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Passeggiate metropolitane

Sentieri metropolitani

Da Milano a Reggio Calabria c’è un’Italia in cammino, fatta di persone che, in gruppo o da sole, esplorano con lentezza angoli sconosciuti e periferici delle città, se ne prendono cura, tracciano, per sé e per gli altri, percorsi alternativi a quelli trafficati, cuciono e ricuciono legami tra esseri umani e con l’ambiente. Mettono in discussione il confine tra centro e periferia, tra ciò che è considerato bello e quello che invece è visto come brutto, o che semplicemente viene ignorato.
«A Milano, osservando le pietre che rivestono i palazzi, si possono immaginare le montagne da cui sono arrivate, seguendo un antico e incredibile sistema di trasporto via acqua. Questo è solo un esempio degli infiniti racconti racchiusi nello spazio urbano», dice Gianluca Migliavacca, di Trekking Italia, ideatore, insieme allo scrittore Gianni Biondillo, di “Sentieri metropolitani”. «Obiettivo di questo progetto – prosegue – è dare vita a un museo diffuso della memoria urbana, che consenta di ristabilire un legame attivo con il territorio. Oggi invece viviamo la città fuori dal centro con distacco, come qualcosa di ostile, dove ci sono smog, traffico, stress. Io e Gianni, architetti senza auto, abbiamo iniziato più di dieci anni fa la scoperta a piedi di Milano, una vera e propria miniera, con 400 km di percorsi radiali, circolari interne e tangenziali, che disegnano un’altra geografia».
Le prime passeggiate metropolitane sono partite nel 2015, durante “Expo”, accompagnando in fiera le persone a piedi dal centro, per 22 km, lungo quello che è diventato il sentiero numero 1, delle fiere e delle esposizioni. Da allora, in tutto, hanno partecipato alle camminate metropolitane di gruppo oltre seimila persone. Molti altri hanno potuto seguire gratuitamente i dieci sentieri metropolitani usando l’omonima app, realizzata grazie al sostegno di Aku, Coop e Fondazione Cariplo, nell’ambito del programma “La città intorno”.

Passi nella storia
«Camminare sembra un’azione banale, ma se si impara a cogliere le tracce del passato, della letteratura, dell’arte, negli edifici e lungo le strade, una passeggiata urbana può diventare un vero e proprio viaggio, che aiuta a prendere coscienza di se stessi e della propria storia», dice Irene Ranaldi, sociologa e fondatrice dell’associazione Ottavo Colle, il colle che non c’è, quell’area periferica di Roma ignorata se non disprezzata e che, invece, è piena di percorsi interessanti anche per i turisti. «Ma è significativo – osserva – che a partecipare alle passeggiate siano proprio tanti romani, e addirittura le persone del quartiere che attraversiamo: ciò evidenzia un desiderio di conoscenza».
Nella Capitale, e precisamente nel quartiere di Corviale, è nata anche “La periferia delle meraviglie”. L’ideatrice del progetto, Ilaria Canali, racconta: «Tutto è partito da un’esperienza di volontariato a Radio Impegno, emittente di Corviale. Volevamo cercare gli elementi positivi della periferia, attraversando i parchi, incontrando gli artisti locali e le tante realtà capaci di creare relazioni e socialità anche in condizioni svantaggiate. In un certo senso, è stata la città stessa a dare vita al cammino e per alcuni è stato persino commovente».
L’itinerario, tracciato e a disposizione di tutti, parte da Montecucco, sopra al Trullo, dove si resta sorpresi di fronte a uno dei panorami più belli della Città eterna, e prosegue tra le strade, gli edifici colorati e i murales realizzati dai Pittori anonimi del Trullo, con i volti di figure femminili che hanno fatto la storia. Da subito l’iniziativa ha riscosso grande successo, tanto che verrà proposta anche in altri quartieri. «Assieme a Fabio Giuliani ci siamo messi alla ricerca di percorsi belli e non pericolosi: si può fare, anche nella periferia romana con tutti i suoi problemi. La bellezza è dappertutto, non ha un copyright e non ha bisogno di un biglietto di entrata», conclude Canali.

