mercoledì 25 Novembre 2020

Pac, il voto del Parlamento Europeo dissolve le speranze verdi

La riforma della Pac fa discutere sempre di più. Ai toni rassicuranti con cui l’Europarlamento ha annunciato il voto di oggi, fanno da contro altare le aspre critiche di ambientalisti e movimenti che per lungo tempo hanno chiesto con forza una riforma che puntasse verso l’agroecologia e fosse parte integrante del Green deal.

IL VOTO DELL’EUROPARLAMENTO

“La futura politica agricola dell’Ue sarà più flessibile, sostenibile e resistente alle crisi, in modo che gli agricoltori possano continuare a garantire la sicurezza alimentare in tutta l’Unione europea”. Così il Parlamento Europeo, dopo quattro giorni di lavori, ha annunciato l’avvenuta approvazione della tanto discussa riforma della Politica Agricola Comune (Pac), a partire dall’anno 2022, finanziata con quasi 400 miliardi di euro. Ora dovrà essere discussa con il Consiglio e la Commissione. Gli eurodeputati hanno introdotto nei tre regolamenti Pac norme per incentivare pratiche agronomiche verdi, una riserva di bilancio per far fronte alle crisi e sanzioni più severe in caso di infrazioni ripetute delle norme sull’ambiente, sul benessere degli animali o sulla qualità degli alimenti. “Gli eurodeputati – si legge sui canali di comunicazione ufficiali dell’Ue –  vogliono destinare almeno il 35% dei fondi per lo sviluppo rurale e almeno il 30% di quelli degli aiuti diretti a misure verdi”, concepiti come sostegno per gli agricoltori. Secondo gli eurodeputati, i budget nazionali dei pagamenti diretti dovrebbero essere riservati per il 60% al sostegno al reddito, e il 6% dovrebbe essere mirato alle aziende piccole e medie. Almeno il 30% dei finanziamenti dell’Ue (escluso il cofinanziamento) deve andare al sostegno degli agricoltori per la lotta al cambiamento climatico, la gestione sostenibile delle risorse naturali e la tutela della biodiversità. L’Europarlamento propone anche di aumentare le risorse per le emergenze e le crisi rispetto alla proposta della Commissione, con una ‘riserva’ che parte da 400 milioni e potrebbe essere accumulata negli anni fino ad arrivare a 1,5 miliardi. Prevista la riduzione degli aiuti nel caso di trasgressione delle norme nazionali in materia di occupazione, per esempio nei casi di lavoro nero o caporalato. Nelle note ufficiali pubblicate dopo il voto, avvenuto oggi pomeriggio, si legge: “Il Parlamento ha rafforzato le pratiche obbligatorie in materia di clima e di rispetto dell’ambiente, avvicinando i sistemi nazionali verso l’ottenimento degli obiettivi degli Accordi di Parigi”.

LE CRITICHE DI SCIENZIATI E AMBIENTALISTI

Dell’avviso contrario, però, molti scienziati, associazioni ambientaliste e movimenti politici, che si sono attivati da tempo chiedendo a gran voce una riforma più equa e realmente sostenibile, che dialogasse in maniera efficace con gli obiettivi del Green Deal Europeo. Serviva una profonda e radicale riforma della Pac, e non un compromesso al ribasso come quello che è stato approvato in queste ore dal voto parlamentare frutto dell’accordo politico tra i gruppi PPE, S&D e Renew, con i rappresentanti del nostro Paese, con poche eccezioni, protagonisti in negativo. Lo scenario emerso dal voto allontana la prospettiva che il sistema agricolo possa essere tra gli artefici del Green Deal europeo. “Legambiente – scrive in una nota l’associazione – continuerà, anche all’interno della Coalizione ‘Cambiamo Agricoltura’ delle associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, ad operare affinché la UE non perda di vista la bussola del Green Deal, arginando le pressioni delle lobby dell’agricoltura intensiva, nel negoziato del Trilogo che dovrà portare al perfezionamento della Riforma”.

