Pac, l’Ue tradisce le promesse

La proposta di nuovo Regolamento per la Politica agricola comune dell’Ue post 2020, presentato oggi dalla Commissione, delude le aspettative delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura bio. Ora la palla passa agli Stati membri / Legambiente: “Basta piegarsi all’agrobusiness, invertire la rotta”

 

primo piano del commissario all'Agricoltura Ue, Hogan

“La proposta di Regolamento della Pac post 2020, presentata dalla Commissione, non è solo un’occasione persa per un utilizzo migliore dei fondi comunitari per l’agricoltura ma una promessa non mantenuta. La proposta delude le aspettative di centinaia di migliaia di cittadini europei che hanno chiesto una radicale riforma della Pac che premi l’agricoltura sana, pulita ed equa. La natura e i paesaggi rurali non potranno sopravvivere a un altro decennio di agricoltura intensiva. È ora di cambiare rotta e fare della Pac uno dei motivi per cui i cittadini possano continuare a credere nel progetto politico dell’Unione Europea”. È questo il commento delle associazioni della coalizione italiana #CambiamoAgricoltura (Lipu, Wwf, Legambiente, Fai, Federbio, Isde, Associazione agricoltura biodinamica, Pro natura e Aiab), sostenuta dalla Fondazione Cariplo, alla proposta di nuovo Regolamento della Pac.

La bozza di Regolamento tradisce le promesse annunciate nel corso di questi ultimi mesi dal commissario all’Agricoltura, Hogan, e dalla Commissione dopo la presentazione, lo scorso novembre, del documento “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura”. Delusione anche per gli oltre 260.000 cittadini europei (33.000 quelli italiani) che avevano partecipato alla consultazione pubblica indetta dalla stessa Commissione nella primavera del 2017, chiedendo una riforma vera per un’agricoltura realmente sostenibile.

Il nuovo Regolamento indebolisce gli impegni verso l’ambiente eliminando nel I pilastro le pratiche verdi “obbligatorie” (greening) e introducendo gli “interventi ecologici”, che potranno essere applicati su base volontaria, senza prevedere una quota di budget dedicata (a differenza della quota minima del 30% attuale), lasciandone libera scelta agli Stati membri che potranno anche stabilire le tipologie di pratiche da attuare a livello nazionale. Questo perché la riforma prevede una massiccia ri-nazionalizzazione, con un ampliamento del potere decisionale dei singoli Stati membri che rischia, se non ben indirizzato, di indebolire la coerenza e l’efficacia delle politiche, soprattutto in tema di sostenibilità.

Tutto ciò è ulteriormente aggravato da quanto previsto dal budget europeo, che taglia i fondi alla Pac soprattutto nel comparto di sostegno allo sviluppo rurale (II pilastro). Il risultato sarà, insomma, un più che dimezzamento dei fondi dedicati all’ambiente. La parola passa ora agli Stati membri e al Parlamento europeo, che nei prossimi mesi dovranno analizzare ed emendare la proposta di Regolamento. Sarà quindi loro la responsabilità di rendere la futura Pac più coerente con le aspettative dei cittadini, garantendo la salvaguardia della biodiversità e un adeguato sostegno ai modelli di agricoltura sostenibile, come l’agricoltura biologica e biodinamica, conservando i nostri paesaggi rurali.