Fao, 820 milioni di persone soffrono la fame

Il dato emerge oggi in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione indetta dall’Onu. L’obiettivo ‘fame zero’ è possibile ma serve rivoluzionare in chiave ecologica l’attuale sistema agroalimentare / Dal campo alla tavola: ecco che cos’è l’agroecologia circolare / Una Food Policy per Roma

Giornata mondiale alimentazione

Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione indetta dalle Nazioni Unite. Per questa ricorrenza la Fao torna a rilanciare l’obiettivo ‘fame zero’ nel pianeta, un traguardo che si può centrare solo tutelando il suolo da cui dipende il 95% del nostro cibo.

Proprio la difesa e l’uso sostenibile del suolo sono i cardini su cui si sviluppa il progetto europeo ‘SOIL4LIFE’ impegnato nella diffusione e nell’applicazione delle Linee guida per la gestione sostenibile del suolo adottate nel 2016 dalla stessa FAO. Il progetto, finanziato dalla Commissione europea, coinvolge Italia, Francia e Croazia. I partner italiani sono Legambiente, Cia Agricoltori Italiani, Crea, Ispra, Comune di Roma, Ersaf e Politecnico di Milano.

I numeri globali dell’alimentazione

Secondo i calcoli della Fao, l’obesità è un fenomeno in aumento e ne soffrono attualmente 670 milioni di adulti e 120 milioni di ragazzi, mentre sono 820 milioni le persone che soffrono la fame. Si tratta di un forte squilibrio a livello globale, in cui convivono gravi carenza nutritive e non meno gravi patologie croniche indotte da eccessi alimentari.

I danni all’ambiente derivanti dall’attuale sistema agroalimentare potrebbero aumentare dal 50-90% visto l’alto consumo di alimenti trasformati, carne e altri prodotti di origine animale. Senza contare la perdita di biodiversità: oggi solo 9 specie vegetali, a fronte delle 6mila disponibili, rappresentano il 66% della produzione agricola. I dati sull’obesità in aumento denotano una dieta sbagliata e ricca di cibo-spazzatura. Quindi anche l’adozione di una dieta corretta e diversificata basata su prodotti stagionali e a chilometro zero sarebbe un’ulteriore spinta verso la transizione a una agricoltura green.

Tutto ciò significa che il sistema alimentare dominante nel mondo spinge al limite lo sfruttamento di suoli e acque per produrre alte rese di materie prime destinate, in gran parte, a nutrire gli animali d’allevamento, oltre che a rifornire la produzione industriale di cibo-spazzatura. Ed è così che ben il 33% del suolo risulta altamente degradato. Nel 2050 la terra conterà 10 miliardi persone: una corretta gestione del suolo potrebbe aumentare la produzione di cibo fino al 58% a parità di superfici coltivate.

Necessaria una conversione all’agroecologia

È chiara, dunque, la necessità del passaggio a un’agricoltura sostenibile che segua le buone pratiche per salvare fertilità e proprietà del suolo. Un processo che dovrà essere necessariamente favorito anche da nuovi e corretti stili di alimentazione basati su prodotti di qualità legati al territorio, a partire da quelli biologici.

“Abbandonare i tradizionali modelli di coltura intensiva, ridurre al minimo o eliminare l’uso di pesticidi e dare uno stop al consumo di suolo sono i passi da compiere per salvaguardare le potenzialità produttive delle terre agricole” – spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico del progetto SOIL4LIFE -. L’erosione, il degrado e il consumo del suolo sono stati temi accantonati per troppo tempo, ma ora tornano di rilevanza in funzione della lotta ai cambiamenti climatici, una minaccia per tutto il pianeta. Temi su cui SOIL4LIFE sta sensibilizzando agricoltori, pubbliche amministrazioni, pianificatori territoriali, ma anche i bambini e le bambine delle scuole”.

“Per Cia Agricoltori Italiani – partner del progetto – è fondamentale contrastare il consumo e il degrado del terreno con tecniche adeguate che coniughino produttività e sostenibilità, valorizzando la fertilità, la biodiversità e tutte le funzioni ecosistemiche del suolo. Così si potranno garantire per i cittadini prodotti alimentari sani e di qualità”.