Pet therapy, guarire insieme agli animali

Ospedali, case di riposo, scuole, biblioteche e perfino aeroporti. Questi sono i “luoghi di lavoro” di cani, gatti, conigli, furetti, cavalli e asini, professionisti nel creare spazi relazionali sereni ed equilibrati, la chiave della guarigione

Pet therapy

 

Ospedali, case di riposo, scuole, biblioteche e perfino aeroporti. Questi sono i “luoghi di lavoro” di cani, gatti, conigli, furetti, cavalli e asini, professionisti nel creare spazi relazionali sereni ed equilibrati, in cui è proprio il prendersi cura dell’animale la chiave della guarigione.
Cosa significa stare bene? Secondo L’Oms la salute è “lo stato di benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”. Stare bene è un concetto d’insieme, che include anche la sfera interiore. E i riscontri della pet therapy, riconosciuta scientificamente dal ministero della Salute nel 2003, parlano da soli: “I cicli di sedute stimolano l’attenzione dei partecipanti, che si lasciano coinvolgere in giochi e attività all’aria aperta, utili anche nell’ambito della riabilitazione. Durante le sedute si abbassa l’ansia, si riduce la pressione sanguigna, la glicemia e il battito cardiaco e, dopo, i livelli di cortisolo ed endorfine, ormoni del benessere risultano aumentati. Accarezzando il pelo morbido e rassicurante del pet, poi, cardiopatici e ipertesi notano una riduzione della pressione arteriosa e una frequenza cardiaca più regolare”. 
Quando il supporto dell’animale si rivela essenziale? «La pet therapy è applicabile a tutti gli ambiti di terapia» dice Renata Masio, veterinaria comportamentalista e docente in corsi per operatori. Disabilità fisiche, psichiche, cognitive o disturbi dell’apprendimento, sono, quindi, oggetto di questa coterapia che, non sostituendo, ma integrando la medicina classica, facilita il percorso di cura. «Si tratta di un articolato lavoro d’equipe – continua – che coinvolge diverse figure professionali. Oltre alla coppia operatore-animale, interagiscono tra loro medici, psicologi e infermieri, se il progetto è rivolto a pazienti affetti da patologie fisiche o mentali. In altri casi sono supportati da terapisti della riabilitazione, pedagogisti o insegnanti». Fondamentale, poi, è proprio il ruolo del veterinario, che non solo indica l’animale più adatto alla terapia da attuare, ma ne segue lo stato di salute fisico e psicologico affinché non vada incontro a stress o disagi.
Sostegno, reciprocità e relazione ben rappresentano allora questa terapia, vista con gli occhi di chi tutti i giorni ne sperimenta i benefici. Elena Sposito, operatrice qualificata, responsabile degli interventi assistiti dagli animali per la cooperativa milanese Tempo per l’infanzia, si commuove quando racconta del suo progetto emotivamente più intenso Un pet, un sorriso. «Con la collaborazione di uno staff composto da cinque cani e tre gatti, abbiamo cercato di confortare bambini e adulti oncologici, in un particolare momento di fragilità». Ogni minuto dell’incontro è imperniato sulla delicata relazione che si instaura con l’animale, capace di restituire autostima, sicurezza e un rinnovato equilibrio psicologico. E vedendo la spontaneità con cui gli animali si approcciano a loro, non è raro notare gli operatori emozionati.
E anche chi ha paura di volare ha toccato con mano l’influenza positiva della vicinanza a un animale. Da fine 2014, per calmare l’ansia che precede il viaggio, l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, primo in Italia, mette a disposizione dei suoi passeggeri più apprensivi la professionalità dell’associazione ArchiPet e del suo folto team a due e quattro zampe, costituito da 39 operatori e 16 cani. Sonia Ricciu, infermiera e colonna portante dell’associazione, spiega: «Le persone preferiscono distrarsi con gli animali, magari socializzando con i vicini, piuttosto che con un giornale o lo smartphone». Usuali in Canada e negli Stati Uniti, queste attività ludiche “scodinzolanti” davanti al terminal costituiscono una fonte di svago che, è stato appurato, riduce notevolmente i livelli di stress, non solo dei viaggiatori in partenza, ma anche dei parenti in sala d’aspetto. «Il nostro progetto pilota – riprende Sonia – è stato accolto con grande entusiasmo sia dal personale aeroportuale che dai passeggeri, per questo si è rivelato un successo. E constatiamo con piacere che in Italia sta diventando un’importante realtà».
Dalla cura all’insegnamento. La pet therapy è anche un efficace metodo educativo per insegnare ai più piccoli il rispetto verso la natura.
«I concetti di dedizione e di attenzione all’ambiente sono al centro del mio approccio professionale come terapista» rivela Teresa Albergo, ideatrice dell’innovativo metodo “Luckyleo. La fortuna di leggere con il cane”, un progetto didattico realizzato nelle principali biblioteche di Torino e dintorni, che ai benefici della lettura ad alta voce già in tenerissima età, combina la conoscenza del cane con l’amore per la natura. Storie, racconti e illustrazioni di cani associate al contatto con l’animale dal vivo, aiutano i bambini dai 2 mesi ai 10 anni a vivere un’intensa esperienza relazionale insieme ai genitori, che sono sempre invitati a partecipare. «Per noi la pet therapy arricchisce il rapporto familiare –continua Albergo – Coinvolgere i genitori significa educare anche loro a una corretta relazione uomo-animale, uomo-natura». Lavorare sul domani a partire dalla consapevolezza di oggi. I più piccoli, già a 2 anni, imparano subito come avvicinarsi ai cani in modo corretto: dopo pochi incontri sanno che è bene farsi prima annusare la mano e accarezzarli lungo la parte laterale del corpo, per relazionarsi a loro si accucciano, usano un tono di voce adeguato e così via. I più grandi sono tutt’orecchie quando Teresa racconta la storia di Lucky e affronta con loro il delicato tema dell’abbandono degli animali.
Da quando, nel 1953, lo psichiatra Boris Levinson scoprì l’influsso positivo che i cani hanno sui bambini affetti da patologie come l’autismo, di strada ne è stata fatta tanta, a dimostrazione che gli animali sono perfettamente adatti ad affiancare i medici. Come colleghi, non come cavie da laboratorio.l

 

Vuoi diventare operatore?
➽ Per lavorare nell’ambito della pet therapy occorre iscriversi al master di I livello presso l’università di Genova, oppure frequentare un corso di formazione riconosciuto dal Centro di referenza nazionale alla fine del quale, dopo un periodo di tirocinio, si diventa operatori per le “Attività assistite con animali”. Per poter condurre anche progetti educativi e/o terapeutici è necessario conseguire un’ulteriore qualifica, che attesti la frequenza di un corso avanzato.