Orso investito in Molise. Gli incidenti stradali tra le principali cause di mortalità

Il 22 agosto a Rionero Sannitico (Is) lungo la statale 17 la collisione con un autoveicolo. Il commento di Legambiente: “L’orso bruno marsicano non si salva nel ‘recinto’, servono corridoi ecologici e misure adeguate”

immagine di un orso bruno marsicano

di ANTONIO NICOLETTI *

Ancora una volta un orso bruno marsicano perde la vita. Ancora una volta la causa della perdita di un esemplare della esigua popolazione di orso bruno marsicano ancora presente in Appennino, una femmina di circa sei anni, è un investimento stradale che si conferma essere tra le principali cause di mortalità di questa importante sottospecie, fortemente a rischio di estinzione, custodita nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ma in espansione anche in altre aree vicinali dell’Appennino. L’incidente, avvenuto lo scorso 22 agosto a Rionero Sannitico (Is) lungo la strada statale 17 e fuori dalla zona di perimetrazione esterna del Parco, conferma non solo la necessità di interventi per ridurre i rischi di collisione della fauna selvatica con gli autoveicoli, e in particolare  i mezzi pesanti, ma evidenzia il crescente rischio per gli orsi che vanno alla ricerca di habitat idonei per stabilizzarsi anche lontano dal perimetro dell’area protetta.

Sembra un paradosso, ma dobbiamo prendere atto che l’aumento dei rischio di mortalità aumenta con i successi di conservazione dell’orso poiché la ricerca di nuova aree da colonizzare fuori dal Parco e oltre la Zona di perimetrazione esterna, soprattutto a opera delle femmine, è l’unica strategia vincente per aumentare la popolazione di orso bruno marsicano in Appennino. Favorire la “migrazione” di esemplari di orso oltre i confini dell’area protetta è stato l’ottimo lavoro fatto in questi anni dai tecnici del Parco in collaborazione con  i loro colleghi del Parco nazionale della Majella e della Riserva regionale Monte Genzana – Alto Gizio.

Tutto questo comporta certo un elevato aumento dei rischi ma rappresenta una delle poche certezze per avere la speranza di far crescere la popolazione attuale e/o metterla  in sicurezza.

L’orso bruno marsicano non si salva se rimane nel suo attuale angusto “recinto” rappresentato dal Parco e dalla Zona di perimetrazione esterna, è bene saperlo per mettere in atto le misure di conservazione più adeguate a partire dalla messa in sicurezza dal rischio rappresentato dalle infrastrutture di trasporto (strade, autostrade, ferrovie…) applicando misure di road ecology oramai studiate da anni e poco applicate.

Servono corridoi ecologici veri per mitigare il consumo di suolo e la frammentazione degli habitat, per questo il corridoio di connessione che abbiamo proposto tra il Parco d’Abruzzo e il nascente Parco nazionale del Matese lungo il corso dell’Alto Volturno è fondamentale per la tutela dell’orso più dei proclami utili solo per raccogliere qualche fondo in rete. Serve che la politica, a ogni livello, sia coerente e non lasci le aree protette da sole e sprovviste di risorse e di strumenti adeguati a combattere una battaglia difficile.

Al Ministero chiediamo di investire sull’orso con risorse adeguate, e non perda altro tempo accelerando la riconferma di Antonio Carrara alla presidenza dell’Ente, e riconosca al Parco stesso il ruolo di coordinare le strategie di conservazione dell’orso vista la inefficace azione della Regione Abruzzo che, sebbene sia l’autorità competente, nei fatti opera in maniera sciatta e inconcludente a differenza persino delle Regioni Molise e Lazio che si impegnano molto di più e si presentano alle riunioni del Patom (Piano d’azione pe la tutela dell’orso marsicano) con dirigenti che ben li rappresentano nelle decisioni e nelle scelte. La Regione Abruzzo, invece, latita su tutti i fronti e sulla conservazione dell’orso non è capace di prendere una sola decisione adeguata, a partire dal mettere a disposizione le risorse adeguate per la Riserva reginale Monte Genzana-Alto Gizio fortemente interessata dalla strategia nazionale di conservazione dell’orso.

L’orso bruno marsicano si salverà solo grazie ad una visione strategica di ampio respiro e di lungimiranza. Una strategia che metta al centro politiche innovative per la conservazione della biodiversità e scelte adeguate da parte dei decisori pubblici, che devono supportare con risorse e strumenti legislativi adeguati gli sforzi per un’espansione dell’areale di distribuzione alle aree di idoneità che l’intero Appennino centrale. Per fare questo serve coerenza e scelte chiare a partire dalle infrastrutture, compreso il no a nuovi metanodotti, impegni concreti con le comunità locali che non possono essere chiamate solo a fare sacrifici senza avere alcun ristoro come può essere invece l’applicazione a loro favore del pagamento dei servizi ecosistemici. Serve infine, una rinnovata visione per l’Appennino come  delineata nella Convenzione degli Appennini che, nonostante tutto, rimane una delle cose più importanti fatta e al contempo disattesa dalla Regione Abruzzo per la conservazione dell’orso, della biodiversità e per la valorizzazione di una imponente infrastruttura verde del Paese.

* Responsabile Nazionale Aree Protette e Biodiversità Legambiente