Papa Francesco: “Il ricordo di Amatrice sempre nel mio cuore”

Il Pontefice ha rivolto un messaggio al II Forum delle Comunità Laudato Si’ che si celebra nel territorio devastato dal terremoto dell’agosto 2016

Un'immagine di papa Francesco

di ANTONIO BIANCO

«Rivolgo un cordiale saluto agli organizzatori e ai partecipanti al II Forum delle Comunità Laudato si’, che si celebra in un territorio devastato dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale nell’agosto del 2016 e che più di altri ha pagato un prezzo altissimo in numero di vittime». Inizia così il messaggio che papa Francesco ha inviato questa mattina ai partecipanti al secondo Forum ideato da Slow food e dalla Curia di Rieti dal titolo “Pianeta Amazzonia”, che si svolge nella cittadina martoriata di Amatrice. 

«È un segno di speranza – continua Bergoglio – il fatto di ritrovarsi proprio ad Amatrice, il cui ricordo è sempre presente al mio cuore, mettendo a tema gli squilibri che devastano la nostra “casa comune”. Non solo è un segno di prossimità a tanti fratelli e sorelle che ancora vivono nel guado tra il ricordo di una spaventosa tragedia e la ricostruzione che tarda a decollare, ma esprime anche la volontà di far risuonare forte e chiaro che sono i poveri a pagare il prezzo più alto delle devastazioni ambientali. Le ferite inferte all’ambiente, sono inesorabilmente ferite inferte all’umanità più indifesa». 

Per Papa Fracesco la giustizia sociale e l’ambiente sono inscindibili: «La situazione dell’Amazzonia è triste paradigma di quanto sta avvenendo in più parti del pianeta: una mentalità cieca e distruttrice che predilige il profitto alla giustizia; mette in evidenza l’atteggiamento predatorio con il quale l’uomo si rapporta con la natura. Per favore, non dimenticate che giustizia sociale ed ecologia sono profondamente interconnesse! Ciò che sta accadendo in Amazzonia avrà ripercussioni a livello planetario, ma già ha prostrato migliaia di uomini e di donne derubate del loro territorio, divenute straniere nella propria terra, depauperate della propria cultura e delle proprie tradizioni, spezzando l’equilibrio millenario che univa quei popoli alla loro terra. L’uomo non può restare spettatore indifferente dinanzi a questo scempio, né tanto meno la Chiesa può restare muta: il grido dei poveri deve risuonare sulla sua bocca, come già San Paolo VI evidenziava nella sua Enciclica Populorum progressio».

Il Papa ha consegnato ai partecipanti del Forum tre parole. La prima parola è dossologia: «Dinanzi al bene della creazione e soprattutto dinanzi al bene dell’uomo che della creazione è vertice, ma pure custode, è necessario assumere l’atteggiamento della lode. Dinanzi a tanta bellezza, con rinnovato stupore, con occhi da fanciulli, dobbiamo essere capaci di apprezzare la bellezza di cui siamo circondati e di cui anche l’uomo è intessuto. La lode è frutto della contemplazione, la contemplazione e la lode portano al rispetto, il rispetto diviene quasi venerazione dinanzi ai beni della creazione e del suo Creatore».

La seconda parola è eucaristia: «L’atteggiamento eucaristico dinanzi al mondo e ai suoi abitanti sa cogliere lo statuto di dono che ogni vivente porta in sé. Ogni cosa ci viene consegnata gratuitamente non per essere depredata e fagocitata, ma per divenire a sua volta dono da condividere, dono da donare perché la gioia sia per tutti e sia, per questo, più grande».

La terza parola è ascesi: «Ogni forma di rispetto nasce da un atteggiamento ascetico, cioè dalla capacità di saper rinunciare a qualcosa per un bene più grande, per il bene degli altri. L’ascesi ci aiuta a convertire l’atteggiamento predatorio, sempre in agguato, per assumere la forma della condivisione, della relazione ecologica, rispettosa e garbata».