap.

Eppure l’Italia avrebbe tutto da guadagnare, in termini di riduzione di importazioni e consumi di petrolio e gas, come evidenzia il recente studio realizzato da Elemens per Legambiente, anticipando al 2030 una riduzione delle emissioni climalteranti del 60%, con la possibilità di arrivare già nel 2040 a zero emissioni nette. Per farlo è indispensabile definire una nuova strategia per la decarbonizzazione con obiettivi e misure coraggiose e praticabili, riguardanti il settore dell’efficienza energetica, dei trasporti, dell’industria e il settore civile. Solo così si potrà rendere il Pniec davvero all’altezza di quella sfida climatica che l’Italia si trova oggi ad affrontare, creando occupazione e vantaggi tangibili per l’ambiente, l’innovazione, la qualità della vita e la competitività della nostra economia.

Per raggiungere questi livelli di decarbonizzazione, è però indispensabile accelerare in 8 campi di azione: semplificare le autorizzazioni; aprire alle comunità energetiche e all’integrazione del fotovoltaico in agricoltura; spingere i sistemi di accumulo, l’efficienza energetica e l’elettrificazione delle città; potenziare reti e interconnessioni; spingere il biometano e l’eolico galleggiante. Queste nuove policy sono indispensabili per dare un massiccio impulso all’efficienza energetica, incrementare l’uso delle rinnovabili in tutti i settori, soprattutto nel mix elettrico, e far decollare l’elettrico nel settore dei trasporti. Serve anche una cabina di regia che coordini e verifichi l’efficacia degli strumenti adottati e monitori i risultati ottenuti in termini di aderenza con la strategia di decarbonizzazione.

Oggi, infatti, gli investimenti sono fermi sia nelle rinnovabili che nell’efficienza energetica. Per questo Legambiente nei prossimi mesi si impegnerà con forza per costruire alleanze, a livello locale e nazionale, in grado di raggiungere sul campo obiettivi più ambiziosi dell’attuale Pniec, attraverso scelte nette per ridurre le emissioni climalteranti e tener fede agli impegni presi con l’Accordo di Parigi. Senza contare i benefici che arriverebbero sul fronte occupazionale: con 640mila nuovi addetti tra diretti e indiretti attraverso il ciclo di investimenti, in particolare nell’efficienza energetica, ma anche nelle rinnovabili elettriche e termiche e nelle reti.

È giunto il momento di iniziare a tradurre in realtà il Green New Deal di cui abbiamo sentito tanto parlare dal nuovo governo Conte, mettendo da subito in campo un’azione climatica molto più ambiziosa del Pniec. L’Italia e il clima non possono più continuare ad aspettare.

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