Olio usato: un vademecum per smaltire correttamente quello con cui cuciniamo

La maggior parte dell’olio utilizzato per cucinare o friggere finisce nel sistema fognario creando numerosi problemi. I consigli del consorzio RenOils per evitarlo

olio cucina

Costretti a stare a casa per contribuire al contenimento del contagio del Covid-19, milioni di italiani stanno cucinando molto di più a casa rispetto alla routine di poche settimane fa. Ma che fine fa l’olio utilizzato per cucinare o per friggere? Purtroppo per la maggior parte finisce nel lavandino o nello scarico del bagno, quindi nel sistema fognario, andando a creare numerosi problemi. 

Oltre ai danni al sistema fognario, il rifiuto da oli e grassi vegetali e animali, pur essendo catalogato come non pericoloso, presenta delle criticità se non smaltito correttamente: rende sterile il terreno su cui viene versato; la terra diventa impermeabile e non permette al sistema radicale delle piante l’assunzione delle sostanze nutritive necessarie a vivere; se versato in acque superficiali forma un’estesa pellicola impermeabile impedendo alla flora e alla fauna acquatica lo scambio di ossigeno acqua-aria causandone la morte; versato in falde acquifere profonde, ne compromette la potabilità.

Per tutti questi motivi RenOils, consorzio giovane senza scopo di lucro che si occupa di aumentare ed efficientare la raccolta di oli e grassi alimentari esausti e il recupero ai fini ambientali, ha stilato un vademecum per smaltire correttamente l’olio che consumiamo nelle nostre cucine.

  1. Non gettare l’olio nel lavandino o nello scarico del bagno perché finisce nel sistema fognario delle città ed, essendo l’olio altamente inquinante, altera la corretta depurazione delle acque, l’efficienza dei depuratori con conseguente aumento dei costi di gestione e di manutenzione degli impianti. La depurazione delle acque inquinate richiede costi quantificabili in 1,10 euro al kg ed è a carico dei cittadini;
  2. Inserire l’olio esausto in un contenitore ad hoc da tenere in casa finché non è pieno – consigliamo di usare un contenitore di plastica spessa e con un collo largo per facilitare il travaso da padelle e pentole (ad esempio le bottiglie dei succhi di frutta o il contenitore del detersivo liquido per la lavatrice);
  3. Una volta pieno, il contenitore scelto va portato all’isola ecologica più vicina a casa oppure l’olio esausto va buttato in appositi raccoglitori presenti nei Comuni di residenza.

“In questo difficile momento storico – ha detto Ennio Fano, Presidente di RenOils – molti italiani riscoprono l’arte della buona cucina, quella tradizionale, una passione che ci ha contraddistinto da sempre. Questa è una risposta meravigliosa ai tempi bui che stiamo attraversando ma facciamolo con un occhio attento alla natura e all’ambiente. Abbiamo tutti una bella responsabilità, considerando che il 56% dell’olio esausto è imputabile al consumo domestico. L’apporto di oli e grassi nelle acque reflue urbane sarebbe, secondo uno studio condotto con CNR e IRSA, pari a circa 20 grammi per abitante al giorno. Su scala nazionale si potrebbe perciò stimare un apporto complessivo di oli e grassi presenti nei reflui urbani pari a circa 1.200 tonnellate al giorno, cioè 438.000 tonnellate/anno. Alla luce di questi numeri, spero ancor di più che il nostro vademecum sia utile affinché l’olio esausto venga smaltito in modo corretto e che diventi un’abitudine di tutti”.

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