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Parigi sul filo

Cop 21, Daesh, Front National: in questo 2015 Parigi è al centro della storia, come non le capitava da decenni. Prima gli attacchi terroristi di gennaio (Charlie Hebdo) e di metà novembre l’hanno rivelata come un bersaglio privilegiato, il primo bersaglio in Occidente, nel disegno criminale del “califfato”.

Ora la Conferenza sul clima ne fa lo snodo decisivo o di un fallimento drammatico nella lotta ai cambiamenti climatici – se non ne usciranno impegni chiari, ambiziosi, condivisi per fermare il riscaldamento globale – o invece di una svolta promettente se qui i grandi “emettitori” (Europa, Usa, Cina, India…) troveranno un accordo vero che li vincoli ad abbattere le emissioni di gas serra.

Infine domani, domenica, si terranno in tutta la Francia le elezioni regionali, antipasto di quelle politiche in programma nel 2017: se come prevedono tutti i sondaggi il Front National di Marine Le Pen le stravincerà, affermandosi come il primo partito di Francia e conquistando il governo di cinque o sei grandi regioni su 13, allora davvero diventerà concreta la possibilità che la Le Pen diventi il prossimo presidente francese, con effetti sconvolgenti su tutta l’Europa.

Tra queste tre vicende corre un filo assai solido. Perché le azioni indispensabili ad arginare il “climate change” – prima di tutto liberare i sistemi energetici dalla dipendenza dai fossili – avrebbero come benefico “effetto collaterale” di tagliare i viveri al terrorismo islamista che si alimenta con l’economia del petrolio. E perché un’Europa consegnata alle visioni neo-nazionaliste, populiste, sostanzialmente razziste incarnate dalla Le Pen, perderebbe ogni capacità di svolgere un ruolo di avanguardia – quel ruolo che bene o male fino ad oggi a giocato – nella sfida per stabilizzare il clima.

Dunque la Cop 21 è un appuntamento di straordinaria importanza, come lo sono le elezioni di domenica. A meno di una settimana dalla conclusione del vértice sul clima, a un giorno dal voto dei francesi, il pericolo di un doppio flop sembra vicino. O nelle prossime ore cambierà radicalmente il vento, oppure il 2015 parigino si confermerà fino alla fine come un “annus horribilis”.

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