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Glasgow Climate Pact, un accordo in chiaroscuro

Il patto ha rinviato alla Cop27 l’adozione della roadmap per ridurre le emissioni e ha lasciato in sospeso gli aiuti alle comunità vulnerabili. Ma il sentiero verso la fine delle fossili è stato tracciato

Dal mensile di dicembre. Tra promesse, commozione e aspettative disilluse, il 13 novembre si è chiusa in Scozia la Cop26. Il Glasgow climate pact è stato sottoscritto da 197 Paesi. Ecco i punti principali:

  • Mantenimento della soglia di +1,5 °C come aumento massimo della temperatura globale al 2100 rispetto all’epoca preindustriale
  • Riduzione graduale (phase down) dell’uso del carbone non abbattuto, cioè senza sistemi di cattura e stoccaggio della CO2
  • Stop ai sussidi per le fonti fossili “inefficienti”
  • Riduzione del 45% delle emissioni di CO2 al 2030
  • Zero emissioni nette “intorno” al 2050
  • La promessa di destinare 100 miliardi all’anno alla transizione ambientale dei Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici non sarà mantenuta prima del 2023
  • Riduzione del 30% di emissioni di metano entro il 2030 (senza Cina, India e Russia)
  • Nuovi piani di riduzione della CO2 (NDCs) entro il 2022
  • Patto di collaborazione fra Usa e Cina per lotta al cambiamento climatico
  • Accordo per stop alla deforestazione entro il 2030 tra 134 Paesi (inclusi Brasile, Russia, Indonesia e Cina), con uno stanziamento di 19,2 miliardi di dollari
  • Accelerazione sull’installazione di fonti energetiche rinnovabili
  • Reporting format sulla trasparenza (condivisione delle norme con cui gli Stati comunicano gli impegni e i risultati nella decarbonizzazione)
  • Rulebook per l’attuazione dell’Accordo di Parigi
  • Valorizzazione dell’azione di giovani, donne, società civile e comunità indigene nella lotta alla crisi climatica
  • Con la Beyond oil and gas alliance (Boga), stop alle concessioni per esplorazioni di giacimenti di petrolio e gas (Italia aderisce con impegni meno stringenti)
  • Oltre 450 aziende, che rappresentano 130.000 miliardi di dollari di asset, aderiscono alla coalizione Glasgow financial alliance for net zero (Gfanz), che si impegna a dimezzare le emissioni al 2030 e ad arrivare a zero emissioni nette al 2050 

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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