Olio di palma, la commissione del Senato ha votato male

Gli oli alimentari, dannosi per il clima e la biodiversità, non devono più essere considerati rinnovabili. In Italia si è deciso per l’esclusione graduale tra il 2024 e il 2030: la scelta meno coraggiosa /In Italia paghiamo l’1% in più il carburante per distruggere le foreste

oranghi

La Commissione Affari Europei del Senato ha finalmente finito di analizzare e modificare la
“Legge di Delegazione Europea” che include il recepimento italiano della nuova direttiva europea
sulle energie rinnovabili. E male. Male perché, soprattutto in materia di biocarburanti e di bioliquidi dannosi, come l’olio di palma e di soia, non ha fatto neanche lo sforzo di scostarsi dal minimo che richiedeva obbligatoriamente la norma comunitaria.
L’Europa si è accorta che sostituire gasolio con oli alimentari (in particolare di palma e di soia) era dannoso per il clima e la biodiversità, tanto da non considerarli più rinnovabili e decidere di cessare i sussidi. Ma consente agli Stati membri di deciderne i tempi: si possono eliminare subito, come ha già fatto la Francia dal 1 gennaio 2020, oppure non consumarne di più di quanto fatto nel 2019 sino al massimo al 2023, per poi decrescere progressivamente sino ad annullare i consumi entro il 2030.

Cosa ha votato la Commissione? “La graduale esclusione, tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2030, dell’olio di palma dal novero delle fonti rinnovabili”. Che coraggio politico!
Legambiente aveva inviato a tutti i Commissari un corposo dossier in cui si proponevano due
soluzioni alternative. Stop ad ogni sussidio dal 1 gennaio 2021, un anno dopo i francesi, come
andiamo richiedendo da un anno con la petizione #Unpienodipalle . Oppure, calo di un terzo dei consumi annuali tra il 2021 e il 2023 e cessazione dell’uso dell’olio di palma a fini energetici entro la fine del 2023, come ha deciso anche la stessa Eni, principale consumatore nazionale per il biodiesel usato in Italia e in Europa.
Ma come, l’Eni rinuncia e lo stato italiano continua a pretendere sussidi di legge? E chi paga?Presto detto: pagano i cittadini, con il pieno di benzina e gasolio o con la bolletta elettrica. E chi ci
guadagnerebbe se l’Eni non lo usa più? Ci risulta che la bioraffineria che più importa e vende olio di palma in Italia è l’indonesia Musin Mas, con sede a Milano e impianti presso il porto industriale di Livorno, neanche 40 occupati per un giro d’affari di diverse decine di milioni.
Almeno 200 mila tonnellate di olio di palma, causa di distruzione di foreste tropicali, di torbiere in
Indonesia, biodiversità, orango, tigri, rinoceronti e di aumento delle emissioni di CO2: la
combustione di un litro di olio di palma comporta emissioni di CO2 lungo l’intero ciclo di vita pari
al triplo del gasolio fossile. I senatori che hanno votato lo sapevano, almeno quelli che hanno letto il dossier di Legambiente che hanno ricevuto 2 mesi prima del voto.

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