Per una civiltà ecologica

‘La sopravvivenza umana e la giustizia sociale rendono ormai un obbligo far comprendere nelle nostre leggi i diritti del pianeta’

La civiltà indiana si è costruita sulla base del Vasudhaiva Kutumbakam, che vuol dire “il mondo è una sola famiglia”: gli esseri umani fanno parte di questa famiglia e non potranno mai essere separati dalla natura. Eppure oggi, soprattutto nel mondo occidentale, le persone si sentono qualcosa di diverso rispetto al mondo della natura, come se non ne facessimo parte ma la potessimo soltanto osservare. Questa idea di separazione, che io chiamo ecoapartheid, ha portato all’antropocentrismo, a una visione che induce l’uomo a guardare la Terra come sua proprietà mentre lo sfruttamento delle materie prime nega i diritti di Madre Terra e di tutti gli altri esseri.

Un antico Upanishad (l’insieme di testi religiosi, ndt) indiano, l’Isho Upanishad recita: “L’universo è la creazione del potere supremo destinato a beneficio di tutto il creato. Ogni forma di vita individuale deve quindi imparare a godere dei suoi benefici facendo parte di un sistema in stretta relazione con altre specie. Non permettere a nessuna specie di toccare i diritti degli altri”. Gandhi trasformò questo concetto nel suo famoso motto: “La Terra può fornire le necessità di tutti, ma non l’avidità di pochi”.

La sopravvivenza umana e la giustizia sociale rendono ormai un obbligo far comprendere nelle nostre leggi i diritti del pianeta, dato che gli esseri umani fanno parte della natura, i diritti umani si basano sul diritto alla terra e i crimini contro l’umanità sono legati a crimini contro la natura.

Nel 1983 il ministero dell’Ambiente ci chiese di stilare un dossier sulle miniere nella Valle di Doon (nello Stato dell’Uttarakhand, India settentrionale, ndt). Lo studio ha portato la questione fino all’attenzione della Corte suprema, che in una sentenza ha dichiarato: “Questo è il primo caso del suo genere che coinvolge problematiche legate all’ambiente e all’equilibrio ecologico, le questioni che emergono sono di grande importanza, non solo per le persone che risiedono nella zona dei colli Mussoorie ma anche per il benessere di quelle che vivono nel Paese”. La Corte stabilì la chiusura delle miniere affermando che era necessario per “proteggere e salvaguardare il diritto delle persone a vivere in un ambiente sano con il minimo disturbo dell’equilibrio ecologico e senza pericoli”. Dopo la decisione della Corte suprema dell’India, altri Paesi hanno iniziato a includere i diritti di Madre Terra nelle loro costituzioni.

L’articolo 3 della legge indiana sui brevetti riconosce che le piante e gli animali non sono invenzioni umane, però reputa brevettabili: “semi, varietà e specie e processi biologici per la produzione o la propagazione di piante e animali”. Un brevetto è un diritto esclusivo di possedere, produrre, vendere. Un brevetto sul seme significa che il seme, un organismo vivente, è definito come prodotto inventato da una società. Un brevetto sul seme è immorale perché viola il potenziale auto evolutivo del seme. È ingiusto, perché implica che un agricoltore che risparmia sementi è un “ladro di proprietà intellettuale”, mutando così il nostro dovere di proteggere la biodiversità in un “crimine”.

Nel 2015 la Bolivia ha deciso di introdurre una dichiarazione sui diritti di Madre Terra, presentata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Comincia così: “Noi, i popoli e le nazioni della Terra, considerando che siamo tutti parte di Madre Terra, una comunità vivente e indivisibile di esseri interdipendenti con un destino comune, riconoscendo con gratitudine che la Madre Terra è fonte di vita, […] affermando che per garantire i diritti umani è necessario riconoscere i diritti di Madre Terra e di tutti i suoi esseri […]”. Lentamente, con pazienza e determinazione, stiamo cercando di creare un’alleanza globale per riconoscere i diritti della Terra e quindi per proteggere anche i diritti umani.

Una civiltà ecologica basata sui diritti della natura non è un lusso, ma deve diventare un imperativo per tuti gli esseri viventi: umani, piante, animali.