giovedì 25 Febbraio 2021

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Hongyi: la Greta Thunberg cinese costretta a scegliere tra impegno ambientalista e diritto allo studio

Si chiama Ou Hongyi, ha 17 anni, ed è la prima ragazza cinese a condurre uno sciopero scolastico sistematico in favore del clima, ispirato al movimento Fridays For Future iniziato dall’attivista svedese Greta Thunberg. Ha tutte le carte in regola per realizzare il suo sogno: laurearsi all’Università di Harvard. È una pensatrice indipendente, molto studiosa, determinata e intraprendente. È attiva nella sua comunità, brava a scuola e ha a cuore il mondo che la circonda.

Proprio per questi motivi, però, è diventata un bersaglio delle autorità cinesi, da quando nel maggio del 2019 ha cominciato a scioperare per il clima. Il suo attivismo,  anche se pacifico, è poco permesso nel suo paese d’origine ed è visto dalle autorità come una sfida al loro controllo.

Ou, per gli amici Howey, ha rilasciato un’intervista al Guardian in cui ha spiegato che il suo attivismo climatico le è già costato la possibilità di studiare al liceo della Guangxi Normal University di Guilin, che ha frequentato fino alla fine del 2018, quando le è stato detto che non era “adatta” al programma internazionale e ha deciso di studiare da sola per il test di ammissione all’Università. Per riprendere gli studi, le dicono, deve abbandonare il suo impegno ambientalista.

Le autorità provinciali per l’istruzione hanno più volte contattato i suoi genitori, esortandoli a fermare il suo attivismo climatico e a non rilasciare dichiarazioni ai media stranieri. “Non voglio smettere”, ha sottolineato Ou nell’intervista “Voglio che tante persone sappiano quello che sta succedendo”.

Il preside del suo liceo, Li Linbo, ha espressamente dichiarato che Ou sarà riammessa a scuola solo quando interromperà i suoi scioperi e le sue manifestazioni pubbliche, e le autorità le hanno anche richiesto di sottoporsi a un test psicologico. “L’unico aspetto che è risultato negativo – ha raccontato Ou – è che sono una persona molto testarda”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Kecheng Fang, assistente alla scuola di giornalismo dell’Università cinese di Hong Kong, che al Guardian ha spiegato: “Non è necessariamente la preoccupazione per il clima che ha scatenato la pressione da parte delle autorità. In primis si tratta di un’azione collettiva e, indipendentemente da quale sia il suo contenuto, è considerata un’attività altamente pericolosa“.

Mentre aspetta di tornare a scuola, Ou ha avviato una sua iniziativa chiamata Plant for Survival, con la quale incoraggia i giovani in Cina a piantare alberi. Nei dintorni di Guilin, da novembre 2019 fino a gennaio 2020, il gruppo ha già piantato più di 300 alberi.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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