Itinerari di benessere
La bellezza si può anche creare, per stimolare i cittadini a scegliere di muoversi a piedi piuttosto che in auto. Lo hanno fatto a Macerata, con un semplice intervento dai risultati immediati: è stato riqualificato il sottopassaggio pedonale che collega un parcheggio all’ascensore per il centro città. «La nostra cittadina è in collina: volevamo sfatare il mito che ci si possa muovere solo in auto – dice la vicesindaca Stefania Monteverde – Volevamo dimostrare che camminare è per tutti, non è una pratica esclusiva e non è una perdita di tempo, così abbiamo costruito un piccolo viaggio sensoriale per raggiungere il centro». Il sottopassaggio, che prima era un posto anonimo, non usato perché percepito come insicuro, è diventato un luogo frequentato e da visitare, con le opere dello street artist Morden Gore e in sottofondo musica jazz.
Ma chi cammina lo fa soprattutto per stare bene e ci sono moltissime iniziative legate alla promozione della salute. In Umbria la Usl 1 ha attivato ben venti linee di “Piedibus del ben essere”, in orario serale, per un totale di circa tremila presenze a settimana. Si tratta di gruppi aperti e guidati da volontari. «Come medico e coordinatrice della rete per la promozione della salute, dieci anni fa cercavo una strategia per far muovere le persone – dice la dottoressa Erminia Battista – Ho iniziato con i piedibus scolastici, guidati da genitori volontari. Il passo successivo, nel 2011, è stato mettere in cammino la comunità». Lei stessa ha tracciato la prima linea del Piedibus del ben essere a Perugia. «Sono convinta che nella prevenzione sia preferibile potenziare le fonti di salute, piuttosto che vietare comportamenti scorretti. E così ho invitato le persone a camminare». Battista ha fatto rete con le realtà associative locali e ha avviato un progetto che oggi funziona e si regge sulla gratuità. «Abbiamo iniziato anche a prenderci cura della città, con piccole azioni di giardinaggio, rimuovendo le immondizie e piantando fiori. Promuovere la salute significa curare anche i contesti ambientali», prosegue Battista.
Si sono messi in cammino anche i volontari dell’associazione per le cure palliative Compagnia delle stelle di Reggio Calabria. «Siamo nati dodici anni fa, per stare vicino ai malati terminali di cancro e alle loro famiglie – dice Annalisa Nucara, una volontaria – Di recente abbiamo iniziato a passeggiare, per parlare di temi che ci stanno a cuore in un contesto informale. Camminare significa cercare di reagire alla malattia, riprendere contatto con sé stessi, con gli altri e con l’ambiente, che purtroppo da noi è ostile. Reggio e la piana di Gioia Tauro sono infatti le aree con maggiore incidenza di tumori in Calabria. Noi vogliamo riprenderci il territorio».
Nel capoluogo calabrese si è costituito di recente anche il collettivo La Strada, per tentare di ricucire un rapporto con la città. «Anche in centro, Reggio è tutta una periferia, ci fa sentire stranieri – dice il portavoce, Saverio Pazzano – Abbiamo deciso di reagire esplorandola a piedi e denunciando lo stato in cui versa, incontrando chi vive nei quartieri e ci lavora, per ricostruire una comunità. Siamo partiti dal Lido comunale, che un tempo era il più importante del Meridione e oggi è una zona degradata in pieno centro, addirittura con uno scarico fognario che impedisce la balneazione».

Tra passato e presente
Tra le molteplici finalità dei cammini, c’è l’impegno per l’inclusione dei nuovi cittadini di origine straniera. Con il progetto “Migrantour”, a Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Pavia e Torino, spesso in aree periferiche, vengono proposte passeggiate urbane interculturali dove le guide sono gli immigrati. Svelano nuove geografie, fatte di luoghi di culto, negozi etnici e spazi di aggregazione. Chi partecipa fa un’esperienza di turismo responsabile quasi a chilometro zero e impara a leggere, a volte nella sua stessa città, i segni di nuove e antiche migrazioni.
Infine, c’è un mondo in cammino lungo gli itinerari storici, come la Via Francigena, che nel Medioevo univa Canterbury a Roma e proseguiva a sud fino ai porti della Puglia. Solo in Emilia Romagna si registrano più di diecimila camminatori l’anno. «Questi numeri significano economia diffusa ma non solo: assieme ai pellegrini, sono i cittadini stessi a riscoprire il territorio in cui vivono e a impegnarsi per renderlo più accogliente», dice Sami Tawfik dell’Associazione europea delle vie Francigene. È dal dialogo tra diverse realtà che nascono esperienze come quella dell’Ostello del teatro, nella periferia di Piacenza, a cento metri dal cammino. L’ostello è allo stesso tempo il luogo in cui si incontrano pellegrini e artisti, ma anche uno spazio di socialità e integrazione per il quartiere.
Attorno alla Francigena e ai cammini storici del Piacentino, poi, hanno iniziato a dialogare anche i Comuni di Pontenure, Alseno, Cadeo, Calendasco, Fiorenzuola d’Arda e Gragnano Trebbiense, per progettare una strategia condivisa di rigenerazione urbana, finanziata dalla Regione Emilia Romagna. «È una politica che nasce dal basso, unendo le forze e le idee per rendere attrattivi paesaggi condivisi e dimenticati – dice l’architetto Vito Redaelli – Accanto alle azioni materiali di restauro di edifici e spazi pubblici dismessi – sottolinea – sono previste azioni immateriali, di partecipazione e coinvolgimento della cittadinanza. Questo è fondamentale perché i luoghi possano davvero essere riattivati».

Rinascita sociale
Le esperienze di rigenerazione urbana e sociale parallele alle vie storiche si moltiplicano da Nord a Sud. «In Puglia sono nati dal basso comitati di cittadini che si occupano non solo della segnaletica e dell’accoglienza, ma vigilano sul territorio, per esempio segnalando casi di abbandono dei rifiuti», dice Angelofabio Attolico della Regione Puglia. A Crispiano, nell’entroterra tarantino, quella che oggi è la Masseria urbana è l’ultimo esempio di casa semirurale costruita negli anni Venti e non abbattuta. Ha trovato una nuova funzione come punto di accoglienza, una struttura efficiente e sostenibile, sulla Via Ellenica, da Brindisi a Matera.
Infine, sulla Via Romea Germanica gli interventi di riqualificazione nella periferia di Forlì hanno portato a un’immediata e inaspettata riappropriazione degli spazi da parte dei residenti. Racconta Flavio Foietta, dell’associazione Via Romea Germanica, che quando nel 2013 hanno pulito e messo in sicurezza quel tratto di cammino, da e per Ravenna, lungo l’argine del fiume Ronco, non immaginavano che avrebbero fatto letteralmente rivivere un pezzo di città, restituendola ai suoi cittadini.l

Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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