I braccianti incrociano le braccia

Sciopero indetto dall’Unione sindacale di base per protestare contro le nuove misure di regolarizzazione dei lavoratori stranieri introdotte dal decreto Rilancio. “Chiediamo ai contadini e agli agricoltori di unirsi a noi” / IL REPORTAGE: Tra gli invisibili di Castel Volturno di Rocco Bellantone

aziende contro il caporalato
Foto di Mario Poeta

L’Unione sindacale di base lavoro agricolo ha organizzato per oggi, giovedì 21 maggio, uno sciopero nazionale dei braccianti per protestare contro le misure di regolarizzazione dei lavoratori stranieri che operano in Italia, considerate troppo al di sotto delle aspettative.

Alle 9 è partita la marcia dei braccianti di Torretta Antonacci, l’ex Gran Ghetto di Rignano Garganico, verso la prefettura di Foggia dove sono state consegnate simbolicamente casse di frutta e verdura destinate al governo. Iniziative simili sono state organizzate da Brescia a Cremona, da Piacenza a Rimini, da Livorno a Reggio Calabria.

“Dal momento che frutta e verdura vengono giudicati più importanti di noi, sarà nostra cura recapitare alle prefetture italiane cesti di prodotti della terra, quella terra sulla quale ci spacchiamo la schiena ogni giorno per pochi spiccioli, con orari massacranti, senza diritti, né dignità”, si legge sul sito dell’Usb. “È la gabbia dentro la quale ci si vuole tenere rinchiusi. Facciamo comodo quando c’è da raccogliere pomodori e zucchine per la Grande Distribuzione Organizzata destinate alle tavole (non soltanto italiane), ma diamo decisamente fastidio quando chiediamo diritti (a prescindere dalla provenienza) come un salario dignitoso, la possibilità di iscriverci all’anagrafe per avere diritto a un medico di base, un’abitazione dignitosa e una vita umana. Il Decreto Rilancio non consentirà a noi braccianti, né a tante altre categorie di invisibili e precari, il diritto alla dignità”. “Giovedì 21 noi scioperiamo. Chiediamo alle consumatrici e ai consumatori di attuare in contemporanea uno sciopero della spesa: niente acquisti di frutta e verdura, in solidarietà agli invisibili delle campagne e delle periferie italiane. Chiediamo ai contadini e agli agricoltori, anch’essi schiacciati dallo strapotere della GDO, di unirsi alla nostra protesta”, conclude il sindacato.

“A partire da oggi se il governo non darà delle risposte, la stagione di raccolta sarà caratterizzata da altri scioperi. Ma gli scioperi che faremo non saranno gli scioperi dei braccianti ma del consumo e della spesa”. Lo ha detto Aboubakar Soumahoro, rappresentante dell’Usb che in compagnia di una trentina di braccianti agricoli ha protestato davanti alla prefettura di Foggia, brandendo in mano ortaggi di stagione, perché “nelle campagne mancano i diritti e non le braccia”. “Lanciamo oggi un’assemblea nazionale di tutti i lavoratori della terra che si terrà a luglio qui, nel foggiano che è stata terra di braccianti ed è terra di lavoratori agricoli. Abbiamo deciso di scioperare per sfidare la politica del cinismo, i ricatti, i soprusi e per dimostrare che a marcire sono i diritti dei lavoratori”, ha continuato dinanzi alla prefettura foggiana. “Nelle campagne non mancano le braccia – ha precisato – questa manifestazione e’ la dimostrazione che a mancare sono i diritti”. Mentre riguardo il piano di regolarizzazione approvato dal governo ha detto: “È grave aver riservato la regolarizzazioni solo a chi si spacca la schiena nella campagne senza preoccuparsi della salute, senza preoccuparsi dei lavoratori che lavorano 24 giorni al mese ma il datore gliene dichiara 3 o 5 solo per non pagare i contributi e impedendo loro di avere la disoccupazione agricola. Abbiamo visto nei giorni scorsi le lacrime di un ministro ma nessuno di loro ha messo gli stivali ed è venuto a Borgo Mezzanone, a Sibari, a Torretta Antonacci, a Gioia Tauro”. Per il sindacalista è ingiusto tanto “non aver previsto la regolarizzazione dei rider, degli ambulanti e dei i tanti invisibili che lavorano nelle cucine dei ristoranti” quanto aver stabilito la regolarizzazione “per chi ha il permesso di soggiorno scaduto il 31 ottobre 2019. E quelli a cui è scaduto il 30 ottobre che succede?”. Per l’attivista, all’esecutivo manca il coraggio di abolire “i decreti sicurezza che generano insicurezza e la legge Bossi-Fini che rappresenta il dramma per i lavoratori”.

“Anche noi scioperiamo contro le misure insufficienti previste per la regolarizzazione dei braccianti, dei precari, degli invisibili – ha dichiarato don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele – La dignità della persona non è un valore ‘stagionale’, riducibile a logiche e convenienze di mercato. È l’essenza di una vita libera e responsabile. Ed è il fondamento della democrazia”.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER 

SOSTIENI IL MENSILE