Nuovo Parco marino in Antartide, si cerca un accordo internazionale

Ventisei Paesi lavorano a un’intesa sulla mega area marina protetta nell’Antartico orientale per tutelare la biodiversità e studiare i cambiamenti climatici. Ma bisogna superare i veti di Cina e Russia

 

East Antartica immage

Un nuovo mega Parco marino nel Polo sud, il secondo dopo l’Area marina protetta del mare di Ross, potrebbe finalmente vedere la luce grazie a un accordo che 26 Paesi stanno provando faticosamente a raggiungere in questi giorni a Hobart, capoluogo della Tasmania, l’isola a sud dell’Australia. Qui, dal 21 ottobre, è in corso la trentottesima riunione annuale della Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell’Antartico (Ccamlr). Presenti anche rappresentanti dell’Italia che è entrata nella commissione nel 1989.

Il primo Parco Marino in Antartide è nato nel 2009 nelle isole Orcadi Meridionali su proposta del Regno Unito. Si tratta di un’area marina relativamente piccola (94mila km quadrati). Mentre la prima mega area marina protetta in acque internazionali è stata istituita nel mare di Ross, nel sud dell’Antartide, nel 2016. Si tratta del Parco Marino più grande del mondo. Un milione e mezzo di chilometri quadrati per preservare pinguini, foche e balene. E, soprattutto, per tutelare una zona con una elevata biodiversità e un laboratorio naturale unico per studiare e monitorare i cambiamenti climatici.

A seguito di questo storico accordo – arrivato dopo anni di laboriose trattative per superare le perplessità della Russia – Australia e Unione Europea hanno rilanciato il progetto originario – che vedeva la presenza di altre grandi aree protette nell’Antartide – e proposto un grande Parco Marino anche nella parte orientale del Polo sud: l’East Antarctic Marine Protected Area. Un milione di chilometri quadrati protetti nel mare di Weddel (il progetto originario prevedeva 1,8 milioni di km). Ma lo scorso anno il percorso è stato bloccato e ora l’accordo è tutt’altro che scontato. Serve l’unanimità dei membri della commissione, diventati 26 a ottobre per l’adesione recente dell’Olanda. Il veto di Cina, Russia e Norvegia ha fermato tutto.

East Antarctic Marine Protected Area
L’area che dovrebbe delimitare il nuovo Parco marino nel Polo Sud

I tre Stati hanno preferito tutelare gli interessi nazionali, legati soprattutto alla pesca. In questo mare c’è grande ricchezza, in particolare di krill, crostacei molto piccoli alla base della catena alimentare marina. Il krill viene pescato e usato anche per nutrire pesci di allevamento e per integratori alimentari, come gli Omega 3. Produce grandi profitti e, per questo, subisce una pesca eccessiva e insostenibile. La nascita del Parco Marino vieterebbe qualsiasi attività per gran parte dell’area, lasciando una zona piu piccola per la pesca, ma soltanto ai fini della ricerca scientifica. Ed è probabilmente questo lo scoglio piu difficile da superare per giungere a un accordo unanime.

Dalla Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell’Antartico, Dane Cavanagh dell’ufficio stampa non si sbilancia e dice a La Nuova Ecologia che “sarà rilasciato un comunicato stampa al termine delle riunioni, fino alla fine delle discussioni nulla è deciso”. I lavori dureranno fino al primo novembre. Circa 300 i delegati, tra scienziati e politici, presenti a Hobart, capoluogo della Tasmania. Oltre alle trattative per sbloccare l’istituzione dell’area marina protetta, si sta analizzando la situazione attuale dell’oceano meridionale e si stanno programmando le misure necessarie per la conservazione e la gestione del mare dell’Antartide.