Mamma orsa con 4 cuccioli avvistata nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise

Ma per salvare l’orso bruno marsicano servono più parchi, più risorse e più conoscenza. E un patto reale tra popolazioni appeniniche e istituzioni / Parchi sani, persone sane. La giornata europea dei parchi al tempo del Coronavirus / Niente come prima, il futuro dei Parchi

Servizio Sorveglianza del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

La presenza documentata dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise di una mamma
orsa con 4 cuccioli nel suo territorio è un’ottima notizia per la conservazione dell’orso
bruno marsicano nell’Appennino centrale.

È un evento straordinario, che rende merito al lavoro svolto in questi anni dalle aree protette abruzzesi per tutelare una specie a rischio di estinzione e che conferma la necessità di realizzare misure più incisive di conservazione nell’areale di presenza dell’orso.
Proprio ieri, in occasione della giornata europea dei parchi, abbiamo ribadito la necessità di aumentare la tutela legale del nostro territorio fino a raggiungere l’obiettivo consolidato del 30% di aree legalmente protette entro il 2030. Tra queste ci sono richieste precise che riguardano le Regioni Abruzzo, Lazio e Molise di istituire il Parco regionale dei Monti Ernici e il Parco regionale dell’Alto Molise.

In questo modo si realizzerebbe una grande rete ecologica per tutelare efficacemente
l’orso bruno marsicano, ma anche per altre specie faunistiche a rischio, offrendo garanzie
sui vincoli effettivi alle stesse popolazioni locali che allo stato attuale vivono le restrizioni
teoriche delle direttive comunitarie e della Rete Natura 2000, senza avere nessuno scambio
positivo in termini di sviluppo di queste aree a fronte delle limitazioni imposte seppur poco
rispettate.

Serve un patto tra le popolazioni appenniniche e le istituzioni (Regioni e Stato) in cui
ognuno deve fare la propria parte. A partire dagli investimenti economici da parte di
Regioni e Ministero, che attualmente ammontano a cifre ridicole, da mettere in campo in maniera significativa per tutelare la specie. A fronte di questi investimenti occorre poi concordare con gli operatori e le comunità locali una strategia per mettere in sicurezza
l’areale dell’orso e promuovere il territorio adeguatamente.

Foto: Servizio Sorveglianza del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Concordiamo, infine, con lo sforzo che stanno attuando tutte le aree protette interessate dalla presenza dell’animale, per favorire l’espansione naturale dell’orso oltre i confini del solo Parco d’Abruzzo. Per questo chiediamo al ministro dell’Ambiente Sergio Costa di mettere a disposizione anche delle aree protette regionali le risorse economiche che, seppur limitate, sono destinate solo ai Parchi nazionali.

La tutela dell’orso è un compito nazionale a cui devono concorrere anche le Regioni, ma
nel caso questo non avvenisse deve essere lo Stato centrale a sopperire alle mancanze,
perché la salvaguardia di questa specie non si può fermare davanti alle diverse
competenze o davanti ai limiti amministrativi tra regioni.

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