Pangolini, la Cina elimina le “scaglie afrodisiache” dall’elenco dei medicinali tradizionali

È il mammifero più trafficato al mondo, venduto a caro prezzo per la carne e le scaglie. Ora, dopo la pandemia, la medicina tradizionale cinese ne bandisce l’utilizzo e lo inserisce nella massima fascia di protezione/ Sondaggio in Asia, i cittadini chiedono la chiusura dei “wet market”/ Coronavirus, il punto sulle sue origini animali e la trasmissione all’uomo / Gli esperti di medicina tradizionale cinese prendono le distanze dall’uso di animali selvatici / Natura malata, pianeta infetto

 

pangolino

Una svolta storica: le scaglie di pangolino sono state eliminate finalmente dall’elenco ufficiale di ingredienti approvati e permessi nella medicina tradizionale cinese. Il pangolino, ora, è inserito nella fascia massima di protezione, al pari del Panda gigante. Da quanto si apprende sul Guardian, i gruppi animalisti hanno considerato questo gesto come un passo fondamentale per bloccare il commercio illegale di pangolino nel mondo.

In Asia, ogni anno vengono consumati 200.000 pangolini, considerati preziosi per la loro carne e per le loro scaglie. Nei controlli sui traffici transfrontalieri, circa 130 tonnellate di scaglie sono state sequestrate lo scorso anno, una cifra che il gruppo di conservazione WildAid relaziona a 400.000 animali.

La notizia della cancellazione dalla lista della farmacopea della medicina tradizionale cinese (MTC), riportata dal giornale del China’s Health Times, arriva dopo che la scorsa settimana la State Forestry and Grassland Administration (SFGA) del Paese aveva innalzato lo status di protezione dei pangolini ai massimi livelli, con effetto immediato.

A febbraio, il governo cinese ha vietato il consumo di carne di animali selvatici, anche se non si sa ancora con certezza quali potranno essere utilizzati nella MTC e nell’industria delle pellicce e del cuoio. La carne di pangolino viene mangiata dall’élite cinese nella speranza di ottenere benefici per la salute o come miracoloso farmaco con effetti afrodisiaci, anche se i testi tradizionali della MTC e gli esperti si dissociano dall’utilizzo di animali e carni selvatiche.

“C’è ancora molta strada da fare – commenta Zhou Jinfeng, segretario generale della China Biodiversity Conservation and Green Development Foundation – Dobbiamo essere vigili sulla ‘riproduzione in cattività’ e sulla ricerca medica relativa al pangolino, perché alcune scoperte sbagliate potrebbero portare a decisioni politiche disastrose”. L’SFGA attualmente fornisce permessi alle aziende farmaceutiche di MTC per l’utilizzo di parti di animali selvatici “d’allevamento” scarsamente regolamentati. I pangolini comunque, che sono notoriamente difficili da allevare in cattività, sono stati sotto i riflettori fin dall’inizio dell’epidemia di Covid-19, perché potrebbero essere stati l’ospite intermedio che ha trasmesso il virus all’uomo.

Dei due animali noti per essere portatori del virus Sars-CoV-2 – pipistrelli e pangolini – quest’ultimo è il più problematico in relazione al commercio illegale. Dal 2015, il 99% di tutti i sequestri di pangolini interi (vivi o morti) si sono verificati in Asia, di cui il 24% ai confini della Cina, seguiti da un gran numero di sequestri in Vietnam, India, Laos e Thailandia. Nel 2020 invece, vista la maggior attenzione sulla questione pangolini, non si è registrato neanche un caso di commercio illegale. La conferma che questo animale abbia ospitato il virus, comunque, non è ancora arrivata.

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