Olio di palma sporco: continua la protesta di Greenpeace

L’associazione ambientalista contro le multinazionali che commerciano il prodotto. Solo in Indonesia circa 24 milioni di ettari di foresta pluviale sono stati distrutti in per far posto a queste piantagioni

foreste abbattute per fare posto a piantagioni di olio di palma

Proseguono da giorni le iniziative di protesta degli attivisti di Greenpeace contro il commercio di olio di palma ‘sporco’. Domenica 18 novembre trenta volontari hanno simulato la distruzione di una foresta davanti alla sede inglese della multinazionale Mondelēz, nota per i biscotti Oreo, che si rifornisce da Wilmar, il più grande commerciante al mondo di olio di palma. Gli attivisti hanno appeso uno striscione con la scritta “Oreo, stop olio di palma che distrugge le foreste”. La richiesta, già avanzata più volte dall’associazione ambientalista alla multinazionale, è quella di non acquistare più olio di palma legato alla deforestazione.

Sabato 17 novemnbre, invece, sei attivisti avevano affiancato una nave cisterna che trasportava olio di palma di proprietà Wilmar diretta in Europa. Gli attivisti di Greenpeace, detenuti per 33 ore a bordo della Stolt Tenacity, sono stati rilasciati ventiquattro ore dopo dalle autorità spagnole ad Algeciras. Né le autorità né il capitano della nave hanno sporto denuncia contro di loro.

“Wilmar deve essere un esempio per gli altri. Chiediamo a Mondelēz, e alle altre multinazionali che acquistano olio di palma da Wilmar, di sospendere le relazioni commerciali con questo fornitore fino a quando non sarà in grado di dimostrare che l’olio di palma che vende non è più prodotto a scapito delle foreste e violando i diritti umani”, ha detto Martina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia.

Secondo dati ufficiali del governo indonesiano, circa 24 milioni di ettari di foresta pluviale sono stati distrutti in Indonesia tra il 1990 e il 2015 per far posto alle piantagioni di palma da olio e di polpa di cellulosa per la produzione di carta.