Ospitali di natura

L’azienda agricola “La Petrosa”, nel cuore del Cilento, è una delle realtà premiate da Legambiente con l’Oscar ecoturismo 2019. Fra eccellenze alimentari e pannelli solari

azienda agricola la Petrosa

di NICOLA NICOLETTI

Laggiù c’è Velia, si vede la torre medioevale affacciata sul mare. Era la cittadina della Magna Grecia del filosofo Parmenide, proprio lì fondò la sua famosa scuola». Luigia Soffritti indica l’orizzonte, verso il mare, fra il verde placido dei campi e l’azzurro intenso del mare. Dalla Petrosa, fra le colline dolci che diradano a mare, in dieci minuti di auto si arriva alla spiaggia di Ascea. La posizione di questa casa colonica ristrutturata, oggi una delle eccellenze nazionali premiata da Legambiente con l’Oscar ecoturismo 2019, è davvero ideale. La Petrosa è la storia di un progetto di vita per tre sorelle: una scelta non facile, controcorrente, ma capace di regalare grandi soddisfazioni. A unirle è stata l’idea di coltivare la terra come risorsa da riscoprire e far conoscere, insieme all’amore per i suoi frutti e per i ricchi piatti che si possono sfornare seguendo regole antiche, lente, che guardano alla storia del Sud e al rispetto della natura.
Il racconto parte dal comune di Ceraso, nel Cilento, a pochi passi da dove i coloni greci sbarcarono nel IV secolo avanti Cristo. Con loro portarono non solo le idee filosofiche sviluppate poi dalla scuola Parmenidea, ma anche un modo di vivere e di mangiare. Siamo, d’altronde, nella terra della dieta mediterranea, quella scoperta dal fisiologo americano Ancel Keys e divulgata assieme alla moglie Margaret. I coniugi Keys avevano casa a pochi chilometri da qui, e il loro insegnamento è adottato religiosamente alla Petrosa.
Circondati da alberi di olivo, gli occhi godono vedendo sin dove si estendono biondi campi di grano. Ma non è frumento qualsiasi. «Si tratta dei semi pregiati, ben oltre quattro tipologie di grani antichi: senatore cappelli, saragolla, gentilrosso, germanella. Grazie al lavoro di Edmondo, nostro fratello, coltiviamo anche il farro, il cereale più antico e pregiato, delle varietà monococco, cocco e spelta», racconta Luigia. Sono le colture principali dell’azienda, circondata da 55 ettari di terreno tutti seminati con elementi naturali, puri, non modificati.
Il progetto inizia nel 1996. Le ultime sorelle della famiglia Soffritti a diplomarsi, Simona e Rita, esprimono il desiderio di trasformare la vecchia casa colonica al centro dell’azienda in un bel casolare dedicato all’ospitalità rurale. L’idea di continuare l’opera dei genitori è forte, e non sono certo loro a contrastarli. La madre, Giancarla, è stata professoressa di inglese. Terminato il lavoro nelle aule, ha iniziato quello in cucina, sfornando profumati piatti, aiutata dal marito Giulio Cesare. I genitori avevano comprato la casa: adesso ci sono le figlie a continuare il lavoro. L’operazione sembra imponente, servono fondi per intraprendere progetti come questi. «Abbiamo fatto richiesta alla Regione Campania di usufruire dei fondi Pop 94-99 messi a disposizione per realizzare agriturismi e riqualificare vecchie dimore nei campi abbandonati dai coloni di un tempo», spiegano le tre sorelle.
«Nel marzo del 1998 abbiamo aperto le porte del nostro agriturismo ai primi ospiti, con tanta emozione e soddisfazione», ricorda Luigia. Fuori dalla casa colonica ci sono le erbe mediche. I profumi di salvia, menta, rosmarino e origano, sono un piacere per vista e olfatto. Sotto la pensione con sei camere c’è la piscina. Chi vuole andare in un luogo più riservato può recarsi agli antichi granai, oggi trasformati in piccole abitazioni, o più in là, al castello, l’ottocentesca casa patronale con i caratteristici muri merlati. Tutte le sistemazioni hanno la raccolta differenziata dei rifiuti, e agli ospiti viene spiegato che una condotta responsabile per l’ambiente fa bene a tutti.
«Due anni fa abbiamo deciso di cambiare e convertire al biologico – continuano – Le ultime ristrutturazioni sono state fatte nel pieno rispetto ambientale, realizzando vasche di raccolta delle acque piovane, impianti fotovoltaici e solari, lampadine a led. Il monouso è tutto biodegradabile, abbiamo l’impianto del compostaggio dei rifiuti umidi per l’utilizzo in agricoltura, producendo in questa maniera un buon compost».
I colori della campagna immersa negli odori sono avvolgenti: arance, limoni, mandarini e clementine, compaiono tra gli alberi da frutta. Poi parte un mix di kiwi, fichi, mele, pere, albicocche e prugne, frutti del lavoro di Edmondo che porta avanti l’azienda agricola con innovazione e passione. «Per quanto riguarda l’olio abbiamo piante di leccino, frantoio e rotondella per il nostro olio “Uno 7”, un intenso blend con amaro e piccante ben definiti, quest’anno inserito nella guida del Gambero Rosso con una foglia», spiegano soddisfatte. Fra gli intensi colori della macchia mediterranea le varie colture si articolano in quattro orti stagionali, il frutteto, l’agrumeto e il pascolo. Si possono seguire tutte le fasi di maturazione e crescita dei prodotti, fino alla tavola. Niente paura per i celiaci: la cucina, di fedele tradizione contadina, offre cibi senza glutine per chi è intollerante o allergico. Qui i prodotti sono trasformati nel piccolo laboratorio aziendale, dove si realizzano biscotti dolci e salati ai grani antichi integrali moliti a pietra, pane 100% integrale cotto a legna con lievito madre, freselle e pane biscottato.
«Facciamo conserve, olio extravergine di oliva, olive ammaccate, confetture e marmellate, mostarde e composte, farine molite a pietra, farro decorticato per zuppe e insalate. E poi ci sono i nostri preziosi formaggi, provenienti dal latte fresco appena munto di mucca e capra», prosegue Luigia, che vestita del bianco camice spiega ai suoi ospiti come preparare un primo sale di capra, un formaggio morbido e delicato, ottimo spalmato sul pane integrale condito con un filo di extravergine di oliva. «Ha ottenuto dei riconoscimenti importanti – spiega – Per ben due volte si è aggiudicato il primo posto a livello nazionale nel concorso “All’ombra della Madonnina” dell’Organizzazione nazionale assaggiatori formaggi». Il cacioricotta stagionato è presidio “Slow Food” e l’azienda è a “Marchio del Parco” rilasciato dal Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Stormi di rondini fendono un cielo terso, per andare a planare verso i pannelli solari che “rubano” energia pulita. «Siamo iscritti da due anni a Legambiente, che ci supporta con materiale e convenzioni per tutelare e far rispettare l’ambiente, evitando gli sprechi – concludono Simona e Rita – L’Oscar ecoturismo 2019 è uno stimolo a continuare a svolgere nella maniera migliore possibile il nostro lavoro».
In un’armoniosa convivenza con la natura.