Nucleare, Anci chiede al governo la pubblicazione della Cnapi

Secondo l’Associazione dei comuni italiani, la Carta va pubblicata senza aspettare il Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Roberta Battaglia, sindaca di Caorso: “Serve un dibattito pubblico sulla localizzazione del deposito”

immagine di fusti contenenti scorie

“Accelerare sulla pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale (Cnapi, ndr), indipendentemente dal Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, così da consentire ad Anci, governo e alla Sogin di avviare una serie di incontri formativi per preparare la popolazione al percorso partecipativo necessario all’individuazione del sito per il Deposito nazionale dei residui nucleari”. È questa la principale richiesta avanzata per l’Anci da Roberta Battaglia, sindaca di Caorso e coordinatrice della Consulta dei comuni sedi di impianti nucleari, durante un’audizione presso la commissione Industria del Senato sul tema della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti nucleari sul territorio nazionale.

“Chiediamo con forza la pubblicazione della Carta e l’apertura del dibattito sulla localizzazione del deposito – ha sottolineato Roberta Battaglia – tanto più che l’iter per la sua realizzazione richiederà molti anni. I cittadini, specie quelli vicini agli attuali siti temporanei, sono preoccupati e temono di trovarsi davanti a soluzioni di lunga permanenza”. C’è poi il problema delle scorie nucleari trattate all’estero: “Per queste sostanze vanno subito individuate soluzioni alternative per evitare che, in attesa del Deposito nazionale, tornino nei siti di loro originaria provenienza”, ha spiegato Battaglia.

La sindaca di Caorso ha inoltre evidenziato i ritardi accumulati nel percorso di individuazione del sito nazionale. “Questo è anche dovuto al depotenziamento dell’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), che ha completato solo il 26% delle procedure avviate”. Resta infine aperto il tema del personale impiegato, sia negli impianti in corso di dismissione che per una corretta gestione dei rifiuti. “Siamo preoccupati – ha avvertito Battaglia – in particolare per il fatto che non siano stati rinnovati i contratti di ben 80 dipendenti impiegati nella attività di decommissioning, fatto che potrebbe comportare ulteriori ritardi, oltre alle questioni legali riguardanti gli affidamenti dei lavori, su alcuni singoli siti”.