Siamo profondamente delusi dal voto odierno al parlamento europeo che segna un grave arresto nella transizione ecologica. Il voto che approva l’accordo al ribasso tra le forze politiche – dichiara il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani – dissolve la speranza che la Pac possa essere parte sostanziale del green deal europeo. Al di là delle tinte verdi tanto sbandierate in questi giorni da più parti, le misure agroambientali non verranno adeguatamente sostenute e si continuerà a finanziare un modello agricolo che porta alla perdita di biodiversità, contribuendo alla crisi climatica. Ci aspettavamo invece una Pac ambiziosa che puntasse alla riduzione delle emissioni e degli impatti, intraprendendo un cambiamento radicale del sistema agricolo e alimentare. Quasi 60 miliardi di euro dei contribuenti dell’UE vengono spesi ogni anno per i sussidi della PAC, per lo più allo scopo di finanziare un modello di agricoltura intensiva e di allevamento industriale. Abolire questi sussidi dannosi e convertirli in incentivi per favorire la riduzione degli impatti su acqua e aria, e la conservazione della fertilità del suolo e degli ecosistemi: sono queste le azioni necessarie alla transizione verso un necessario modello agroecologico. Evidenziamo con forza – continua Ciafani – il grande ruolo della società civile, delle associazioni ambientaliste e del biologico italiane ed europee, mobilitatesi come non mai per incidere sul risultato del voto, testimoniando in questo modo il desiderio di un’agricoltura più sostenibile e pulita.”

“Ci auguriamo che nell’iter conclusivo di approvazione della Pac – conclude Ciafani – si trovi spazio per recuperare almeno una parte degli sforzi fatti dalla Commissione Von Der Leyen per garantire la transizione ecologica. Chiediamo che vengano incorporate nella PAC e nella sua attuazione italiana, in maniera vincolante, le strategie dell’Unione europea Farm to fork e Biodiversità che prevedono entro il 2030 una riduzione del 50% dell’uso dei fitofarmaci e del 20% dei fertilizzanti, oltre ad un taglio del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti, il 40% di superfici agricole italiane convertite a biologico e la trasformazione del 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità ed habitat naturali”.

All’inizio di quest’anno, infatti, 3.600 scienziati avevano chiesto una revisione della Pac, ritenuta una delle cause fondamentali dell’incremento dell’inquinamento, della perdita di biodiversità e dell’acuirsi dell’emergenza climatica in Europa. Duri i commenti anche sull’utilizzo di pesticidi e nitrati in agricoltura. Ecosia, il motore di ricerca che sostiene la riforestazione, ha espresso il proprio parere su Twitter: “La riforma della Pac è una vergogna per tutti e un disastro per il nostro pianeta. Ascoltate la gente, sostenete l’agricoltura rigenerativa, smettete di finanziare le aziende agricole industriali”. Harriet Bradley, esperta di politica agricola di BirdLife Europe, considera le nuove decisioni politiche “una condanna a morte per molte specie”.

IL NODO CARNI VEGETALI

I deputati hanno discusso anche in merito alla questione delle “carni vegetali”. Con buona pace dei media, infatti, c’era una gran pressione sui legislatori affinché limitassero l’utilizzo delle denominazioni quali “hamburger”, “burger” e “bistecche” per indicare alimenti di origine vegetale. Secondo organizzazioni di categoria di allevatori, impianti di macellazione e salumifici, infatti, questi termini potrebbero confondere i consumatori. Al contrario, il mondo dell’associazionismo ecologista e a favore di diete senza carne sostiene si tratti solo di una battaglia delle lobby che vogliono proteggere l’industria alimentare. Il mercato dei prodotti alternativi infatti è in continua crescita, soprattutto in quei Paesi, Germania in testa, dove l’adozione di uno stile alimentare diverso da quello tradizionale onnivoro è particolarmente diffusa. Dopo giorni di dibattito, tre emendamenti sono arrivati al voto: il divieto di usare termini relativi a tagli (bistecca) e preparati (hamburger) per prodotti vegetali, il divieto con eccezioni (hamburger e salsiccia) e il divieto con deroghe possibili da autorizzare dalla Commissione. Alla fine, nessuno dei tre ha raggiunto la maggioranza. Quindi non ci sarà nessuna modifica all’attuale regolamentazione e sarà ancora consentita la vendita di prodotti vegetali con denominazioni tradizionalmente usate per definire cibi di origine animale. Un’altra novità arriva nel mondo dell’enogastronomia. Le etichette dei vini dovranno includere la dichiarazione nutrizionale del prodotto, o almeno il suo valore energetico, nonché l’elenco degli ingredienti presenti.

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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