Paesaggi rubati con le serre

Nella Bassa Bergamasca distese infinite stanno deturpando il territorio. La denuncia del circolo Legambiente “Serio e Oglio” per contrastarne gli impatti

Serre

In un’epoca in cui il tempo rappresenta una risorsa rara un’insalata in busta pronta all’uso può aiutarci, almeno pensiamo. È semplice: basta aprire, condire e mangiare. Ma ci siamo mai chiesti quanto ci costa questa “comodità”?
Lo sanno bene i membri del circolo Legambiente “Serio e Oglio”, che in pochi anni hanno visto cambiare il loro territorio a causa della diffusione incontrollata delle serre. Una vera e propria invasione, resa possibile da lacune normative che hanno permesso la deturpazione del paesaggio della bassa bergamasca, non solo a livello visivo ma anche con importanti conseguenze sull’ambiente. «L’attività agricola nella nostra zona è ormai attraversata da profonde innovazioni industriali – dichiara il presidente del circolo, Paolo Falbo – Paesi che prima erano immersi in campagne verdi ora sono circondati da distese di cellophane a 360°. Questo stravolgimento influisce sulla qualità della vita di intere comunità e rende la situazione preoccupante, perché manca un tavolo di regia di livello provinciale e regionale che se ne occupi». Per questa ragione il circolo ha elaborato il “Dossier serre”, un documento che, dati alla mano, denuncia il fenomeno e il suo impatto. Secondo l’analisi sono 2.300 gli ettari di terreno agricolo ricoperti da serre nell’intera Lombardia, tanti. Numeri che zoomando nelle province di Mantova e Bergamo diventano impressionanti: rispettivamente 968 e 800 ettari.
«Gli agglomerati di serre hanno un impatto notevole sia da un punto di vista urbanistico che ambientale – continua il presidente – la loro struttura fatta di coperture in materiali plastici rende impermeabile il terreno agricolo, esponendolo a rischio idrogeologico in caso di forti fenomeni atmosferici. Inoltre, le tipologie di colture privilegiate sono gli ortaggi a rapido ciclo, come le insalate, per cui si arriva anche a tredici cicli annui. Questo comporta un utilizzo massiccio di pesticidi, antiparassitari e antimicotici a ogni ciclo, che portano a un vero e proprio bombardamento chimico del suolo». Ma non finisce qui: per garantire prezzi finali competitivi, si ricorre a una manodopera sottopagata e priva dei diritti fondamentali degli operai. A Telgate un’intera comunità indiana e pachistana lavora nelle serre e in paese si è costituito una sorta di ghetto etnico. Per chiudere il cerchio, il degrado paesaggistico degli impianti ha portato a una perdita di valore degli immobili del 30% nelle zone più interessate.
In attesa della richiesta di riesame della legislazione in materia di serre fatta alla Regione Lombardia, i soci del circolo “Serio e Oglio” sono riusciti a costituire un tavolo di lavoro insieme a sindaci e assessori dei Comuni coinvolti. Grazie alle loro pressioni hanno ottenuto l’approvazione di mozioni per introdurre delle normative che prevedono dei massimali più restrittivi. Martinengo e Romano di Lombardia sono stati i primi Comuni ad adottare la mozione, mentre si attende conferma da Ghisalba e Cividate al Piano. «Un buon risultato, che ha dimostrato che se un fenomeno viene denunciato e riconosciuto può trovare riscontro e sensibilità – conclude Paolo Falbo – ora speriamo di coinvolgere altre realtà del territorio che sostengano la nostra causa».