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Operazione delfini

Dal mensile di luglio-agosto – Avere un delfino a portata di mano è cosa rara. Ma il lungo periodo di lockdown e l’assenza di traffico marittimo ci hanno restituito le immagini di esemplari giunti in zone off-limits. Come ad esempio il porto di Ichnusa in provincia di Cagliari. In genere, i delfini attirati dal pesce raccolto nelle reti dei pescatori si avvicinano alle attrezzature e finiscono per restare feriti gravemente. Per ridurre le interazioni tra i delfini e le attività di pesca professionale è partito il progetto europeo Life Delfi.

«L’obiettivo da raggiungere è duplice: salvaguardare questi esemplari e limitare le perdite economiche dei pescatori – spiega Alessandro Lucchetti del Cnr-Irbim, capofila di Life Delfi – Tra le principali attività c’è la formazione dei rescue team, gruppi di salvataggio che potranno intervenire in casi particolari come il caso di delfini che entrano all’interno delle aree portuali, richiamati dalle imbarcazioni da pesca di rientro in porto». Il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Life, punta a tutelare i tursiopi (Tursiops truncatus) nel mar Tirreno, tra i litorali di Sicilia e Sardegna, e nel mar Adriatico, compreso il fronte della Croazia. Qui la presenza dei delfini è in aumento, ma secondo la banca dati sugli spiaggiamenti (gestita dal Centro interdisciplinare di bioacustica e ricerche ambientali) in Italia ogni anno in media vengono rinvenuti spiaggiati circa 200 delfini, di questi almeno il 35-45% sono costieri. Solo nel 2019 quelli spiaggiati sono stati ben 241.

Grazie a Life Delfi verranno sperimentati dissuasori acustici e visivi, da installare sulle imbarcazioni, per evitare il contatto con i delfini. Inoltre saranno avviate attività di formazione per i pescatori e proposte attrezzature dal minor impatto ambientale. Un’app aiuterà le attività di monitoraggio e segnalazione dei delfini. È stato condotto un sondaggio che ha fatto emergere le difficoltà del mondo dei pescatori nella “convivenza” in mare con i delfini. Il 94% dei pescatori intervistati ha riferito di un’alta presenza (da 2 a 20 individui al giorno) durante l’estate. Il 68% ha riferito di un aumento della presenza di circa tre volte nell’ultimo decennio. Il calcolo dei danni riportati a seguito delle interazioni con questi cetacei, principalmente vicino alle aree marine protette, si aggira intorno ai 1.500-2.000 euro all’anno, cifra che può salire fino a 10.000-20.000 euro. «Un fenomeno dal forte impatto socio-economico, ancor più se si considera l’importanza della pesca professionale in queste aree – spiega Stefano Di Marco, coordinatore dell’ufficio progetti di Legambiente – Proteggere la biodiversità dei nostri mari è fondamentale, altrettanto lo è tutelare le attività di pesca professionale. Life Delfi vuole essere il connubio perfetto tra queste due esigenze».  A collaborare al progetto europeo coordinato dal Cnr ci sono quattro Aree marine protette (Isole Egadi; Punta Campanella; Tavolara Punta Coda Cavallo; Torre del Cerrano), il Blue world institute of marine research and conservation, Legambiente e Filicudi WildLife Conservation, insieme alle Università degli di Studi di Padova e Siena. Tutti dalla parte dei delfini.

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