mercoledì 25 Novembre 2020

L’olio di palma divide la politica in Francia

stop ai sussidi fossili Francia

Voltafaccia parlamentare nel giro di 24 ore sull’olio di palma in Francia (https://www.lemonde.fr/politique/article/2019/11/16/l-huile-de-palme-rouvre-la-fracture-entre-economie-et-ecologie-au-sein-du-gouvernement-et-dans-la-majorite_6019387_823448.html). Giovedì scorso il parlamento vota per ripristinare i sussidi, venerdì – dopo l’intervento dello stesso Presidente della repubblica Emmanuel Macron – torna sui suoi passi e conferma la fine dei sussidi dal 1 gennaio 2020. Polemiche sui giornali e nella stessa maggioranza di governo. Come succede anche in Italia!

Giovedì sera, 14 novembre, nella disattenzione generale, in qualche secondo viene posto in votazione e approvato un emendamento alla legge finanziaria che ripristina e proroga sino al 2025 i sussidi all’alio di palma nei biocarburanti, smentendo una promessa del governo francese solennemente presa questa estate. In poche ora si scatena una vera e propria rissa: è il presidente del gruppo socialista (Valérie Rabault) ad impuntarsi, ricordando che solo l’anno precedente il parlamento aveva emendato la legge finanziaria imponendo la fine ad ogni sussidio “ambientalmente dannoso” entro il 1 gennaio 2020, seppure con una maggioranza risicata (52 contro 46). Si apre subito una polemica nella maggioranza di governo. A dare l’appoggio del governo alla proposta di emendamento era stato lo stesso ministro al bilancio, Gérald Darmanin, contro il parere dello stesso relatore di maggioranza. Immediatamente si scatena la protesta ambintalista, soprattutto Canopée (https://www.canopee-asso.org/nos-campagnes/stop-a-lhuile-de-palme-dans-nos-carburants/) a cui rispondono anche i deputati di maggioranza preoccupati dei 200 operai della bioraffineria Total Las Mède (nei pressi di Marsiglia). Sino a quando, si dice per intervendo diretto del presidente Macron, non  viene messo in seconda votazione la decisione, confermando lo stop all’olio di palma, la sera dopo, venerdì 15 poco prima della chiusura dei lavori per il weeekend. E’ emerso a tutti chiaramente il lavorio della lobby petrolifera della Total, che questa estate aveva perso un ricorso alla corte costituzionale francese contro il provvedimento.

E in Italia? E’ possibile che si apra un analogo scontro. L’Eni ha aperto proprio nel 2019 la nuova raffineria di Gela per produrre biodiesel da olio di palma (per oltre 600 mila tonnellate di capacità), ma non l’ha ancora adeguada a trattare altri bio-oli realmente riciclabili. La Valutazione d’Impatto Ambientale approvata dal governo italian o imponeva all’Eni di adeguare gli impianti ad altyri materiali, come gli oli di cucina usati, “entro 8 mesi”. A luglio, quando Legambiente si è fermata a Gela con la campagna Goletta Verde, ancora gli impianti non erano stati adeguati. Speriamo che l’Eni non usi il ricatto occupazionale per obbligare l’Italia a continuare a distruggere le foreste indonesiane.

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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