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Perché l’economia circolare può aiutare aziende e prezzi

Lo spiega Marco Frey, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

Il forte rialzo dei prezzi di alcuni elementi chiave, tra cui i metalli necessari per la produzione di batterie, pannelli solari e turbine eoliche, pesa sui costi finali della tecnologia verde. Risultato: gli ultimi tumulti sul mercato delle materie prime possono compromettere gli sforzi per la transizione ecologica. L’allarme è contenuto in un recente rapporto della IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia): il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi sul clima costringerebbe la domanda di minerali a quadruplicare rispetto ai livelli attuali entro il 2040.

Una tendenza rialzista

Ma nel primo trimestre di quest’anno – rileva il Financial Times – i prezzi del cobalto sono saliti del 40%. A maggio il prezzo del nichel è tornato in prossimità di quota 17mila dollari per tonnellata, un livello che non si registrava da due mesi. Nel primo trimestre dell’anno, infine, il prezzo medio del litio, materia prima essenziale per le batterie, è aumentato dell’88% superando i 12.600 dollari per tonnellata. All’inizio di maggio, siamo arrivati a 13mila dollari. Se a questo aggiungiamo il record storico del rame, (il suo prezzo è praticamente raddoppiato in un anno superando i 10.100 dollari per tonnellata) e la tendenza rialzista delle terre rare si capisce bene quanto la situazione sia potenzialmente critica.

Marco Frey
Marco Frey, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

La soluzione? Potrebbe arrivare dall’economia circolare e dall’uso di materie prime seconde rispetto a quelle vergini. “La crescita dei prezzi delle commodities è inarrestabile nel lungo periodo visto che sono elementi strutturalmente scarsi” spiega Marco Frey, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. “L’economia circolare può quindi contribuire senz’altro a calmare le fiammate dei prezzi per due ordini di motivi: innanzitutto, diversificando le fonti di approvvigionamento si è meno esposti alle dinamiche di oscillazione dei prezzi. Inoltre, le imprese si avvantaggiano di prezzi stabili. E il guadagno è tanto più ampio quanto più insufficienti sono le materie prime”.

L’esempio dei minerali

Ma a che punto è l’uso dei materiali riciclati? Dipende ovviamente da settore a settore. Un buon esempio viene dal mercato del riciclo delle batterie agli ioni di litio (sempre più essenziali vista la prevista crescita futura delle auto elettriche): secondo le ultime stime della società di ricerca indiana The Insight Partners, valeva 403,77 milioni di dollari nel 2019. Entro il 2027 potrebbe raggiungere 1,4 miliardi di dollari.

Secondo uno studio di Transport & Environment, nel 2035 oltre un quinto del litio e del nichel e più della metà del cobalto necessario all’accumulo potrebbe provenire da batterie “esauste”. In base agli obiettivi fissati dalla Commissione europea entro il 2030 il 5% di litio, il 17% di cobalto e il 4% di nichel necessari per la produzione di batterie auto dovrebbero essere ottenuti dal riciclo. Nel 2035, le percentuali potrebbero salire al 22% per litio e nichel e addirittura al 65% per il cobalto.

Ammodernare i consorzi di riciclo

Ma lasciare la crescita dell’economia circolare al mercato è un bel rischio. “Serve una politica industriale a livello continentale e nazionale” prosegue Frey. “Nella Ue c’è un disegno ben delineato. Merito del Green Deal, delle strategie Farm to fork e dei piani di azione sull’economia circolare e sulla bioeconomia. Tutto ciò produce un contesto favorevole anche per l’Italia: sarebbe utile che cogliessimo questa occasione per sviluppare e ammodernare i soggetti che hanno un ruolo cruciale nello sviluppo dell’economia circolare. Penso ai consorzi di riciclo, ad esempio: sarà fondamentale arrivare a coprire non solo i materiali tradizionali ma anche quelli più innovativi”.

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