Auto, Patuanelli propone una nuova rottamazione. Quella “alla francese” è più sostenibile

Alla proposta del ministro per lo Sviluppo economico risponde Legambiente, che aggiunge: “Che senso ha avere più auto e usarle di meno? Dobbiamo incentivare la mobilità pulita non l’acquisto di mezzi di locomozione”

immagine fila macchine parcheggiate per car sharing

Cala anche a febbraio il mercato delle auto nuove, sia in Italia (-8,4%, 15 mila auto in meno) che in Europa: si cominciano a verificare, anche in Europa dopo il crollo del mercato cinese, i primi effetti della paura coronavirus. Unico segno positivo per il mercato, ma anche per l’ambiente, cresce l’auto elettrica: a febbraio in Italia se ne sono vendute 2.530 invece delle 253 dello scorso anno, ma è solo 1,5% del mercato delle auto, molto meno del 7-8% in Francia. Raddoppiano le vendite di scooter e ciclomotori elettrici rispetto al 2019.

Ora si invoca la rottamazione, persino per ragioni ambientali. L’ultimo, inaspettato, il ministro Patuanelli: “abbiamo bisogno di una nuova rottamazione per migliorare i livelli di emissioni e per dare un po’ di ossigeno al settore”. Il ministro Patuanelli dimentica che la “rottamazione” c’è già, proprio per l’auto elettrica, sino a 6 mila euro considerando l’incentivo, ai massimi di quanto previsto anche dagli altri stati europei. Ma allora quale rottamazione? Come quella del 2007 che ha incentivato i diesel che ora si mettono al bando nelle nostre città? Per favore no.

 

Come fare allora per rinnovare il parco auto con uno nuovo meno inquinante? Al momento il grande mercato europeo in cui le emissioni sono più basse è la Francia: a gennaio 96 grammi CO2 a km sul nuovo immatricolato, 101 a febbraio. In Italia siamo a 112. La Germania, abituata ad auto più grandi, è più alta e fatica a compensare con l’elettrico (Tesla model 3 è in testa nelle vendite). Il target continantale, al di sopra del quale le case pagano multe miliardarie, è fissato a 95 g CO2 a km. E come ha fatto la Francia ad abbassare le emissioni medie del venduto? Nessun mega incentivo per le auto elettriche, nessun aumento della spesa pubblica: un incentivo per il solo elettrico analogo all’Italia, ma compensato da una tassa (malus) sul nuovo venduto che inizia già dai veicoli con emissioni di 110 grammi/ CO2 (di appena 50 euro) ma che sale esponenzialmente oltre i 130 grammi. Per fare un paragone: in Italia l’ecotassa inizia oltre i 160 grammi di CO2 e si paga 1.100 euro per arrivare al massimo a 2.500. In Francia a 160 grammi si paga 6.724 euro e si arriva per chi emette oltre 172 grammi a 12.500 euro di tasse. Decisa la politica sulla flotte pubbliche e aziendali: Il 30% delle flotte auto delle pubbliche amministrazioni debbono essere elettriche o plug-in, così come il 20% delle auto aziendali con flotte superiori alle 100 unità. In Italia, dove tutte le auto aziendali godono già di benefici fiscali, ci si è limitati ad aumentarli del 5% per le auto a basse emissioni e ridurli oltre i 160 grammi CO2 a km.

 

Cala drasticamente in queste settimana l’uso dell’auto, effetto combinato del coronavirus e delle prime avvisaglie di crisi economica globale che l’epidemia ha innescato. Ne hanno risentito subito le quotazioni in borsa di Autogrill e Atlantia, società a cui fanno capo le autostrade (colpite dall’atteso calo dei pedaggi e aeroporti). Era già accaduto nel 2007 (bolla immobiliare e caro petrolio), nel 2012-2013 (crollo produzione industriale): uno dei primi segnali di crisi è l’aumento della popolazione immobile, di chi non esce di casa. Appena il 17% nel 2007, il 25% nel 2013, ancora il 20-22% in Italia prima del coronavirus. Mentre il numero di autoveicoli disponibili in Italia è cresciuto, da 35,7 milioni nel 2007 a 39,6 nel 2019, superando il numero di patenti, fermo al di sotto dei 39 milioni. Segno evidente che la mobilità della popolazione sule territorio nazionale dipende più dalle garanzie economiche e dall’efficienza dei servizi che dal numero di veicoli disponibili. Che senso ha avere più auto e usarle di meno? Dobbiamo incentivare la mobilità pulita non l’acquisto di mezzi di locomozione.

 

Il ministro Patuanelli dimentica che una nuova (giusta!) rottamazione è quella prevista dal suo collega Ministro per l’Ambiente Sergio Costa: quella che deve sostituire le auto inquinanti con mezzi pubblici, servizi di sharing mobility e e-bike. Perché è nelle città dove l’inquinamento è più alto e le auto più inquinanti non dovrebbero più circolare. Perché proprio in città che oggi ci si muove meglio e di più con meno automobili, dove il tasso di motorizzazione cala e la popolazione mobile cresce. Milano oggi conta 160 mila abitanti in più del 2001, 100 mila auto di meno e solo il 6% della popolazione si sposta meno di una volta al giorno.

Quindi, caro Ministro Patuanelli, nessuna nuova rottamazione, semmai solleciti il suo collega all’ambiente Sergio Costa a varare i decreti attuativi per la rottamazione senza acquisto del nuovo, ma erogato in bonus mobilità sostenibile, una seria politica industriale sulle flotte, la sharing mobility, la mobilità pubblica elettrica (a cominciare dai treni pendolari). Limitando l’incentivo all’auto elettrica: Il metano, per le auto, non migliora l’aria, migliora di poco le emissioni di CO2 ed è esageratamente sussidiato: per questa ragione Volkswagen ha deciso che abbandonerà il metano per concentrarsi sull’elettrico.