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Petrolio Basilicata, Eni condannata per traffico illecito rifiuti

Si è concluso ieri il processo sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. Nel 2016 l’inchiesta portò al sequestro, durato circa quattro mesi, del Centro Olio di Viggiano (Potenza): l’accusa riguardava lo smaltimento dei rifiuti prodotti. Legambiente: “Chi ha inquinato ora paghi”

La condanna è arrivata ieri per Eni nel processo sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. Il Tribunale di Potenza ha condannato la società per il reato di traffico illecito di rifiuti. Inoltre, la compagnia petrolifera è stata condannata al pagamento di una sanzione  di 700 mila euro e alla confisca di circa 44,2 milioni di euro, da cui sottrarre i costi già sostenuti per l’adeguamento degli impianti.

L’accusa, per quanto riguarda lo smaltimento illecito di rifiuti petroliferi, aveva evidenziato che l’acqua separata dal greggio estratto nell’impianto della Val d’Agri era stata classificata erroneamente come rifiuto non pericoloso, nonostante all’interno vi fossero sostanze tossiche e quindi da indicare con appositi codici non utilizzati. Quei rifiuti erano stati smaltiti in impianti della Basilicata (Val Basento) e non, ritenuti non idonei. “Chi ha inquinato e chi non ha controllato ora deve pagare in nome dell’ambiente e del popolo inquinato. La notizia della condanna di Eni, il più grande gruppo industriale italiano partecipato dallo Stato, per organizzazione di traffico illecito di rifiuti in un processo in cui siamo tra le parti civili – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – conferma quanto la nostra associazione denuncia ormai da tempo in Val D’Agri, in Basilicata, dove negli anni ‘90 è iniziato lo sfruttamento del giacimento on shore più importante d’Europa”.

Nel 2017 con un esposto penale presentato alla procura di Potenza, Legambiente aveva chiesto di far luce sugli sversamenti di petrolio dal centro oli di Viggiano di Eni, chiedendo l’applicazione della legge sugli ecoreati. Da tale esposto è partita un’inchiesta con l’arresto dell’allora responsabile dell’impianto e un secondo processo penale per disastro ambientale ancora in corso. Dopo la condanna arrivata ieri di Eni per traffico illecito dei rifiuti, l’associazione ribadisce l’urgenza di definire immediatamente in Basilicata una strategia d’uscita dal petrolio puntando ad una riconversione 100% rinnovabile del sistema energetico. Ma di questa strategia ad oggi non c’è traccia. Anzi: la situazione in Val d’Agri, dopo venti anni di estrazioni, è peggiorata dal punto di vista socio-economico, ambientale e sanitario, come sottolinea il  Presidente di Legambiente Basilicata, Antonio Lanorte: “Gli impegni di Eni e degli altri grandi players petroliferi presenti in Basilicata non appaiono credibili o quantomeno sufficienti nell’ottica della sicurezza ambientale e sanitaria come non lo sono nella prospettiva di una progressiva ma necessariamente rapida decarbonizzazione dei processi produttivi. Le scelte strategiche di questi colossi appaiono ancora tutte proiettate verso l’espansione delle estrazioni di petrolio e gas, lasciando le briciole a prospettive alternative in particolar modo su rinnovabili e chimica verde”Duro il giudizio del presidente di Legambiente Basilicata su quanto è emerso dalla sentenza di ieri: “In attesa degli ulteriori gradi di giudizio, le inchieste che hanno colpito in Basilicata l’Eni evidenziano, a prescindere dal loro esito, livelli di approssimazione, incuria e disprezzo per il pubblico interesse alla salute e all’integrità dell’ambiente, preoccupanti e inaccettabili, con una storica e conclamata indisponibilità a mettere in campo garanzie tecnologiche credibili”.

La condanna per il traffico illecito di rifiuti nel Centro Olio di Viggiano (Potenza) è “un segnale importante per la tutela dell’ambiente”. Così la pm Laura Triassi (ora Procuratore capo a Nola), che dal 2016 ha seguito l’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata. “Bisogna tutelare – ha aggiunto – la libertà di impresa, ma è necessaria che questa si svolga nel rispetto delle norme e nella tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente”.

 

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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